giovedì 29 dicembre 2011

il figlio di Babbo Natale.





Arthur Christmas
2011, UK-USA, 97 minuti, colore
regia: Sarah Smith & Barry Cook
sceneggiatura: Peter Baynham & Sarah Smith
cast originale: James McAvoy, Hugh Laurie, Bill Nighy, Imelda Staunton
voto: 8.4/ 10
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Una bambina che abita in uno sperduto villaggio inglese imbuca la sua letterina natalizia; destinazione: Polo Nord. Allega disegno in cui il Babbo va a fuoco insieme a una renna, e si domanda: ma come fa a fare il giro di tutto il mondo?, come fa a consegnare tutti quei pacchi?, quanto panettone mangia?, e come fa a venir giù dal camino che è così stretto? A tutte queste domande risponde la scena successiva: dietro Babbo Natale c'è un team di elfi capitanati da altri elfi capitanati dal primogenito di Santa Claus, che in una gerarchia piramidale a forma di abete si occupa della distribuzione e consegna di due miliardi di regali in una notte sola tramite un'astronave, una navicella enorme che ha costruito da solo, munita di computer e comandi e GPS e rilevatori e macchine operatrici e tutto. Funziona così: gli elfi, che sono milioni, si calano da questo disco volante che mostra al mondo solo la sua superficie mimetica e stato dopo stato si intrufolano in salotti e camerette a lasciare ciò che i bambini hanno richiesto dopo essersi assicurati tramite apposito dispositivo che i pargoli siano stati buoni. A Babbo Natale spetta la sistemazione dell'ultimo regalo sotto l'albero. Come la cerimonia degli Oscar, la notte di lavoro avanza mentre in molti dormono e in molti si esagitano sperando che tutto vada bene, e pare che tutto vada bene, fino a quando non si scopre che la bambina inglese di cui sopra è rimasta senza desiderio esaudito.
Un calderone di trovate geniali che dimostrerebbero quindi scientificamente cosa succede sulle nostre teste e nelle nostre case quando Santa Claus comes to town per un film che racconta la storia di una sola notte portandoci indietro nel tempo tramite i racconti di chi Babbo Natale è stato anni prima, chi sta per lasciare il mandato dopo settant'anni e chi vorrebbe non doverlo lasciare e chi si aspetta di ricevere il nuovo incarico, e racconta la guerra dei giorni nostri: l'analogico contro il digitale, la slitta trainata da otto renne e la cartina col planisfero contro il web e Google Maps. Ma, in fondo, racconta di come il Natale sia un sentimento, un calore nel petto che poche persone hanno e solo quelle persone dovrebbero prendere l'incarico più gravoso dell'inverno. Alcune cose già viste in WALL•E (che viene citato - suppongo - col nome della slitta, Eve, che ribalta il nome della capsula bianca levigata che allora rappresentava il Mac e non la preistoria) ma moltissime altre cose di un'originalità e di un'arguzia stupefacente; si ride dalla prima all'ultima scena e se si è attenti a cogliere tutti i dettagli sparsi nello schermo si ride anche dopo che si esce dalla sala.

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