giovedì 24 novembre 2011

il film spagnolo.





Pa' Negre
2012, Spagna, 108 minuti, colore
regia: Agustí Villaronga
soggetto: Emili Teixidor
sceneggiatura: Agustí Villaronga
cast: Sergi López, Nora Navas, Roger Casamajor, Francesc Colomer
voto: 9.2/ 10
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Cinque anni fa Il Labirinto Del Fauno si apprestava a vincere tre Oscar. Prendete, da quel film, agli attori che interpretavano il generale Franco e il disertore Pedro e fateli diventare un sindaco di paese e un comunista Farriol; prendete un protagonista bambino, una realtà che si mischia a una fantasia tetra ma non così visionaria, prendete gli anni '50 dei poveri delle campagne, le case dall'intonaco sporco, dalle sottane alte e dai porci allevati in cortile. Bene, questo film, a chi ha visto Il Labirinto Del Fauno, ricorda molte cose, tutte non magiche, e se all'inizio c'è il sospetto che utilizzi quell'efficacia (il film messicano fu un capolavoro), poi la cosa viene smentita dall'efficacia del film stesso. Il protagonista Andreu è un ragazzino che si sposta con la madre dal paese alla città mentre suo padre, estremista rosso, viene accusato dell'omicidio di un tale (crudissimo, io mi domando ancora se il cavallo l'abbiano ammazzato sul serio) con cui si è aperto il lungometraggio. Il ragazzino sa che suo padre è innocente, perché lo adora e lo stima, ma tra le dicerie delle matte al cimitero e le voci che circolano e le foto che nasconde sua madre su un tale che fu castrato chissà da chi, chissà per cosa, inizierà a porsi delle domande sulla grandezza del genitore, che intanto è stato spedito da un carcere all'altro, quello da dove non si fa più ritorno. La madre intanto, e tutte le donne della famiglia, si spezza la schiena in fabbrica per dargli pane nero e studi, fino al giorno in cui è costretta a cedere il figlio a una riccona.
Intrighi e intortigliamenti e bambini che parlano come adulti perché cresciuti in campagna e adulti che parlano come poeti perché dicono poco ma lo sanno dire bene, una fotografia da premio, una serie di interpretazioni magistrali, una cura per i dettagli che vanno dal pisciarsi sui geloni se fanno male al cucire il lutto sulle camicie e lasciarlo per un anno: dopo una dozzina di film passati inosservati Agustí Villaronga fa il botto e ci regala due ore di storia senza pecche, avvincente, che come è piaciuta a me è piaciuta agli spagnoli (tredici Gaudì, nove Goya, due CEC e due festival), al punto da non mandare oltreoceano per la prima volta Almodóvar, e piacerà quasi sicuramente all'Academy.

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