sabato 15 ottobre 2011

friends with benefits.

Mentre i critici americani danno per scontato come futuro candidato a qualche Oscar Crazy, Stupid, Love. (di cui abbiamo già provveduto a parlar male), il mio tifo, se proprio devo scegliere una "rom-com", sarà tutto per Friends With Benefits (che mi rifiuto di chiamare col titolo italiano): il film ha un inizio strabiliante, velocissimo, che già è un colpo di scena; continua poi con battute velocissime, dialoghi serrati, montaggio veloce, facendo credere che sia passato molto più tempo di quello che in realtà passa; Mila Kunis (che è bella in un modo illegale) accoglie in aereoporto Justin Timberlake (che è uguale da quando faceva il Mickey Mouse Club) che per la prima volta arriva a New York, e facendogli scoprire le meraviglie della città in un giorno lo convince a restare e a lavorare come (molto poco credibile) art-director di GQ prima, e come (molto poco credibile) "amico di letto" dopo.
La pellicola arriva a metà e inizia a perdere acqua da tutte le parti: smettono le battute a sfondo sessuale che hanno del genio, smette la velocità della storia, smette l'originalità. Lui la porta a casa sua a L.A., lei scopre che lui non prova niente, lui la seduce infine. Ma vabbè, è l'America, non possiamo aspettarci una commedia romantica davvero originale. Il bello di questa è l'ironia verso i cliché propri del genere cui appartiene, a cominciare dalla stra-presenza di iPhone, iPad, iCose su cui si basano persino i (carini) titoli di coda.
Due chicche: il cameo iniziale dell'ormai navigatissima Emma Stone (che di Crazy, Stupid, Love. è la protagonista) e la presenza dell'ormai consueta madre psicotica Patricia Clarkson (che di Emma Stone fu madre psicotica in Easy A).

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