sabato 31 dicembre 2011

#incipitEpici / 3.





In attesa della messa in onda di lunedì e del prossimo post, in cui si parlerà dell'incredibile successo di critica ricevuto dal film, degli Oscar, i Golden Globe nelle più importanti categorie, la musica, l'eredità lasciata, prosegue la rassegna degli incipit epici della storia del cinema nata sull'onda di quella letteraria di Twitter, e prosegue con il cartone animato dei cartoni animati: La Bella E La Bestia. Sempre perché siamo nelle vacanze di Natale e a Natale si guardano i cartoni.
Il film era stato originariamente pensato come film, e non come pellicola d'animazione, date le trasposizioni cinematografiche del 1899 e del 1946 che avevano colpito Walt Disney; i Nine Old Men degli Studios lo convinsero a tornare ai disegni animati e la sceneggiatura venne affidata a Jim Cox, già sceneggiatore di Bianca E Bernie Nella Terra Dei Canguri e Oliver & Company. Cox ambientò la storia nella Francia rurale del quindicesimo secolo mantenendo la famiglia composta da tre sorelle di cui Belle era la minore, a cui tre fanciulli imbarazzanti chiedono la mano. Restavano il castello incantato, gli oggetti animati, e il candelabro si ispirava al film di Cocteau di cui prima, in cui delle braccia spuntavano dalle pareti per reggere i lumi. Ma c'era qualcosa che non andava, i colori di Luigi XIV non «erano abbastanza divertenti», i vestiti di Belle parevano quelli di Maria Antonietta, il prologo ambientato in casa con le sorelle che parlano male della matrigna non funzionava. La sceneggiatura venne riletta e riletta, riscritta da Linda Woolverton, posticipata al 1709, e un totale di dieci sceneggiatori e un supervisore diedero l'avvio all'animazione. Del film, che ha picchi e movimenti di camera di un vero film, ciò che colpisce di più in assoluto è proprio l'incipit, epico. La maledizione della Bestia viene narrata avvicinandosi al suo castello e giocando con le vetrate. I colori rasentano l'incanto, e quest'inizio si riallaccia alla scena finale, in cui una finestra aveva già previsto lieto fine e tutto. Noi, in realtà, anche. Ma potremmo vederlo più volte di Pretty Woman.

giovedì 29 dicembre 2011

il figlio di Babbo Natale.





Arthur Christmas
2011, UK-USA, 97 minuti, colore
regia: Sarah Smith & Barry Cook
sceneggiatura: Peter Baynham & Sarah Smith
cast originale: James McAvoy, Hugh Laurie, Bill Nighy, Imelda Staunton
voto: 8.4/ 10
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Una bambina che abita in uno sperduto villaggio inglese imbuca la sua letterina natalizia; destinazione: Polo Nord. Allega disegno in cui il Babbo va a fuoco insieme a una renna, e si domanda: ma come fa a fare il giro di tutto il mondo?, come fa a consegnare tutti quei pacchi?, quanto panettone mangia?, e come fa a venir giù dal camino che è così stretto? A tutte queste domande risponde la scena successiva: dietro Babbo Natale c'è un team di elfi capitanati da altri elfi capitanati dal primogenito di Santa Claus, che in una gerarchia piramidale a forma di abete si occupa della distribuzione e consegna di due miliardi di regali in una notte sola tramite un'astronave, una navicella enorme che ha costruito da solo, munita di computer e comandi e GPS e rilevatori e macchine operatrici e tutto. Funziona così: gli elfi, che sono milioni, si calano da questo disco volante che mostra al mondo solo la sua superficie mimetica e stato dopo stato si intrufolano in salotti e camerette a lasciare ciò che i bambini hanno richiesto dopo essersi assicurati tramite apposito dispositivo che i pargoli siano stati buoni. A Babbo Natale spetta la sistemazione dell'ultimo regalo sotto l'albero. Come la cerimonia degli Oscar, la notte di lavoro avanza mentre in molti dormono e in molti si esagitano sperando che tutto vada bene, e pare che tutto vada bene, fino a quando non si scopre che la bambina inglese di cui sopra è rimasta senza desiderio esaudito.
Un calderone di trovate geniali che dimostrerebbero quindi scientificamente cosa succede sulle nostre teste e nelle nostre case quando Santa Claus comes to town per un film che racconta la storia di una sola notte portandoci indietro nel tempo tramite i racconti di chi Babbo Natale è stato anni prima, chi sta per lasciare il mandato dopo settant'anni e chi vorrebbe non doverlo lasciare e chi si aspetta di ricevere il nuovo incarico, e racconta la guerra dei giorni nostri: l'analogico contro il digitale, la slitta trainata da otto renne e la cartina col planisfero contro il web e Google Maps. Ma, in fondo, racconta di come il Natale sia un sentimento, un calore nel petto che poche persone hanno e solo quelle persone dovrebbero prendere l'incarico più gravoso dell'inverno. Alcune cose già viste in WALL•E (che viene citato - suppongo - col nome della slitta, Eve, che ribalta il nome della capsula bianca levigata che allora rappresentava il Mac e non la preistoria) ma moltissime altre cose di un'originalità e di un'arguzia stupefacente; si ride dalla prima all'ultima scena e se si è attenti a cogliere tutti i dettagli sparsi nello schermo si ride anche dopo che si esce dalla sala.

mercoledì 28 dicembre 2011

come passa in fretta il tempo / 2.





Altra settimana, altra classifica: i dieci momenti migliori di quest'anno di cinema stilata da Keith Simanton, manager editoriale dell'Internet Movie Database.
#1 Carey Mulligan nel ruolo di Sissy che intona una lenta versione jazz di "New York, New York" per suo fratello Brandon (Michael Fassbender candidato al Golden Globe) in Shame, secondo pugno nello stomaco e nell'intelletto di Steve McQueen passato a Venezia e molto apprezzato dai critici - ma che finora non ha vinto molti premi;
#2 La musica di The Tree Of Life, più precisamente "The Moldau River", usata in un momento altissimo della pellicola di fusione tra storia, pensieri, voce angelica fuori campo e inizio del mondo, in questo calderone di immagini bellissime ma disconnesse tra loro con cui Terrence Malick sta conquistando il mondo. Potete ascoltare qui il brano.
#3 La corsa che Joey, cavallo protagonista di War Horse di Steven Spielberg, fa nelle larghe valli e nei campi dividendo con una linea immaginaria i tedeschi dagli inglesi. Scena tutta tecnica, lodata per la maestria del navigato regista - e non tanto per l'abilità del cavallo, in cui si pensa siano riassunte tutte le caratteristiche della discriminazione omosessuale (ne parleremo).
#4 Il giubbotto e il mutismo di Ryan Gosling in Drive: lui è l'attore dell'anno, il film è l'action-movie dell'anno, ai Golden Globe l'hanno candidato per altri due ruoli preferendo Albert Brooks; non ci dimenticheremo mai dei suoi silenzi, le scritte fucsia, la musica anni '80, la calma con cui guida e passeggia e poi massacra le persone.
#5 Le cose buone che arrivano a chi sa aspettare, incarnate dall'abbraccio tra Ron ed Hermione in Harry Potter E I Doni Della Morte, Parte 2, capitolo finale della longeva saga che stretta la foglia larga la via si conclude nel migliore dei modi.
#6 La scimmia Caesar che ottiene consensi e rispetti tra le altre scimmie presenti nel discorso diretto da Rupert Waytt' ne L'alba Del Pianeta Delle Scimmie prima dell'attacco del cattivissimo Tom Felton.
#7 Ancora Michael Fassbender, insieme a James McAvoy, che racconta la morte dei genitori a causa dei nazisti dopo la Seconda Guerra in X-Men: First Class.
#8 L'idea alla base di Midnight In Paris, unica nota positiva del film: ogni persona guarda al passato lodando le meraviglie di quella che crede un'epoca d'oro, mai pensando che a quel tempo veniva lodata un'epoca ancora più remota, migliore sotto altri punti di vista: e così Owen Wilson passeggia negli anni '20 insieme a Marion Cotillard che vorrebbe passeggiare per le vie di un secolo prima.
#9 Una scena di Hugo diretto e osannato da Martin Scorsese in cui Ben Kingsley fa una cosa che non vi dico per non rovinarvi il film.
#10 L'altra pellicola di Steven Spielberg di quest'anno, Le Avventure Di Tintin, mix di tensione e picchi sonori e romanticismo, mentre i galeoni si incagliano nelle dune di sabbia.
Ma ci sono anche le dieci scene peggiori...

lunedì 26 dicembre 2011

la lucertola senza nome.





