domenica 29 gennaio 2012

film blu.





The Iron Lady
2011, UK, 105 minuti, colore
regia: Phyllida Lloyd
sceneggiatura: Abi Morgan
cast: Meryl Streep, Jim Broadbent, Olivia Colman
voto: 5.7/ 10
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Candidato a 2 premi Oscar
attrice protagonista, trucco
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Dalla regista di Mamma Mia! cosa ci potevamo aspettare? Adesso, non me ne vorranno i fans di Mamma Mia!, che essendo il film che ha incassato di più nella storia del cinema in Inghilterra prima di Avatar evidentemente di fans ne deve avere molti, ma il fatto che quello fosse il primo film per il cinema firmato da questa regista si vedeva molto, moltissimo, dato che aveva i tempi di un cartone animato ed era demenzialmente ridicolo in molti punti - al punto che io non sono mai riuscito a vederlo tutto dall'inizio alla fine. Non capisco bene perché, ma Meryl Streep l'ha voluta accompagnare quella volta e questa, e se quella volta ha cantato e fatto spaccate in aria perché sua figlia si sposava, questa volta s'è sorbita ore di trucco per avere denti larghi, doppio mento, anzi triplo, caviglie grasse e un incredibile guardaroba celeste. Perché il suddetto film, The Iron Lady, da venerdì nei cinema italiani e già da inizio gennaio in Inghilterra e America, alla fine è un tributo a lei, a Meryl Streep, al suo trasformismo, alla sua carriera di attrice, all'accento inglese che ha ingoiato, alle movenze, agli sguardi, al mento tremante, ai capelli cotonati, alla camminata barcollante. Un'interpretazione che le frutterà il terzo Oscar alla diciassettesima nomination in modo che finalmente si smetterà di parlarne ogni anno, un Oscar meritato ma che il film non merita di vantare sulla locandina come molti film che raccontano di personaggi realmente esistiti; perché la sceneggiatura di The Iron Lady, sebbene scritta dall'autrice di Shame, non sta in piedi. Partendo dalla demenza senile dell'ex primo ministro inglese Margaret Tatcher, donna conservatrice che detiene il primato di aver diretto più longevo governo britannico, odiata dagli inglesi come pochi personaggi, quasi al pari di Hitler, si ritorna alla demenza senile della Tatcher, mostrando le sue allucinazioni in tutte le sale della casa in cui parla con suo marito defunto che, parrebbe, tanto ha amato, il suo freddo rapporto con la figlia (l'Olivia Colman mostruosa di Tyrannosaur), la sua convinzione di essere ancora ministro; lei dice di sentirsi benissimo, perché la vita è fatta dei propositi che vogliamo, ma la notte non dorme bene e durante il giorno piange ricordando i bei tempi andati, quando giovane e figlia di un droghiere si candida a sindaco e poi a qualcos'altro che nel film non viene detto e poi vince qualcos'altro che nemmeno viene specificato e poi puff si ritrova ad andar via da casa lasciando i due figli che corrono e gridano «mamma aspetta» fregandosene della famiglia perché il popolo l'ha votata - ma neanche dell'aver trascurato i figli, ci viene detto molto. Puff, è primo ministro inglese, dopo aver rinunciato a cappellini e voce squillante, e puff, tutti la odiano perché taglia i posti di lavoro per i minatori, le scuole, manda le flotte contro l'Iran, impone ai poveri tasse alte quante quelle dei ricchi, e la gente le bussa sul finestrino e le urla parolacce per strada. Però, in fondo, noi spettatori nati negli anni '80 che della Tatcher abbiamo solo sentito parlare, guardando questo film mica impariamo molte cose sul suo governo: scopriamo solo che vede il marito anche dopo che è morto, e si veste di blu; è conservatrice, sì, le spettano due o tre momenti alti in cui espone le proprie idee definendo il vero pensiero della vera Margaret, ma alla regista di Mamma Mia! queste cose non interessano, lei vuole mostrare gli episodi inutili della vita privata, l'acquisto del latte, l'uovo al mattino, perché incapace di fronteggiare un biopic come per esempio era stato La Vie En Rose. E Meryl Streep la fiancheggia di nuovo. Grazie a Dio. Perché se non ci fosse lei a regalarci una delle migliori interpretazioni della carriera, questo film oltre ad essere schifosamente diretto, montato e scritto, sarebbe completamente illegale al pubblico.

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