mercoledì 16 novembre 2011

il film tedesco.





Pina
2011, Germania, 106 minuti, colore
regia: Wim Wenders
sceneggiatura: Wim Wenders
voto: 8/ 10
________________________________________

Tutti ne parlano, adesso anche io.
Prima nota: va visto in 3D, altrimenti non ha senso. Seconda nota: va visto al cinema, altrimenti non ha senso. Terza nota: quando mi dicevano che «non è un documentario» avevano ragione, non è un documentario, non lo è nel modo classico, non è un documentario come siamo abituati a vedere tra la caduta di Wall Street, gli ippopotami che partoriscono, l'importanza di apparire in Italia. Credo sia il primo e unico documentario capace di questa potenza visiva, di questa definizione laterale, perché alla fine di goduria visiva si parla: le scene, le scelte scenografiche, le fotografie, i colori, i costumi, che nella loro semplicità azzeccano sempre il tessuto, le trasparenze, il colore, il panneggio, il tulle, il riflesso, la lunghezza, la strettezza. La portata originale di Pina, però, sta nel celebrare una donna, un'artista vera, una coreografa, senza mai farla vedere se non alla fine, senza mai presentarcela direttamente, ma presentando direttamente la sua creatura, il suo creato; tutto il film mostra i quattro più importanti balletti ideati e diretti da Pina Bausch ("Le Sacre Du Printemps", il "Café Müller" che già era stato protagonista di Parla Con Lei di Almodóvar, "Vollmond" e "Kontakthof") interrotti da primi piani rigorosamente tutti uguali dei ballerini che componevano la sua compagnia, che a testa dicono una frase una sulla danzatrice scomparsa due anni fa a causa del cancro, e poi ci mostrano una piccola esibizione personale, una sorta di loro cavallo di battaglia sempre in luoghi diversi, sempre più particolari, dall'interno di una metropolitana al parco, al ruscello, al lago, alla galleria, ad una casa vuota, sempre con luci magistrali e movimenti di camera pulitissimi. La pecca è che questo rigoroso meccanismo viene ucciso da immagini di repertorio all'inizio, da una finta proiezione di pellicole rovinate ad una sala fittizia. La fine che si ricollega al principio celebrando lo scorrere del tempo e delle stagioni, però, è una chicca per gli occhi. Tutto il film è una chicca per gli occhi. Certo, "chicca" per gay cinquantenni acculturati o per ballerine, ché mio padre o la vicina di casa s'addormenterebbero alla terza immagine e alla scoperta che è in lingua originale (che rispetta tutte le diverse lingue di tutti i ballerini) sottotitolato, ma comunque una notevole prova registica se si considera che il tutto è una promessa mantenuta da Wim Wenders all'amica a cui aveva chiesto di fare un film.

Nessun commento:

Posta un commento