Rango
2011, USA, 107 minuti, colore
regia: Gore Verbinski
sceneggiatura: John Logan
soggetto: John Logan, Gore Verbinski, James Ward Byrkit
cast originale: Johnny Depp, Isla Fisher, Abigail Breslin, Alfred Molina, Bill Nighy
voto: 7.9/ 8
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Non fate vedere questo cartone ai bambini!, o almeno,  tappate loro le orecchie in gran parte della prima metà: «dove ti infilerò questo cocomero» o «figlio di...» sono alcune delle espressioni che meravigliosamente si sentono dire da questi personaggi, espressioni latentemente scurrili perché partorite da personaggi latentemente latini, sudamericani, che abitano nelle steppe del west e hanno pelli dure, corazze, bucce, superfici sporche e sporcate e ruvide, consumate, che sono la prima cosa che si nota per tutto il film, superfici realizzate con una cura che quasi si possono toccare. L'ambientazione, quindi, è quella dell'America rimasta a Bud Spencer e Terrence Hill che mangiano fagioli insieme allo sceriffo in qualche locanda di legno servita da una gallinella con molto seno e molta parlantina, mentre qualche losco affare si cela dietro le porte a cerniera e qualche bandito cade dal portico. Il protagonista, è una lucertolina che un nome non ha e si diletta a interpretare quindi i più svariati ruoli nelle tragedie shakespeariane. A causa sua, il film inizia tre volte: prima se la gode nel terrario in cui abita insieme a una Barbie monca e un pesce rosso scarico, poi cade dal sedile posteriore e finisce in una strada del deserto, poi incontra un anziano tapiro che di mestiere quella strada l'attraversa, poi finisce in un villaggio in cui si brama l'acqua per irrigare i campi e le gole e sopravvivere. Lui, che nome non ha e non sa chi sia, inizia a promettere legalità e liquidi e capisce subito che c'è della mafia dietro al sindaco e dell'amore dietro all'unica lucertola avvenente del paese.
La storia è sempre la stessa: l'autorealizzazione, la ricerca di sé, la scoperta della propria identità, come già era stato per Mulan e Kung Fu Panda, raccontando di essere chi non si è, venendo scoperti, e alla fine diventandolo. Il modo di raccontarlo però, è tutto nuovo. Frecciatine a Clint Eastwood e ai western di Sergio Leone, autoironia, un finale col tramonto, ed un linguaggio che non penseremmo mai di trovare in un film d'animazione. La pecca che rovina gran parte dell'originalità è il quartetto di uccellacci che cantando e suonando con accento spagnolo ci promettono dall'inizio che questo Rango morirà, finendo col supporre che effettivamente prima o poi morirà, forse in casa come il 65% delle persone che muoiono non di cause naturali. Il film che tutti sussurrano vincerà l'Oscar per l'animazione esce da casa Nickelodeon e dal sodalizio piratesco Verbinski/ Depp (che han fatto coppia in tre dei quattro film sui Caraibi) e vien fuori molto particolare. Uscito a marzo in America e in Italia e in quasi tutto il mondo, adesso è disponibile in dvd a un prezzo stracciato (€ 9,90). Ma non regalatelo ai bambini.

domenica 25 dicembre 2011

animated feature film.





Dato che è Natale e a Natale si guardano i cartoni animati, continuiamo le previsioni per le nominations all'Oscar nella categoria del film d'animazione; questa categoria, dopo un sacco di premi assegnati a canzoni originali e colonne sonore di vari cartoni animati soprattutto Disney, è nata da pochissimo, nel 2001, e premiò quel primo anno Shrek, e l'anno dopo il giapponese La Città Incantata, per poi passare a lodare gli sforzi della Pixar. Sforzi che quest'anno hanno poco da essere lodati, dato che il film sfornato è Cars 2 e non è piaciuto praticamente a nessuno (risulta essere settimo nelle graduatorie dei critici, quindi rischia anche di non candidarsi). Già perse il primo Cars nel 2006 sia la canzone originale che il film animato contro Una Scomoda Verità e Happy Feet, mediocre musical artico pieno di pinguini che danzano tra le nevi, tutti tranne uno - e la solfa si ripete anche in questo caso pure quest'anno con Happy Feet 2 adesso nelle sale italiane e un gradino sotto ai motori ruggenti nelle classifiche di gradimento. Sempre in casa Disney, dove sono abituati a portarsi in salotto la statuetta alla migliore canzone originale, potrebbero farcela anche quest'anno in questa categoria con i Muppets che per ovvie ragioni non possono candidarsi tra i film d'animazione (così come i Puffi, squalificati tra i fischi degli americani) e con Winnie The Pooh, ennesima pellicola che racconta le vicende del Bosco dei Cento Acri che se non potrà mai aspirare alla cinquina dei migliori film potrebbe far cantare la platea con "So Long" canzone originale di Zooey Deschanel. Un'altra sfortunata uscita di quest'anno è Gnomeo & Juliet, che partendo dall'originalissima e intelligente idea di far innamorare due nani da giardino, non riesce a mantenere l'intelletto nella trama e nei dialoghi. La vedono molto dura anche gli europei, il ceco Alois Nebel mandato ufficialmente come film straniero e basato sulla graphic novel di Jaroslav Rudis molto celebre e molto in bianco e nero, e l'ispanico Chico & Rita storia d'amore e musica tra un pianista e una cantante. Ma allora, i papabili candidati? Primo e dato per vincitore: Rango, voce di Johnny Depp in lingua originale, originale, autoironico, scurrile, potrebbe essere il primo premio che la Nickelodeon si porta a casa; primo capitolo di una serie sul celebre fumetto belga, opera della coppia Spielber/ Jackson (il primo è al cinema con un altro film, adesso), Le Avventure Di Tin Tin è al secondo posto di probabilità e al primo di sopravvalutazione; Arthur Christmas, invece, un po' inglese e un po' americano, casa Sony, ha sorpreso piacevolmente i giovani vacanzieri d'oltreoceano e da questo venerdì anche noi, e contemporaneamente a lui sia in classifica che al cinema c'è Il Gatto Con Gli Stivali di Antonio Banderas, spin-off di Shrek che sinceramente ne potevamo fare a meno. In quest'anno di sequel non è mancato Kung Fu Panda 2, meno pregnante del primo, e il film che ha dato vita al più celebre videogioco per cellulare Rio, dal quale molti cantanti italiani hanno tratto ispirazione per incidere canzoni perché, forse, il film da solo non sarebbe arrivato a incassare abbastanza.

auguri di un verde Natale.





Uscirà il 3 febbraio nei cinema italiani, è già uscito in quelli americani a novembre scorso, in tempo per il Ringraziamento, è stato accusato di essere un film comunista pieno di personaggi animati comunisti (il cattivo di turno è un proprietario terriero petroliere) e nonostante conosciamo alla perfezione Kermit, Miss Piggy, Gonzo, Rowlf, Rizzo e tutte le altre dozzine di personaggi (doppiati in lingua originale da sette attori in tutto) l'attesa ci sta divorando, grazie anche ai manifesti promozionali che escono ogni settimana (in cui sono meravigliosi i paragoni con le grandi saghe, da Twilight a Uomini Che Odiano Le Donne), ad un servizio fotografico di moda con protagonista la maialina bionda su InStyle, a un videoclip con gli Ok Go che fa morir dal ridere, a una colonna sonora piena di canzoni candidate a premi, e ne parleremo a tempo debito. I miei auguri di Natale, però, non potevano associarsi ai loro: un po' perché non credo molto negli auguri e mi fa piacere quando vengono interrotti da un incidente elettrico, un po' perché sono comunista pure io.

sabato 24 dicembre 2011

the ball side.





