domenica 20 novembre 2011

la mezzanotte di Woody.



Midnight In Paris
2011, USA, 94 minuti, colore
regia: Woody Allen
sceneggiatura: Woody Allen
cast: Owen Wilson, Rachel McAdams, Marion Cotillard, Kathy Bates, Adrien Brody
voto: 7.4/ 10
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L'annosa domanda è: perché tutti continuano a considerare Woody Allen un genio, un maestro, e perché tutti continuiamo ad andare a vedere i suoi film, quando tutti sappiamo che Woody Allen è morto, che non è più quello di una volta, che non scrive più sceneggiature come quelle di una volta (leggi: Amore E Guerra) (leggi: Harry A Pezzi)?
La risposta, forse, è che siamo speranzosi di rimanere sorpresi, per una volta, era successo molto piacevolmente con Match Point, certo assolutamente non è successo l'anno scorso con You Will Meet A Tall Dark Stranger, dopo essere stato applaudito a Cannes pensavamo che sarebbe successo con questo. E invece.
Owen Wilson e Rachel McAdams sono fidanzatissimi in odor di nozze, e sono a Parigi non si capisce bene perché, con i di lei genitori aristocratici e altezzosi, che comprano sedie per la casa di Malibu e prendono trecento taxi e soggiornano in albergo per settimane intere; non hanno un attimo libero tra palestra massaggio visite guidate cene colazioni, e un giorno incontrano pure dei vecchi amici americani a cui si aggregano per uscire perché sono così piacevoli!, e lui è così esperto nel ballo nella musica nella pittura! Owen Wilson fa lo sceneggiatore ad Hollywood, ma vorrebbe scrivere meglio il libro che sta progettando, e modestamente se ne sta al di fuori di tutto questo snobismo: lui è semplice, vuole camminare sotto la pioggia, e dal primo momento ci chiediamo che cazzo ci faccia con quella riccona.
Dal primo momento ci chiediamo anche cosa stia succedendo ai dialoghi irrealissimi, finti, forzati, agli attori incapaci, esagitati, ridicoli, un esempio per tutto: passeggiano in quattro a Versailles e una tira su la macchina fotografica e guarda dall'obiettivo e non scatta e la lascia ricadere e lo fa per circa sette volte pensando che noi che guardiamo siamo scemi e non ce ne accorgiamo, che sta facendo finta.
L'irrealtà poi aumenta quando a mezzanotte, mezzo ubriaco, Owen viene caricato da un'auto d'epoca e portato negli anni '20 dove incontra i Fitzgerald, Hemingway, Picasso, Matisse e compagnia bella, inizia un trusto con l'amante di Braque e Modigliani, si fa aiutare per la stesura del romanzo, capisce che come lui vorrebbe vivere nel 1920 loro vorrebbero vivere nel Rinascimento e vabbè, il film va così, ma si ritrova Woody Allen in due scene: quando lui è al tavolo con Dalì (meravigliosamente Adrien Brody) e Man Ray e Bunuel, e parlano di rinoceronti e lui spiega di venire dal futuro e loro, surrealisti, gli credono; quando in camera d'albergo c'è il dottore che misura la pressione al padre della McAdams e intanto dietro coppia e suocera prendono il telefono per denunciare la cameriera, parlano tutti insieme, si accavallano. Questo è il Woody Allen che è morto.

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