venerdì 20 gennaio 2012

eat my shit.




The Help
2011, USA, 146 minuti, colore
regia: Tate Taylor
sceneggiatura: Tate Taylor
soggetto: Kathryn Stockett
cast: Emma Stone, Octavia Spencer, Viola Davis, Bryce Dallas Howard, Allison Janney, Sissy Spacek
voto: 7.1/ 10
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Prima volta nella storia del cinema e dei miei vent'anni che dò un voto inferiore a quello che IMDb dà allo stesso film; ma non bisogna temere: il voto è inferiore di poco. Il film è un buon film, lungo (non quanto Via Col Vento) e curato soprattutto nei costumi e nei parrucchi, ma che passerà alla storia per le interpretazioni dell'intero cast, e magari anche per aver incassato nel primo fine settimana un milione e mezzo di dollari in più di quanto è costato - ed esser rimasto poi primo in classifica per le seguenti settimane, fino a raggiungere 169 milioni di dollari il 20 novembre. Certo non è una sorpresa: il film si basa sull'omonimo romanzo di Kathryn Stockett che pure fu un caso editoriale che fu stampato nel 2009 in Italia e ri-esce adesso sempre per Mondadori col titolo L'aiuto (522 pagine, € 20,00). La storia è quella: 1962, estate, Eugenia Phelan che tutti chiamano Skeeter torna a casa dall'università e cerca lavoro nei giornali locali e lo trova, come autrice della rubrica quotidiana sui segreti della nonna per prevenire lacrime tagliando le cipolle e smacchiare l'olio dal vestitino; ma Skeeter è tutto tranne che una casalinga, non ha nemmeno un marito e tantomeno un moroso al contrario di tutte le sue amiche coetanee e già madri che giocano a bridge ogni settimana, così chiede aiuto alla domestica nera di una delle case che frequenta più spesso, casa all'interno della quale alla domestica nera non è consentito fare la pipì, perché "portatrice di particolari malattie". Gli anni '60 procedono, e insieme i diritti civili, le leggi razziali, la convivenza americana bianchi-neri, le parole di Kennedy, i pargoli che queste collaboratrici crescono meglio delle madri e ai quali poi sono costrette a dire addio all'improvviso. Skeeter, che sogna di pubblicare un romanzo oltre che una striscia su carta riciclata, propone prima a una, poi a una dozzina di cameriere di rispondere ad alcune domande per mettere insieme una sorta di moderno libro-inchiesta che denunci la condizione di schiavitù che le poverine devono patire. Il libro esce, col titolo "The Help" appunto, e il film non finisce.
Una fiaba non proprio moderna fatta di tessuti floreali e boccoli, di buoni e cattivi, di vendette e sorrisi e delusioni, qualche buona battuta, molte scene di pancia in cui si sfiorano le lacrime, una voce fuori campo che con qualche sforzo in più si sarebbe potuta evitare, tanta rabbia, e tante donne altezzose e tutte uguali che prendono in braccio i propri figli una volta al giorno. Una vera e propria fiaba. In cui le attrici, nessuna più protagonista delle altre, fanno letteralmente a gara a chi splenda meglio: Emma Stone sempre brava si ritrova un ruolo che non le consente poi grandi peripezie, Bryce Dallas Howard finalmente si diverte un po' con se stessa, Jessica Chastain ah!, dopo le depressioni accanto a Brad Pitt la vediamo bellissima e biondissima e stupidissima che parla col naso e ci fa scompisciare e ricredere sui dubbi che nutrivamo, Viola Davis dopo la nomination con Meryl Streep (con cui adesso compete nella categoria delle attrici protagoniste) si può permettere anche di interpretare una pietra e la vera sorpresa è Octavia Spencer: enorme, femminile, ironica, piangente, rude, arrabbiata, un personaggio perfetto e una recitazione da Oscar (e da Golden Globe che ha appena vinto).

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