mercoledì 9 novembre 2011

il film filippino.





The Woman In The Septic Tank
2011, Filippine, 90 minuti, colore
regia: Marlon Rivera
sceneggiatura: Chris Martinez
cast: Eugene Domingo, JM de Guzman, Kean Cipriano
voto: 7.9/ 10
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Prendete una soap-opera sudamericana ed estrapolatene la fotografia luminosissima, celestiale, "spiattellata" direbbero a Boris; prendete poi un paio di commessi di McDonald's con le loro facce simpatiche che o sono perennemente sorridenti o esprimono disperata sorpresa come Jackie Chan ha fatto per una carriera intera; aggiungete una parlantina incomprensibile che sembra ripetere sempre la stessa coppia di bisillabe e non si capisce bene quando faccia ridere e quando no; avrete Ang Babae Sa Septic Tank, la donna nella fossa settica che le Filippine mandano agli Oscar dopo che il film, indipendentissimo, ha sbancato il box-office diventando il film filippino indipendente più visto di tutti i tempi, è passato in concorso al Cinemalaya Film Festival, e là ha vinto i premi alla sceneggiatura (di quel Chris Martinez che già si era fatto conoscere per aver diretto Here Come The Brides), alla regia, all'attrice protagonista, al film, e il premio del pubblico. Insomma, un filmone. La sorpresa giunge quando il filmone si guarda e si scopre che non è un drammone ma una commedia, ed è così commedia che fa ridere dalla prima scena all'ultima: tre ragazzi, studenti in una scuola di cinema giunti al progetto finale per laurearsi, sono convinti di avere tra le mani la sceneggiatura della vita, che segnerà la storia, che li porterà a vincere un Oscar e ad essere conosciuti nel mondo; si stabiliscono i ruoli e due diventano produttori e uno regista, mettono in piedi velocemente una pre-produzione e recuperano una grandissima attrice filippina, Eugene Domingo, interpretata da Eugene Domingo, per il ruolo della protagonista. Così possono iniziare a pensare al titolo: Eugene Domingo in "Io Non Ho Niente"; Eugene Domingo in "Niente". Poi passano alla storia: una donna disperata e povera, così disperata e povera, che è costretta a vendere suo figlio a un pedofilo. Poi passano alle scene madri che renderanno il film amato dal pubblico e dalla critica: lei che chiede perdono a Dio per i suoi peccati piangendo in ginocchio, lei che sfida la morte in improbabili peripezie fisiche, lei che è completamente nuda frontalmente, lei che fa sesso; ma c'è un problema per la scena più madre delle altre: lei in una fossa settica. L'attrice finirà col crederci più degli organizzatori pensando, insieme a loro, che solo con questo ruolo potrà arrivare ai premi americani.
È ironico come quindi le Filippine, che mai sono state candidate al miglior film straniero e per lunghi periodi si sono allontanate dalla competizione (dal 1954 al 1994 hanno mandato solo cinque film in lizza), mandino agli Oscar un film che parla di un film che spera di arrivare agli Oscar; potrebbe farcela, ma deve scontrarsi con dei drammoni (Una Separazione, Pa' Negre) che piacciono sempre di più all'Academy.

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