Moneyball
2011, USA, 133 minuti, colore
regia: Bennett Miller
sceneggiatura: Steven Zaillian, Aaron Sorkin
soggetto: Michael Lewis
cast: Brad Pitt, Jonah Hill, Philip Seymour Hoffman, Robin Wright
voto: 8/ 10
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Svestiti i panni del belloccio fascio di muscoli sempre mezzo nudo sui giornali e al cinema, Brad Pitt inizia a vestire quelli del bravo attore e soprattutto dell'ex belloccio tutto muscoli che sta invecchiando (ma lo sta facendo sempre divinamente) e passa dal campo da baseball, per il quale ha dovuto dire addio al titolo di studi, agli uffici dietro le quinte per organizzare e dirigere una squadra, gli Oakland A, che non è che sia proprio rinomata né molto vittoriosa. A causa di questo, ha molti pochi soldi dalla sua (ma ha lo stemma su maglie e golfini e spalliere delle sedie eh) e appena perde un valoroso giocatore non riesce a comprarne uno bravo uguale. Brad Pitt aka il realmente esistito Billy Beane allora invece di ingaggiare un portatore di mazza va e compra un portatore di teorie, laureato a Yale, (visto in Superbad e altri film cretini), Jonah Hill più bravo e disadattato che mai che se ne sta in silenzio quasi sempre tranne quando deve dire la cosa giusta. Billy gli dà totale fiducia, all'inizio la squadra fatta di ex nomi celebri con problemi diversamente distribuiti sul corpo non ingrana, tutti ne parlano male perché pare una squadra nata per perdere, le radio ridono, i dirigenti non finanziano; poi qualcosa cambia ovviamente altrimenti non sarebbe un film.
Due interpretazioni che segneranno la carriera di Brad e Jonah (futuri candidati all'Oscar e attualmente candidati al Globe): il primo piacente e borioso, arrogante e irascibile (non come in The Tree Of Life, leggermente meno), sempre con qualcosa in bocca da sbranare e qualcosa nell'altra mano da lanciare in aria, una figlia di dodici anni e una ex moglie con una casa tutta bianca; il secondo con la cravatta all'inizio e il berretto alla fine. Una sceneggiatura che deriva da un libro che racconta una storia vera che è stata portata al cinema dal galeotto facebookiano Aaron Sorkin vincitore dell'Oscar l'anno scorso. Un montaggio sonoro che è la presenza più ingombrante del film, tra mazze che rotolano, tavoli che si rovesciano, palle battute e silenzi improvvisi, una vocina che canta e tante tantissime radio. Un sapore tutto americano che ha fatto incetta al box-office dopo il compare The Blind Side, con la differenza che quello parlava di rugby e questo di baseball, quello aveva Sandra Bullock e questo attori veri.

venerdì 23 dicembre 2011

come passa in fretta il tempo / 1.





Anche il 2011 è finito, stiamo aspettando i vincitori del Golden Globe e le nominations agli Oscar, siamo in piena uscita dei titoli migliori del cinema americano e internazionale, e sembra ieri che pronosticavamo Toy Story 3 come miglior film d'animazione. E quando un anno finisce, programmi televisivi (ciao, Mtv) e siti internet e riviste pubblicano liste e classifiche e gradimenti degli ultimi dodici mesi; io non amo molto questo genere di cose, ma non riesco a farne a meno. Inizia quindi una piccola parentesi su ciò che è stato da gennaio ad oggi, a cominciare dallo star-ometro pubblicato dagli editori di IMDb sui dieci personaggi, i dieci attori e attrici dell'anno, dal più amato e cliccato e visto al cinema e nominato a scendere. E sebbene è passata molta acqua sotto i ponti da quando ha vinto l'Oscar a febbraio, al primo posto c'è
#1 Natalie Portman, assoluta protagonista della stagione passata, tra il successo avuto da Il Cigno Nero che fu presentato a Venezia dove Darren Aronofsky quest'anno è stato presidente di giuria, passando per No Strings Attached (Amici, Amanti, E...) e Thor, per la gravidanza e il parto e la relazione col coreografo del danzereccio film;
#2 Mila Kunis seconda classificata certamente perché insieme alla Portman faceva balletti e limoni ne Il Cigno Nero, sì, ma anche perché è una bellezza tutta nuova di cui a lungo si è parlato e che poi è approdata al cinema nella rom-com Friends With Benefits con Justin Timberlake e le loro camere da letto e i loro iPhones.
#3 Johnny Depp immancabile anche quando non fa film, ha continuato a vestire panni e trucchi del pirata dei Caraibi Jack e adesso è sfigato nel film The Rum Diary,
#4 Emma Stone, che dopo la commedia incredibilmente provocatoria Easy A si tinge e si ritinge in The Help di quest'anno, in Crazy, Stupid, Love. che hanno tanto amato gli americani, e nel nuovo Spider Man che tutti stanno aspettando tranne io.
#5 Chris Hemsworth è al quinto posto. Chi è?, ma il padre del capitano Kirk di Star Trek, è Thor, e adesso anche il cacciatore di Biancaneve che, come fu per Alice In Wonderland, stravolgerà la fiaba originale in qualcosa di orrendo.
#6 Olivia Wilde che abbiamo visto in TRON: Legacy, In Time e Cowboy & Aliens;
#7 Jennifer Lawrence che nessuno conosceva fino a The Burning Plain e soprattutto Winter's Bone; candidata all'Oscar, è la protagonista di The Hunger Games che i ragazzini americani sono in fibrillazione di vedere.
#8 George Clooney anche lui sempre presente nelle classifiche perché non si può non parlare delle sue morose, delle sue case al lago, delle sue pubblicità italiane. Poi, magari, ci ricordiamo anche dei suoi film.
#9 Ryan Gosling personaggio dell'anno, quasi in fondo alla classifica. Nudo in Crazy, Stupid, Love. insieme a Emma Stone, muto in Drive, indispettito in Le Idi Di Marzo, presente a tutti i festival;
#10 Christian Bale. Un Oscar a febbraio per The Fighter e tanti mormorii per il nuovo Batman.

giovedì 22 dicembre 2011

Anna ♥ Jacob




Like Crazy
2011, USA, 90 minuti, colore
regia: Drake Doremus
sceneggiatura: Drake Doremus & Ben York Jones
cast: Felicity Jones, Anton Yelchin, Jennifer Lawrence
voto: 8/ 10
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Un tuffo al cuore.
Il film tanto straziante quanto indipendente che arrivò l'anno scorso agli Oscar si chiama(va) Blue Valentine, storia della nascita e della morte di un amore tra i due attori del momento, Ryan Goslin e Michelle Williams, l'ultima candidata come miglior attrice anche se meritava di più il primo; il film straziante e indipendente di quest'anno non va tanto lontano: si chiama Like Crazy e ci sono di nuovo un ragazzo e una ragazza, molto più giovani, che a vederli viene da pensare “dove l'ho già visto?” perché nonostante le misere età hanno recitato in Star TrekThe TempestTerminatorHysteria, e nomi tanto sconosciuti non sono. A differenza del triste San Valentino però, il loro amore non finisce per cause naturali: dopo che lei lo invita a uscire lasciandogli una lettera sul parabrezza e dopo la prima notte d'amore (non di sesso, sia chiaro) insieme, vivono i primi mesi di una giovane relazione spensierata e all'aria aperta, vanno al mare, al parco, a letto, ridono, si raccontano cose, si divertono. Poi si ricordano che lei è inglese e si trova in America per studiare e il visto sta per scadere. Torna a Londra per un matrimonio, torna in aereoporto per tornare da lui a Los Angeles, ma la trattengono ad aereo già partito per il passaporto non idoneo. Piange, torna a casa, comincia a vivere la sua vecchia vita. Separati dall'oceano e dalla legalità si fidanzano con altri, fanno sesso con altri, escono con altri, poi però si ricordano dei giorni trascorsi insieme e si telefonano: lui va da lei e l'amore torna. Poi se ne va di nuovo. Poi torna. Il film non aggiunge niente di innovativo alle nostre vite, solo pure e semplici e dolcissime emozioni. La musica è illegalmente giusta e coerente, il montaggio trova qualche escamotage per raccontare lo scorrere del tempo, ora con una carrellata di fotosequenze, ora con una scena velocizzata; tutte finiscono sempre con uno dei due rimasto da solo. Ma l'elogio più grande è alla sceneggiatura: i dialoghi brillano di realismo spietato, melenso, commovente, crudo: le relazioni sono un'ancora cui appoggiare le proprie giornate ma alcune giornate possono essere nere e le relazioni diventano dello stesso colore, alcune possono finire e le giornate si trasformano in pianto. Litigano, si ingelosiscono, tornano insieme, tornano con gli ex. Sono giovani, prendono aerei, cercano lavoro su internet, insomma sono veri, reali, non come tanti personaggetti nati dalla penna e dall'abilità registica di alcuni scrittori molto noti in Italia che, quarantenni, raccontano adolescenze piatte. Il film ha vinto al Sundance il gran premio della giuria e il premio per l'interpretazione di Felicity Jones che ha ottenuto anche il Gotham e alcune altre cose come miglior attrice: magistrale, spontanea, fluidissima. Certo Anton Yelchin è bravo uguale, ma i personaggi maschili sono sempre svantaggiati (o non è vero: basti ripensare a Gosling). E il non-cameo di Jennifer Lawrence, che fu in un film indipendente dell'anno scorso, è azzeccatissimo. Non passa in Italia dal cinema ma, più di un anno dopo che lo streaming è pubblicamente disponibile, esce doppiato in dvd. Peccato, perché con la giusta pubblicità avrebbe potuto incassare molto, e per una volta cassetta e qualità (e bassissimo budget) avrebbero incontrato il pubblico.

martedì 20 dicembre 2011

London Critics Circle - nominations.





