giovedì 10 novembre 2011

le notti di Federico / 2.





Le Notti Di Cabiria
1957, Italia, 110 minuti, B/N
regia: Federico Fellini
sceneggiatura: Federico Fellini
cast: Giulietta Masina, Francois Périer, Franca Marzi, Amedeo Nazzari, Dorian Gray
voto: 8.8/ 10
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27 marzo 1957; le pellicole candidate all'Oscar come miglior film, per la prima volta, sono tutte a colori. Il premio agli effetti speciali va ai tecnici che hanno aperto le acque del Mar Rosso ne I Dieci Comandamenti. L'Academy, dopo dieci anni di "riconoscimenti speciali" per l'estero, decide di istituire l'Oscar al miglior film straniero. Il primo a vincerlo fu La Strada di Federico Fellini. Il secondo film a vincerlo fu Le Notti Di Cabiria di Federico Fellini. L'ottavo film a vincerlo fu Otto E Mezzo di Federico Fellini. Il diciottesimo film a vincerlo fu Amarcord di Federico Fellini. Intanto, l'Italia vinceva altri Oscar (Ieri, Oggi, Domani; Il Giardino Dei Finzi Contini; Indagine Su Un Cittadino Al Di Sopra Di Ogni Sospetto) e Fellini si candidava in altre categorie (sceneggiatura, regia) arrivando ad oggi ad aver accumulato dodici nominations personali all'Oscar senza mai vincerne alcuno.
Adesso. Se parlate con un italiano qualsiasi, vi dirà che il miglior film di Fellini è La Dolce Vita solo perché in Italia è il più noto. Se parlate con un critico, vi dirà che il migliore è Otto E Mezzo solo perché nessuno ci capisce niente e quindi allora deve essere per forza geniale. Se parlate con un nostalgico, il miglior film felliniano è La Strada per la musica (di Nino Rota, che non ha mai visto un film di Fellini per intero perché si addormentava), per Giulietta, per la triste storia.
Ma chi va al cinema e sa che i film devono essere sia di testa che di pancia, sa che il capolavoro di Federico è Le Notti Di Cabiria: storia di una ragazzetta minuta sfacciata e bassina che per permettersi la casa (con tutto eh, perfino il termometro) nella periferia romana, è costretta a passar le sere sul marciapiedi, insieme alle altre sue amiche e ai loro compagni accondiscendenti che le proteggono; ma a lei, non la protegge nessuno, e un po' la cosa le pesa; c'era Giorgio, prima, a proteggerla, ma poi è scappato con la di lei borsetta. Adesso, forse, l'unico modo per cambiar vita è chiedere la grazia alla Madonna, ma quella mica sente, o forse sì: compare, in un teatro durante uno spettacolo di magia, tale Oscar, che affascinato dalla genuinità di Cabiria le chiede di uscire... Noi spettatori, siamo affascinati dalla bravura di Giulietta, miglior attrice italiana defunta che purtroppo per la stazza ha sempre avuto pochi ruoli a disposizione, ma che espressioni!, che movenze!, che parlata! Ad ascoltarla, anche quando si dispera, si ride tutto il tempo.
Fellini, in una delle 784 mila interviste rilasciate, disse che i suoi film volevano essere «come una chiacchierata al bar con un amico: racconti le cose senza un ordine». Bella pretesa; ma mentre La Dolce Vita e i successivi risentono di questa accozzaglia di scene, Cabiria fila liscia nel suo ordine cronologico raccontando tramite episodi, vicenda dopo vicenda, lo sviluppo e la ricaduta di un personaggio al quale si vuole così bene che lo si ricorda per tutta la vita.

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