mercoledì 30 novembre 2011

il film finlandese.





Le Havre
2011, Finlandia, 93 minuti, colore
regia: Aki Kaurismäki
sceneggiatura: Aki Kaurismäki
cast: André Wilms, Kati Outinen, Jean-Pierre Darroussin, Evelyne Didi
voto: 7.9/ 10
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Marcel Marx è un ex clochard sposato a una donna tutta casa e casa che per lui cucina, stira, lucida, evita di fumare; tutte le mattine lui prende il treno e va in città a piegarsi sulle ginocchia per spazzolare le punte delle scarpe delle poche persone che indossano ancora scarpe da poter spazzolare; tutte le sere, torna a casa dopo esser passato dal forno dove ha un conto aperto e dal fruttivendolo dove non lo fanno entrare, e dà alla moglie i soldi guadagnati che lei nasconde e custodisce perché sa che altrimenti lui li spenderebbe tutti: gli dà il permesso di un aperitivo che costi meno di cinque euro e niente più; tutti i giorni prima di cena va al bar dove conosce proprietaria e clientela fissa, dove tutti si conoscono. In realtà è una strada intera, in cui tutti si conoscono, un paese intero. E succede poi che a Le Havre compaiono dodici immigrati di colore tra i quali un ragazzino che scappa, e si nasconde sotto le barche del porto e dove può. Marcel Marx lo incontra una mattina e gli offre da mangiare, poi lo incontra una sera e gli offre ospitalità, tanto la moglie è in ospedale ricoverata e lui a casa da solo non s'ha da fare. Ma la polizia lo cerca, cerca Marcel e cerca il negretto, e Marcel cerca i genitori del ragazzino, e il ragazzino cerca Londra. La panettiera, il fruttivendolo, la barista, tutti aiuteranno anziano e giovane nella loro impresa, l'anziano aiuterà il giovane e alla fine il cielo ricompenserà l'anziano per la bontà dimostrata.
Praticamente Kaurismäki ha fatto un film su se stesso: con un unico vestito da vent'anni, sigaretta in una mano e bicchiere di vino nell'altra, ironico e autoironico, barbone. Gli abitanti della città diventano per lui attori improvvisati e la città assume colori mai visti prima: tutto è di un colore magnifico, esasperato, ma di una naturalezza straordinaria, come se in quel lerciume di via ci fosse un gusto proprio dello sporco, della povertà, e le corde sono azzurre, e i fiori rossi, e le pareti verdi, e le tovaglie gialle.
Ad Aki Kaurismäki premi e cerimonie non piacciono; il suo secondo film recitato in francese però ha la strada spianata verso la nomination all'Oscar: vincitore dei premi collaterali a Cannes e del premio alla carriera al Torino Film Festival, è effettivamente un gioiellino di essenzialità nei dialoghi divertentissimi, nelle scene asciutte, nella sobrietà dei personaggi, nella serietà della fiabesca storia.

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