Si chiamano London Critics Circle Film Awards e sebbene non li abbiamo mai sentiti nominare, sono giunti alla trentaduesima edizione. Premiano, come dice il nome, il cinema internazionale ma soprattutto quello inglese (ma non ci sono già i BAFTA per questo?) e infatti troviamo molte categorie specificatamente britanniche e molti titoli esteri insoliti in importanti categorie. Tipo l'italiano Le Quattro Volte, documentario di Michelangelo Frammartino uscito in Italia a maggio dell'anno scorso subito dopo essere passato dal Festival di Cannes (nella Quinzaine), quel film, insomma, con la capra sulla locandina che - mi domando - con un anno di ritardo viene candidato al film straniero e non al documentario? I misteri del cinema d'esportazione nel 2012, che colpiscono anche Animal Kingdom con Jacki Weaver già candidata all'Oscar come attrice non protagonista questo febbraio.
Per il resto, Una Separazione e The Artist vengono portati sullo stesso piano dei film inglesi e americani: il primo conta 5 nominations (film, film straniero, regia, sceneggiatura, attrice non protagonista), il secondo 4 (film, regia, sceneggiatura, attore). Ma sono Tinker Tailor Soldier Spy e Drive i sovrani di questa classifica, con 6 candidature a testa, tutte importantissime. We Need To Talk About Kevin viene preso addirittura in considerazione come miglior regia e film, mentre Carey Mulligan la si lascia nella categoria dell'attrice inglese non candidandola anche al ruolo per Shame (che a questo giro non va male). Poi comprare Melancholia, a caso, insieme a Margaret con Anna Paquin che tra un vampiro e una strega ha trovato il tempo di girare due ore e mezzo di film, e The Deep Blue Sea con Rachel Weisz nel ruolo che fu, tra le altre, di Vivien Leigh.
Nominations complete sul sito ufficiale; shortlist, qui:

Film Dell'anno
The Artist
Drive
Una Separazione
Tinker Tailor Soldier Spy
The Tree Of Life

Film Inglese Dell'anno
The Guard
Kill List
Shame
Tinker Tailor Soldier Spy
We Need To Talk About Kevin

Film Straniero Dell'anno
Mysteries Of Lisbon (Portogallo)
Poetry (Corea)
Le Quattro Volte (Italia)
Una Separazione (Iran)
La Pelle Che Abito (Spagna)

Regista Dell'anno
Asghar Farhadi - Una Separazione
Michel Hazanavicius - The Artist
Terrence Malick - The Tree Of Life
Lynne Ramsay - We Need To Talk About Kevin
Nicolas Winding Refn - Drive

Attore Dell'anno
George Clooney - The Descendants
Jean Dujardin - The Artist
Michael Fassbender - Shame
Ryan Goslin - Drive
Gary Oldman - Tinker Tailor Soldier Spy

Attrice Dell'anno
Kirsten Dunst - Melancholia
Anna Paquin - Margaret
Meryl Streep - The Iron Lady
Tilda Swinton - We Need To Talk About Kevin
Michelle Williams - My Week With Marilyn

Attore Non Protagonista Dell'anno
Simon Russel Beale - The Deep Blue Sea
Kenneth Branagh - My Week With Marilyn
Albert Brooks - Drive
Christopher Plummer - Beginners
Michael Smiley - Kill List

Attrice Non Protagonista Dell'anno
Sareh Bayat - Una Separazione
Jessica Chastain - The Help
Vanessa Redgrave - Coriolanus
Octavia Spencer - The Help
Jacki Weaver - Animal Kingdom

Attore Inglese Dell'anno
Tom Cullen - Weekend
Michael Fassbender - A Dangerous Method, Shame
Brendan Gleeson - The Guard
Peter Mullan - Tyrannosaur, War Horse
Gary Oldman - Tinker Tailor Soldier Spy

Attrice Inglese Dell'anno
Olivia Colman - The Iron Lady, Tyrannosaur
Carey Mulligan - Drive, Shame
Vanessa Redgrave - Anonymous, Coriolanus
Tilda Swinton - We Need To Talk About Kevin
Rachel Weisz - The Deep Blue Sea

Satellite Awards - vincitori.





Dopo appena due settimane dall'annuncio delle nominations, sono stati assegnati ieri i 16esimi Satellite Awards, premi del cinema e della televisione. Riporto i vincitori delle categoria già menzionate mentre per la lista completa rimando sempre al sito ufficiale.
The Descentants vince di nuovo un miglior film, ma attenzione: non è George Clooney il miglior attore: Ryan Gosling e il suo Drive conquistano quattro statuette (attore, attore non protagonista, regia, sonoro) che finora è il massimo riconoscimento raggiunto dalla pellicola - mentre The Descendants guadagna anche la sceneggiatura non originale. A sorpresa il film straniero è portoghese e non iraniano, e l'attrice protagonista è Jessica Chastain per The Tree Of Life e non per The Help. Il film di Malick vince anche la sceneggiatura e nessun premio tecnico (sarà stata dura, ricreare la nascita dell'universo...) che vanno a The Guard (montaggio), lo scorsesiano Hugo (effetti speciali) e lo spielbergriano War Horse (fotografia). Viola Davis ruba lo scettro dell'interpretazione a Michelle Williams e Glenn Close ma quest'ultima si rifà con la canzone originale ("Lay Your Head Down") sempre per Albert Nobbs; la colonna sonora però è dell'italiano Marco Beltrami per Soul Surfer che batte Giacchino, Desplat, e Williams avvezzi all'Oscar. C'è un premio anche per il Titanic con giraffe di quest'anno, Come L'acqua Per Gli Elefanti, ed è ai costumi; la scenografia, in questo tripudio di nominations per il francese The Artist, è l'unico premio che vincono. In televisione tutto prevedibile, più o meno, soprattutto per Mildred Pierce, film televisivo passato a Venezia con una magistrale Kate Winslet. Candidati e vincitori sono:

Attrice
Vera Farmiga in Higher Ground
Michelle Williams in My Week With Marilyn
Emily Watson in Oranges And Sunshine
Charlize Theron in Young Adult
Glenn Close in Albert Nobbs
*Viola Davis in The Help
Olivia Colman in Tyrannosaur
Michelle Yeoh in The Lady
Elizabeth Olsen in Martha Marcy May Marlene
Meryl Streep in The Iron Lady

Attore
Leonardo DiCaprio in J. Edgar
*Ryan Gosling in Drive
Michael Fassbender in Shame
George Clooney in The Descendants
Brendan Gleeson in The Guard
Michael Shannon in Take Shelter
Tom Hardy in Warrior
Woody Harrelson in Rampart
Gary Oldman in Tinker, Tailor, Soldier, Spy
Brad Pitt in Moneyball

Attrice Non Protagonista
Janet McTeer in Albert Nobbs
Octavia Spencer in The Help
*Jessica Chastain in The Tree Of Life
Vanessa Redgrave in Coriolanus
Rachel McAdams in Midnight In Paris
Carey Mulligan in Shame
Lisa Feret in Mozart's Sister
Judy Greer in The Descendants
Kate Winslet in Carnage
Elle Fanning in Super 8

Attore Non Protagonista
*Albert Brooks in Drive
Viggo Mortensen in A Dangerous Method
Hugo Weaving in Oranges And Sunshine
Kenneth Branagh in My Week With Marilyn
Colin Farrell in Horrible Bosses
Andy Serkis in Rise Of The Planet Of The Apes
Nick Nolte in Warrior
Jonah Hill in Moneyball
Christopher Plummer in Beginners
Christoph Waltz in Carnage

Film Straniero
Miss Bala (Messico)
Una Separazione (Iran)
Il Ragazzo Con La Bicicletta (Belgio)
The Turin Horse (Ungheria)
Las Acacias (Argentina)
13 Assassini (Giappone)
Mozart's Sister (Francia)
*Mysteries Of Lisbon (Portogallo)
Le Havre (Finlandia)
Faust (Russia)

