martedì 8 novembre 2011

le notti di Federico / 1.






E La Nave Va...
1983, Italia, 132 minuti, colore
regia: Federico Fellini
sceneggiatura: Federico Fellini e Tonino Guerra
cast: Freddie Jones, Barbara Jefford, Pina Bausch
voto: 7.8/ 10
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Torino, ottobre 2011. Un buon uomo chiama un esperto restauratore perché gli restauri, appunto, una cassettiera; il restauratore entra nella casa del buon uomo e in quella casa c'ero anche io: commentavamo, io e il buon uomo, il tanto discusso Pina di Wim Wenders («si candiderà all'Oscar come film straniero o come documentario?»), quando il restauratore interviene: «il cinema è morto, qualche anno fa; hanno segnato la morte del cinema due film: uno di David Lynch di cui non ricordo il titolo, e l'altro di Fellini».
Caso vuole che quest'altro film di Federico Fellini abbia all'interno proprio la Pina Bausch del documentario di Wenders, e si chiama E La Nave Va..., e racconta del viaggio che il piroscafo Gloria N. e la gente che vi è a bordo fa attraverso l'oceano per raggiungere l'isola di Erimo, perché a bordo la nave ha anche le ceneri di una grandissima cantante d'opera poc'anzi defunta e i suoi amici e colleghi e fans hanno deciso di realizzare il di lei desiderio di essere sparsa tra le acque dell'Egeo, per cui tra poppa e prua si aggira l'altissima aristocrazia intellettuale di mezza europa, cantanti lirici e famiglie e pomposi costumi, facce cadaveriche femminili o pacioccose maschili, un'eccellenza austriaca e sua sorella cieca. Da qui si spiega la scelta della colonna sonora, tutti brani tratti da opere riarrangiate e ricantate (nel film, in palesi playback) e del doppio inizio: Fellini illude lo spettatore facendo cominciare la pellicola in bianco e nero smorzato, muto, montato a fretta, con un cronista che parla in camera e le sue parole scritte sullo schermo; poi arrivano le ceneri della divina, salgono a bordo insieme all'eccelsa clientela, si sente una voce, poi un colore, e poi è musica: tutti cantano, tutti alzano il petto, il popolino guarda da sotto, i tenori spalancano le bocche da sopra, è un altro inizio!, è un musical!, Fellini precede e prevede il successo degli anni '90 dei film cantati americani e del Titanic e costruisce un'epopea di scene e scenografie che a volte non sembrano sue e a volte sì (cerchi sovrannaturali sensitivi per porre domande e ricevere risposte dalla morta, poliglottismo generale degli attori, scene di gruppo in cui qualcuno guarda sempre in camera) insieme, e si stacca da tutti i suoi ultimi film a colori perché a questo dona due cose: una storia coerente e scorrevole, portata avanti da un giornalista-cronista Orlando (di cui prima) che parla in camera parlando a noi ma anche al cameraman che gli fa da spalla, aggiornandoci su ciò che succede e ciò che c'è a bordo; e oltre alla storia, un evento storico: sulla nave compaiono alla fine alcuni naufraghi serbi scappati allo scoppio della Prima Guerra, ed è clamore tra i ricchi snob che poi, come nel Titanic, si mischiano alla classe operaia immigrata (erano già entrati in sala macchine e in cucina) e tutti insieme ballano.
I motivi per vedere questo film: l'apertura cantata, la scena dei bicchieri, il montaggio della fine della nave. I motivi per non vederlo, sono molti altri. La cosa assurda: ha vinto il David e il Nastro d'Argento come miglior film, riconoscimento che non è andato né a La Dolce Vita né a 8½ per esempio.
Segna, quindi, la fine del cinema? Ma no. Segna, però, l'inizio di un approfondimento su Fellini.

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