mercoledì 23 novembre 2011

a Shakespeare piacciono le donne.





Anonymous
2011, Germania, 130 minuti, colore
regia: Roland Emmerich
sceneggiatura: John Orloff
cast: Vanessa Redgrave, Rhys Ifans, Jamie Campbell, Joely Richardson
voto: 6/ 10
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«Dio salvi il re!» gridano in una delle ultime scene del film, e «Dio salvi la Storia» avrei voluto gridare io, «o a questo punto Shakespeare In Love».
Secondo questo John Orloff, sceneggiatore di A Mighty Heart in cui c'è piaciuta tanto Angelina Jolie, c'era una volta un tale conte di Oxford che era stato cresciuto da un severo e scientifico aristocratico vicino alla regina Elisabetta I, e questo tale amava le rime e le prose, e con le zuccherine parole aveva sedotto l'altissima, che poco si interessava del suo regno, e l'aveva costretta ad allontanarsi perché gravida; il conte di Oxford intanto pensa che lei lo abbia abbandonato, e nonostante sia sposato a un'altra donna se la spassa con una cortigiana, ingrava pure questa, finisce in carcere, e per tutto il tempo lui e le sue mosse efebiche (ma attenzione: gli piacciono le donne, niente Anna Hathaway né "fair youth") partoriscono delicatissimi versi che prendono di mira e fanno satira sul contorno reale. Ma lui e i suoi plurimi nomi e le sue battute avvelenate non possono permettersi di andare in scena in teatri londinesi: sequestra allora un giovane, gli consegna i manoscritti, e questo li porta sui palcoscenici mentre un suo amico analfabeta si prende il merito dell'inventiva e si fa chiamare William Shakespeare, andando a puttane e pinte e gestendo - non si capisce bene come - attori e attori che interpretano attrici.
Allora. La ricostruzione storica perde acqua da tutte le parti, sarà che il regista tedesco Emmerich ha finora sfornato catastrofi come Indipendence Day o 2012 o 10.000 A.C. o The Day After Tomorrow e altri film con nel titolo i numeri o la parola "day". La regina Elisabetta, che comunque è interpretata da Vanessa Redgrave, e per quanto dica dieci cagate in tutto, le dice meravigliosamente (e con addosso degli splendidi vestiti), viene dipinta come una frivola a cui interessano i piaceri della carne e dei merletti e non sa nemmeno dove si trovi la Spagna, un'oca insomma. La struttura del film, comincia presentando quattro livelli narrativi (si apre con un vecchino che scende da un taxi ed entra in teatro e, vestito così, parla al pubblico) che poi si ingarbugliano e non funzionano tanto. E non commento le musiche.
Il lato positivo di questa lunghissima puntata de I Tudors, è la pre-fine, in cui si è riusciti a fatica a capire tutti i nomi e i ruoli e gli intrallazzi tra i personaggi e si teme che andrà a finire male. Ma com'era per Il Codice Da Vinci, è fiction, e che William Shakespeare fosse un attorucolo prestanome, lo pensano solo loro.

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