Film D'animazione
Kung Fu Panda 2
The Muppets
Il Gatto Con Gli Stivali
Rango
Rio
*Le Avventure Di Tin Tin: Il Segreto Dell'unicorno

Regia
Tate Taylor - The Help
Alexander Payne - The Descendants
*Nicolas Winding RefnDrive
Steven Spielberg - War Horse
Michel Hazanavicius - The Artist
Martin Scorsese - Hugo
John Michael McDonagh - The Guard
Tomas Alfredson - Tinker, Tailor, Soldier, Spy
Woody Allen - Midnight In Paris
Steve McQueen - Shame

Sceneggiatura Originale
*Terrence Malick per The Tree Of Life
John Michael McDonagh per The Guard
Abi Morgan, Steve McQueen per Shame
Rene Feret per Mozart's Sister
Paddy Considine per Tyrannosaur
Michel Hazanavicius per The Artist

Sceneggiatura Adattata
Tate Taylor - The Help
Lee Hall, Richard Curtis per War Horse
Glenn Close, John Banville per Albert Nobbs
Edgard Wright, Joe Cornish, Steven Moffat per Le Avventure Di Tin Tin: Il Segreto Dell'unicorno
*Alexander Payne, Jim Rash, Nat Faxon per The Descendants
Aaron Sorkin, Steven Zaillian per Moneyball

Film
Moneyball
*The Descendants
Drive
The Artist
Shame
Tinker, Tailor, Soldier, Spy
Hugo
War Horse
The Help
Midnight In Paris

lunedì 19 dicembre 2011

actor in a leading role.





Il pronostico per il migliore attore diciamo che è un po' più sicuro di quello dell'attrice (anche perché si sa, i ruoli femminili sono sempre quelli che colpiscono critica e cuore); ma se da una parte si sa già qual è il nome che si sussurra lungo i corridoi degli addetti alla forgiatura delle targhette degli Oscar, dall'altra parte assolutamente si arranca nel buio pensando alla cinquina dei candidati: alcuni nomi estremamente certi, altri nomi estremamente meritevoli e rimasti finora a bocca asciutta. Il nome che si sussurra, ad ogni modo, è quello di George Clooney che arriva agli Oscar di nuovo con due film di cui uno da regista, come già era successo nel 2006 (Good Night, And Good Luck e Syriana), anno in cui ebbe plurima nomination e la sua prima (e unica) statuetta; pure questa volta il ruolo migliore è quello da attore e non da regista (per quanto Le Idi Di Marzo sia magistralmente diretto), e il film in questione è The Descendants, che oltre a una serie immane di riconoscimenti ricevuti da cast e regista, si avvale anche della ventenne Shailene Woodley che sarà la baby-candidata di quest'anno. Pochi premi in meno ha vinto Brad Pitt, che dopo le candidature per L'esercito Delle Dodici Scimmie e Il Curioso Caso Di Benjamin Button ci prova di nuovo, come allenatore di una sottopagata squadra di baseball in un film, Moneyball, che è stato al primo posto al box office per gran parte dell'estate. Mentre era partito come "attore dell'anno" Ryan Gosling: tre film in uscita che hanno accumulato un successo incredibile per tutto il 2011, inclusa l'osannata quanto mediocre commedia Crazy, Stupid, Love. per cui è a sorpresa candidato al Golden Globe, nella categoria comedy, insieme a un'altra candidatura nella categoria drama per Le Idi Di Marzo; ha poche speranze con entrambi: il ruolo con cui ha scalato le giurie è quello per Drive, che al contrario delle aspettative di Cannes è stato dimenticato da molti. Stesso festival, film diversissimo: francese, muto e in bianco e nero, Jean Dujardin non c'è serata di premiazione a cui non abbia partecipato per il suo ruolo in The Artist, lodevole insieme a quello della sua compagna Bérénice Bejo. Anch'egli candidato al Golden Globe nella sezione comedy o musical, vincerà questo premio ma difficilmente l'Oscar: sarebbe il secondo attore francese in cinque anni. Coppa Volpi a Venezia per Michael Fassbender di cui questo è stato veramente l'anno. Inglese, trasformista, in Shame ha mostrato impulsi sessuali e molto altro di cui tutti al Lido parlavano e di cui adesso tutti si son dimenticati, americani inclusi. Sarebbe la quarta nomination invece per Leonardo DiCaprio, considerato il miglior attore della scorsa decade e mai appagato se non con un Golden Globe. Interpreta J. Edgar Hoover in J. Edgar di Clint Eastwood: finora gli hanno detto bravo solo a voce. Mentre silenziosamente fa parlare di sé Sirius Black aka Gary Oldman, cinquantatré anni di cui trenta dedicati al cinema a interpretare sempre ruoli da cattivo, e così di nuovo fa, nel veneziano Tinker, Tailor, Soldier, Spy che in italiano si chiama La Talpa e che vede, nel cast, il vincitore dell'Oscar dell'anno scorso: Colin Firth.

sabato 17 dicembre 2011

l'artista e il suo cane.



The Artist
2011, Francia, 100 minuti, B/N
regia: Michel Hazanavicius
sceneggiatura: Michel Hazanavicius
cast: Jean Dujardin, Bérénice Bejo, John Goodman
voto: 8.8/ 10
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È maggio di quest'anno quando inizia il festival di Cannes, e mentre inizia viene aggiunto all'ultimo momento questo film francese, che non è propriamente il film sorpresa, questo film di cui tutti cominciano a parlare perché «oddio è muto!», «è in bianco e nero!». Il film viene proiettato e applaudito, all'attore protagonista viene data l'inevitabile Palma per la migliore interpretazione maschile (ma non è da meno quella femminile), poi arriva l'estate, e il film inizia a partecipare a un festival dopo l'altro: Mosca, Toronto, Atene, Zurigo, New York, Amsterdam, Leeds. Arriva stabilmente in America il 23 novembre, e a questo punto si inizia a non parlare d'altro.
Un celebre attore del cinema muto si inchina alla platea che lo applaude dimentica delle attrici che di volta in volta lo accompagnano, poi arriva il sonoro e la platea non lo applaude più e lui non si inchina. Deciso a non vendersi al cinema parlato, rimane a covare rancore nella sua miseria che sempre più avanza, mentre assiste ai successi di una ragazzetta che un giorno, per sbaglio, gli finì addosso alla fine di una proiezione e, vedendosi la foto stampata sui giornali, prese coraggio per avviare la sua carriera d'attrice: nuova stella del cinema sonoro, ha sempre conservato un debole per l'attore che fu, al punto da comprargli mezza casa. E mentre la storia procede la pellicola si fa tendente al seppia, poi tendente al ciano, con una fotografia priva di profondità, dei costumi di paillettes e piumaggi, delle locandine liberty quasi quanto il testo che ogni tanto compare a pieno schermo, perché è un film muto e in bianco e nero degli anni '30 quello che stiamo guardano, anche se in realtà non riesce sempre ad essere "degli anni '30", non è proprio perfetto: ad un inizio tutto brio segue una lunga parte descrittiva che si conclude con tre scene "tutta pancia" di emozioni e tensioni, troppo ravvicinate. E poi la musica a volte sembra essere fuori luogo, sembra non seguire le immagini, ma per carità non possiamo alzare ciglio contro Ludovic Bource compositore, che poveraccio s'è dovuto sobbarcare cento minuti di film da musicare in-te-ra-men-te, si sarà scannato poverello, ma fatti forza Ludovic che l'Oscar è vicino.
Michel Hazanavicius non l'avevamo mai sentito nominare prima: ha diretto alcune serie e documentari per la televisione e al cinema ha portato due episodi di OSS 117 in cui ha fatto recitare anche il bonaccione e marpione protagonista di questo, Jean Dujardin, e la genuina, vitale, delicatissima Bérénice Bejo. Due prove di interpretazioni magistrali. Una prova di regia che passerà alla storia. Un premio dopo l'altro, arriverà dritto agli Academy senza problemi e segnerà qualche record che un film francese non ha mai segnato in America. Perché in effetti The Artist è il film di quest'anno.

actress in a leading role.





Iniziano i pronostici.
Con le nominations ai Golden Globes si è stabilito cosa sarà palese e cosa no quando il 24 gennaio verranno annunciate le candidature agli Oscar. Se Una Separazione è il più grande favorito al film straniero, Pina e Cave Of Forgotten Dreams se la battono per la statuetta al documentario, se Melancholia se lo cagano solo in Europa, è vero anche che le sorprese sono molto gradite ai microfoni accesi (sentire «Il Segreto Dei Suoi Occhi» mi bloccò la respirazione un paio d'anni fa mentre Il Profeta e Il Nastro Bianco erano pronti ad alzarsi verso il palco). Attori e attrici però si delineano durante i mesi grazie a tutta una serie di premi, riconoscimenti, festival, coppe, menzioni, applausi, vengono lodati anche quando il film ancora non è uscito. In questo calderone di nozioni, Michelle Williams è al momento la favoritissima con la sua metamorfosi in Marilyn Monroe in My Week With Marilyn di Simon Curtis, che fa incetta di riconoscimenti solo all'interpretazione della ex Jen di Dawson's Creek (già due volte candidata all'Oscar) e di Kenneth Branagh: al momento la Williams ha vinto quattro premi e aspetta i risultati di una decina di nominations, tra cui il Globe, il Satellite, lo Screen Actor Guild. Al secondo posto (ma non ci giurerei) c'è Tilda Swinton, pure lei quattro premi avuti (tra cui l'EFA) ma meno candidature, soprattutto inglesi ed europee, per We Need To Talk About Kevin che passò inosservato o quasi a Cannes 2011. The Iron Lady non è ancora uscito in America né in gran parte d'Europa; film inglese, ha ottenuto due premi dalla critica di New York e molte altre candidature solo ed esclusivamente per il lavoro di Meryl Streep che diventa la Tatcher. Detiene il record di maggiori candidature all'Academy Award e sicuramente ne avrà un'altra quest'anno: su sedici, di premi ne ha vinti due. La faranno contenta a prescindere? Osannata all'interno di un grasso cast di attrici femminili tutte brave, Viola Davis non ha proprio un ruolo da protagonista in The Help (e Octavia Spencer la batte su molti fronti), ma ha già ricevuto una nomination all'Oscar per una passeggiata di sei minuti ne Il Dubbio. In America si inchinano quando passa. C'è sempre poi la nomination dedicata al film indipendente, che poi copre anche la sceneggiatura, ora che ci sono dieci candidati anche il film: sarà sicuramente Elizabeth Olsen per Martha Marcy May Marlene e non Felicity Jones per Like Crazy in quanto la prima, insieme al film, è stata elogiata da giurie molto più influenti, ma non è stata candidata al Golden Globe. Si pensava che avrebbe avuto un successo molto maggiore Glenn Close per Albert Nobbs in cui interpreta questo damerino uomo, ma è Janet McTeer che le ruba la scena come attrice non protagonista. Uscito, infine, troppo tardi per gran parte delle premiazioni, Young Adult è il nuovo incontro tra la sceneggiatrice Diablo Cody e il regista Jason Reitman dopo il successo di Juno. Sarà una delle poche commedie che riceverà nominations (se la deve vedere con il migliore 50/50) e sono quasi certo che una delle categorie non sarà l'attrice protagonista: Charlize Theron ha già il suo Oscar e le basta.

Louis-Delluc - vincitori.




Consegnati ieri sera i due premi Delluc al miglior cinema francese, premio elegante quanto poco noto da noialtri. Avevo pubblicato le nominations; i vincitori sono segnati da asterisco e tottolineatura.

Miglior Film:
L'Apollonide (Souvenirs De Maison Close) - Bertrand Bonello;
L'exercice De L'eat - Pierre Schoeller;
La Guerre Est Déclarée - Valérie Donizelli;
*Le Havre - Aki Kaurismäki;
Hors Satans - Bruno Dumont;
Les Neiges Du Kilimandjaro - Robert Guédiguian;
Pater - Alain Cavalier;
L'artiste - Michel Hazanavicius;
Tomboy - Céline Sciamma.

Migliore Opera Prima:
17 Filles - M. Coulin & D. Coulin;
*Donoma - Djinn Carrenard;
Jimmi Rivière - Teddy Loussi Modeste;
Mafrouza - Emmanuelle Demoris;
Nous, Princesse De Clèves - Régis Sauder.

È quindi il finlandese Kaurismäki che col suo secondo film recitato in francese batte il favoritissimo all'estero L'artiste - The Artist, il gioiellino Tomboy tanto pubblicizzato in Italia, Le Nevi Del Kilimangiaro vincitore del premio del Parlamento Europeo, e soprattutto La Guerre Est Déclarée che la Francia manda agli Oscar.
All'opera prima, invece, ce l'ha fatta Donoma: 150 euro di budget e tanta fantasia.

giovedì 15 dicembre 2011

Golden Globes - nominations.






E finalmente siamo giunti alle nominations della seconda più grande cerimonia di premiazione mondiale: i Golden Globes, i sessantanovesimi quest'anno, numero che speriamo porti fortuna ai doppi candidati (ciao Ryan Goslin) ma che non ha portato fortuna a noi: niente Italia tra i film stranieri (ma ci sono Angelina Jolie regista di In The Land Of Blood And Honey recitato in bosniaco e il prevedibile Una Separazione e a sorpresa l'almodovariano e criticato La Pelle Che Abito insieme al belga Il Ragazzo Con La Bicicletta e il cinese The Flowers Of War che vanta l'americano Christian Bale) né in nessun altra categoria. Le commedie sono prevedibili e nomi noti al botteghino: Bridesmades ottiene la nomination al miglior film e all'attrice protagonista lasciando a bocca asciutta la più brava Melissa McCarthy, Midnight In Paris continua a convincere non so bene per quale aspetto, il delizioso 50/50 si candida al film e all'attore protagonista. Doppia nomination anche per Madonna, tutta musicale, per il ridicolo W.E. e addirittura tripla per George Clooney che gareggia con un film da regista e sceneggiatore e uno da interprete. Kate Winslet e Jodie Foster fanno ricordare al mondo di Carnage e Michael Fassbender di Shame.
Ad annunciare le candidature mandate in onda dalla NBC in due parti, Rashida Jones di Parks And Recreation, la candidata Sofia Vergara di Modern Family e gli attori Gerard Butler e Woody Harrelson. Vi propongo quindi i video che elencano i nomi candidati, che poi sono già disponibili in svariati siti oltre a quello ufficiale mentre io trarrò le somme delle nominations film per film, per vedere quale pellicola ha il maggior numero di probabilità. Ovviamente tralascerò le nominations televisive.




    The Artist:
    miglior film (comedy o musical)
    miglior attore protagonista - Jean Dujardin
    miglior attrice non protagonista - Berenice Bejo
    miglior regia - Michel Hazanavicius
    miglior sceneggiatura - Michel Hazanavicius
    miglior colonna sonora - Ludovic Bource

    The Descendants:
    miglior film (drama)
    miglior attore protagonista (drama) - George Clooney
    miglior attrice non protagonista - Shailene Woodley
    miglior regia - Alexander Payne
    miglior sceneggiatura - Nat Faxon, Alexander Payne, Jim Rash

    The Help:
    miglior film (drama)
    miglior attrice protagonista (drama) - Viola Davis
    miglior attrice non protagonista - Jessica Chastain
    miglior attrice non protagonista - Octavia Spencer
    miglior canzone originale - "The Living Proof"

    Moneyball:
    miglior film (drama)
    miglior attore protagonista (drama) - Brad Pitt
    miglior attore non protagonista - Jonah Hill
    miglior sceneggiatura - Aaron Sorkin, Steven Zaillian


Le Idi Di Marzo:
miglior film (drama)
miglior attore protagonista (drama) - Ryan Goslin
miglior regia - George Clooney
miglior sceneggiatura - George Clooney, Grant Heslov, Beau Willimon

Albert Nobbs:
miglior attrice protagonista (drama) - Glenn Close
miglior attrice non protagonista - Janet McTeer
miglior canzone originale - "Lay Your Head Down"

Hugo:
miglior film (drama)
miglior regia - Martin Scorsere
miglior colonna sonora originale - Howard Shore

Midnight In Paris:
miglior film (comedy o musical)
miglior regia - Woody Allen
miglior sceneggiatura - Woody Allen

SAG Awards - nominations.





E in questo giorno di nominations per i Golden Globes di gennaio, c'è un'altra lista di candidati che fa capolino: quella degli Screen Actors Guild, meglio noti come SAG Awards, i premi che gli attori si dànno tra di loro, che si candidano e si votano e premiano soltanto le categorie delle migliori interpretazioni e adesso dei migliori stunts. La cerimonia di premiazione nonostante sia giunta solo alla diciottesima edizione è seguitissima, per due motivi: è di solito la diretta previsione di ciò che verrà assegnato agli Oscar del mese dopo; ha un tappeto rosso gigantesco in cui ci sono i soliti giornalisti e i soliti partecipanti benvestiti che rispondono alla domanda «cosa indossi» e il tutto viene trasmesso sul canale E! Entertainment. I candidati a questi 18esimi Screen Actors Guild Awards - stunts e categorie della televisione esclusi, che potete trovare sul sito ufficiale dell'organizzazione, sono:

Miglior Performance, Cast
The Artist
Bridesmaids
The Descendants
The Help
Midnight In Paris

Miglior Performance, Attrice Protagonista
Glenn Close in Albert Nobbs
Viola Davis in The Help
Meryl Streep in The Iron Lady
Tilda Swinton in We Need To Talk About Kevin
Michelle Williams in My Week With Merilyn

Miglior Performance, Attore Protagonista
Demián Bichiri in A Better Life
George Clooney in The Descendants
Leonardo DiCaprio in J. Edgar
Jean Dujardin in The Artist
Brad Pitt in Moneyball

Miglior Performance, Attrice Non Protagonista
Bérénice Bejo in The Artist
Jessica Chastain in The Help
Melissa McCarthy in Bridesmaids
Janet McTeer in Albert Nobbs
Octavia Spencer in The Help

Miglior Performance, Attore Non Protagonista
Kenneth Branagh in My Week With Merilyn
Armie Hammer in J. Edgar
Jonah Hill in Moneyball
Nick Nolte in Warrior
Christopher Plummer in Beginners

mercoledì 14 dicembre 2011

#incipitEpici / 2.





Continua la rassegna di incipit epici nel mondo del cinema nata su Twitter e questa volta sponsorizza una prima scena che forse non dovrebbe essere considerata incipit, perché rappresenta i titoli di testa; ma che titoli di testa. Anche in questo caso mi sono trovato di fronte a una scelta tra due prime sequenze dello stesso regista, Gaspar Noe, e tra questa e quella di Irreversible (che pure inizia coi titoli, ma di coda) ha vinto questa, un po' perché non ci si può inchinare di fronte a tale maestria tecnica e un po' perché posso cogliere al volo l'opportunità di promuovere la pellicola che venerdì scorso è uscita nelle sale italiane ma che non è stata così apprezzata: Enter The Void. La storia di Oscar e Linda, fratello e sorella, che si trasferiscono a Tokyo il primo per vendere droga e la seconda per spogliarsi in locali notturni, è parsa la brutta copia del prima citato Irreversible. Perché in effetti la trama è tutta qua, la polizia aspetta Oscar davanti a un locale, lui muore e poi i ricordi ci rivelano il passato, e ce lo rivelano di nuovo con musica altissima, con vortici di riprese, come fu per il precedente film, ma a differenza di quello questo è tutto allucinato, allucinogeno, le luci delle insegne di Tokyo sono psichedeliche, debilitanti, e proprio a loro si ispira la locandina (originale, non quella italiana) e l'incipit epico che vi faccio vedere.

martedì 13 dicembre 2011

un film pericoloso.





A Dangerous Method
2011, UK, 99 minuti, colore
regia: David Cronenberg
sceneggiatura: Christopher Hampton
soggetto: John Kerr
cast: Michael Fassbender, Viggo Mortensen, Keira Knightley, Vincent Cassel
voto: 6.9
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Sulla locandina c'è scritto "dal regista di A History Of Violence e La Promessa Dell'Assassino, David Cronenberg", come se noi non lo sapessimo, che lui è innanzitutto il regista de La Mosca. Certo però, in più di quarant'anni di carriera, David Cronenberg mio, non mi puoi sfornare solo questi tre quattro film buoni; c'era tanto vociare a Venezia per te, per il tuo A Dangerous Method che tutti dicevano «oh mio Dio com'è carnale, oh Signore come la sculaccia», tutti a supporre che la Keira avrebbe vinto la Coppa Volpi, e invece anche questa volta niente: i tuoi film hanno accumulato tre nomination all'Oscar in tutto. Ma tu hai capito come devi comportarti, e dal momento che il maggiore successo è arrivato con gli ultimi due, tu non cambi squadra, eh? Viggo Mortensen feticcio e poliglotta affianca di nuovo Vincent Cassel il primo a interpretare Sigmund Freud e il secondo Otto Gross senza nemmeno una scena in comune, perché tutto il film ruota attorno al professor Jung aka Michael "quest'anno-sono-in-tutti-i-film" Fassbender e alla sua paziente che non smette mai completamente di essere matta e di lui innamorata Sabina Spielrein interpretata da Keira Knightley che pensavamo vincesse tutto. Non perché sia stata particolarmente brava, col mento in fuori recita più o meno sempre allo stesso accettabile modo, ma interpreta una pazza, e alle giurie si sa, i pazzi piacciono (ciao Angelina Jolie). Le prime scene, poi, le avranno causato contrazioni e accavallamenti muscolari perché, Santo Dio, mandibole irrigidite, denti  al vento, dita accartocciate, schiena scricchiolante, balbuzie e saliva, anche solo per lo sforzo avrebbe meritato qualche pacca sulla spalla. Che sicuramente avrà ricevuto. Ma tutto questo scalpore, tutto questo godere sessualmente della violenza, in realtà, si consuma in poche scene, e lascia grasso spazio a discorsi, a teorie, a merletti, a liti tra psico-analisti (attenzione a non dire "psicanalisti"). Un film tutto testa insomma, e niente pancia, tutto sigari e mera trasposizione dei fatti realmente accaduti (Jung ha in cura una paziente di cui si innamora e che gode nell'essere maltrattata ma con cui non può stare perché è sposato e ha figli e lei, venendo lasciata, denuncia la cosa a Freud che perde la stima nel suo compagno ed erede) senza che nemmeno la musica di Howard Shore coinvolga, travolga, incanti. Classificato ottavo nella lista della stampa estera e italiana di Venezia 68, è un'opera registica puramente tecnica (assolutamente non sperimentale) con delle buonissime interpretazioni, credibili, vissute, ma il problema è nella storia che si narra, nella scelta delle scene, nella sceneggiatura: eppure si basa su una pièce teatrale che si basa su un libro.

#incipitEpici / 1.





Anche questo blog partecipa all'iniziativa lanciata da @TokyoBlues39 su Twitter (dove anche io ho un account meno cinematografico) e appoggiata da Einaudi Editore sulla raccolta degli #incipitEpici, degli esordi letterari che hanno cambiato la storia della narrativa; ma un inizio ce l'hanno anche i film, e molti sono più epici di tanti libri.
Il primo che vi propongo, quello che ci ha sconvolti tutti due anni fa durante e dopo Cannes, è Antichrist - che mi domando come faccia a stare su YouTube dato quello che mostra; Lars Von Trier ha questo colpo di genio: spezzare la pellicola in quattro parti, e tre le dedica ai simboli del lutto e uno al prologo che realizza a rallentatore, in bianco e nero, con una fotografia da morirci dentro, con la musica di Haendel in sottofondo. Un capolavoro, soprattutto se si considera che il resto del film è un porno horror in cui si eiacula sangue e ci si taglia il clitoride, insomma, una cagata pazzesca, in cui i protagonisti non hanno neanche un nome.
La pecca di Von Trier è l'aver fatto iniziare allo stesso modo anche il nuovo e più apprezzato (in Europa) Melancholia, che come il precedente era passato a Cannes e come il precedente ha fatto vincere la Palma all'attrice; scegliere il migliore dei due è stato arduo, ma vanno sempre premiate le cose fatte per prime.

lunedì 12 dicembre 2011

le idi d'America.





Le Idi Di Marzo
2011, USA, 101 minuti, colore
regia: George Clooney
sceneggiatura: George Clooney, Grant Heslov, Beau Willimon
soggetto: Beau Willimon
cast: Ryan Gosling, Philip Seymour Hoffman, Paul Giamatti, George Clooney, Evan Rachel Wood, Marisa Tomei
voto: 8.9/ 10
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5 marzo 2006: George Clooney vince il primo Oscar della carriera e il primo assegnato nella serata, quello all'attore non protagonista, per Syriana. Ritira il premio dicendo: «immagino che non mi darete quello per la regia». La regia, è di Good Night And Good Luck, film in bianco e nero che raccontava l'interno di una radio. 2011, George Clooney ritorna agli Oscar con due film, uno da attore con cui vince un premio dopo l'altro (leggi: The Descendants) e uno da regista con cui al Festival di Venezia è passato (inosservato dalla giuria ma terzo classificato nella lista della stampa italiana ed estera), Le Idi Di Marzo, dal titolo più geniale che sia mai stato dato a un film. Le idi, nel calendario romano, sono il tredicesimo giorno di alcuni mesi e il quindicesimo di altri, tra cui marzo, in cui il giorno è festivo perché dedicato al dio della guerra e in cui fu assassinato (dalla sua cerchia) Giulio Cesare. E da qui parte il senso: un antico politicante viene ammazzato dalla sua politicante cerchia. Ai giorni nostri, in America, patria di quattro cose essenzialmente tra cui il Super Bowl e le campagne elettorali, George Clooney, ateo e democratico, è in piena corsa verso la presidenza degli Stati Uniti e si ritrova a pubblicizzarsi in Ohio, dove si sa, chi vince diventa il favorito. A pubblicizzarlo in realtà c'è un team gigantesco composto da pescecani della legalità e del buon senso, tra cui il caro fresco e dolce Ryan Gosling che farebbe qualsiasi cosa per il suo governatore, persino incontrare il leader della campagna elettorale nemica. Racconta del meeting al suo capo, lui lo racconta alla moglie che lavora per il Times, lei decide di sbatterlo in prima pagina perché eticamente scorretto, lui intanto viene a conoscenza di una gravidanza taciuta... Un colpo di scena dopo l'altro per cui della trama si può rivelare molto poco, e una crescita molto negativa per un film che vede il bel muscoloso dagli occhi blu protagonista assoluto in questo anno di successi, e un sacco di altri attoroni bravi come poche volte in un turbine di discorsi morali e politici e di sondaggi e delegazioni. Le scene dolorose sono assegnate alla musica e alle riprese mute. Le scene di tensione sono assegnate alla musica e al tempo che scorre. La trama è assegnata a una sceneggiatura che non prende posizioni politiche né dà giudizi di nessun tipo se non a ciò che di buono viene trasformato in marcio dagli eventi tortuosi di un lavoro così impegnativo. George "What Else?" Clooney come regista non compie grandi peripezie, ma aspettate la scena finale prima di dirlo.

LAFCA - vincitori.





Ieri sera, domenica, sono stati annunciati i vincitori della Los Angeles Film Critics Assosiation praticamente privi di vere nominations; The Descendants vince addirittura il miglior film ma non l'attore - quotatissimo George Clooney per il suo secondo Oscar; anche qua Jessica Chastain fa capolino con una quantità immane di pellicole approdate al cinema quest'anno e lo stesso fa Michael Fassbender. La sorpresa, questa volta, riguarda l'attrice: la sud-coreana Yun Jung-hee, e sempre in ambito straniero altra sorpresa è il film non in lingua inglese: Una Separazione viene battuto (ma non nella sceneggiatura). Tutti i vincitori sono:

Miglior Film: The Descendants
Miglior Regia: Terrence Malick per The Tree Of Life
Miglior Attore: Michael Fassbender per A Dangerous Method, Jane Eyre, Shame, X-Men: First Class
Miglior Attrice: Yun Jung-hee per Poetry
Miglior Attore Non Protagonista: Christopher Plummer per Beginners
Miglior Attrice Non Protagonista: Jessica Chastain per Coriolanus, The Debt, The Help, Take Shelter, Texas Killing Fields, The Tree Of Life
Miglior Film D'animazione: Rango
Miglior Film Straniero: City Of Life And Death (Cina)
Miglior Sceneggiatura: Asghar Farhadi per Una Separazione
Miglior Fotografia: Emmanuel Lubezki per The Tree Of Life
Miglior Scenografia: Dante Ferretti per Hugo
Miglior Colonna Sonora: The Chemical Brothers per Hanna
Premio Nuova Generazione: il cast e i tecnici di Martha Marcy May Marlene

giovedì 8 dicembre 2011

ma finisce così?






La Fuga Di Martha
Martha Marcy May Marlene, 2011, USA, 102 minuti
Regia: Sean Durkin
Sceneggiatura originale: Sean Durkin
Cast: Elizabeth Olsen, Sarah Paulson, Hugh Dancy, John Hawkes
Voto: 8.2/ 10
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Quando eravamo piccoli e Disney Channel esisteva a malapena e ci propinava sempre le due gemelle e una tata, le due gemelle in trasferta, le due gemelle e un pallone, le due gemelle a New York, non ci siamo mai accorti che le due gemelle avevano una sorellina, non magra come le altre due, che veniva chiamata Lizzie, anche se il suo nome era Elizabeth. Il suo nome, l'anno scorso, è stato in tutte le liste dei premi che in inverno gli enti cinematografici (soprattutto indipendenti) assegnano in giro per l'America, e la cosa sorprendente è che lei, Elizabeth Olsen, è al suo primo film! (anche se ha girato prima il successivo Silent House), arriva adesso al cinema! (in Italia arriva con un anno di ritardo e due rimandi al cinema, dopo essere passato per il Sundance e Cannes 2011), con questo ruolo da protagonista che nella prima scena prende lo zaino e in silenzio, in mezzo a tante donne che dormono e uomini che mangiano prima delle donne alla tavola apparecchiata, in una casa di legno, una baita dispersa in campagna, scappa e corre e chiama sua sorella e dice cose incomprensibili, fa cose inspiegabili (tipo stendersi sul letto dove sua sorella e il suo moroso stanno facendo sesso). Lei si chiama Martha, ma nei flashback che le riempiono i giorni fatti di bagni nuda al lago e pasti saltati, il suo nome è Marcy May, immersa in questa casa di legno che la terrorizza e in cui è approdata un giorno per caso, in un modo casuale, dove le persone vivono comunisticamente e comunemente, dividono letti e vestiti e orto e furti e amore, non si preoccupano dei soldi ma solo del raccolto, non possiedono niente, a partire da parenti e amici. Martha / Marcy May in realtà una sorella ce l'ha, che la cerca da due anni, e quando la trova si domanda che cosa le sia successo. Lei le risponde che un fidanzato l'ha lasciata, e si adatta alla vita che le coppie normali fanno in una casa appena affittata in attesa di fare un figlio.
Ma allora, Marlene (perché il titolo originale è Martha Marcy May Marlene)? Sarà un altro alter ego?
Mentre ci poniamo questa domanda per tutto il film (sì, poi viene soddisfatta), la storia prosegue sui due livelli, quello del flashback e quello della contemporaneità, e a volte si incastrano meravigliosamente, con situazioni che si spiegano a ritmo sfalsato e movimenti curiosi di camera e musica. Il film, è un buon film. Il problema è che non serba più sorprese dopo l'arcano svelato, non sconvolge nel suo procedere e non rivela niente che ci lascia di sasso, cosa che forse avrebbe dovuto fare. Ha un'incredibile buona protagonista, eccelsa, divina, e ha l'angoscia: lei angosciata da questi fantasmi del passato ci angoscia, e poi, alla fine, quando sta andando in un posto migliore, forse

Film Critics Association Awards.





Composta da critici cinematografici e giornalisti provenienti da tutto il mondo, la Washington DC Area Film Critics Association, meglio nota come Film Critics Association e basta, ha pubblicato i nomi vincitori dei quindici premi che ogni anno vengono messi a disposizione; anche in questo caso il miglior film è il francese The Artist mentre sorprende l'attrice protagonista, Michelle Williams, molto apprezzata ma finora rimasta a bocca asciutta. Altra sorpresa è il film straniero, Almodóvar si prende la rivincita sulla Spagna che non l'ha scelto per la candidatura all'Oscar; meritatissima la vittoria di Octavia Spencer, praticamente vera protagonista di The Help. Potete leggere l'elenco delle intere nominations e dei vincitori all'indirizzo del sito ufficiale, mentre io vi propongo i premi maggiori che sono stati assegnati:

Miglior Film: The Artist
Miglior Regia: Martin Scorsese per Hugo
Miglior Attore: George Clooney per The Descendants
Miglior Attrice: Michelle Williams per My Week With Marilyn
Miglior Attore Non Protagonista: Albert Brooks per Drive
Miglior Attrice Non Protagonista: Octavia Spencer per The Help
Miglior Sceneggiatura Originale: Will Reiser per 50/50
Miglior Sceneggiatura Non Originale: Alexander Payne, Nat Faxon & Jim Rash per The Descendants
Miglior Film Straniero: La Pelle Che Abito (Spagna)