venerdì 20 gennaio 2012

il film libanese.





E Ora Dove Andiamo?
2011, Libano, 110 minuti, colore
regia: Nadine Labaki
sceneggiatura: Rodney Al Haddid, Jihad Hojeily, Nadine Labaki & Sam Mounier
cast: Claude Baz Moussawbaa, Leyla Hakim, Nadine Labaki, Yvonne Maalouf
voto: 8.5/ 10
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Quando era stata fissata la data di uscita di questo film, eravamo tutti speranzosi di poter appiccicare un bigliettino sulla locandina fuori dal cinema con su scritto "uno dei nove film stranieri in gara per l'Oscar 2012". Invece la locandina dobbiamo tenercela così com'è, con scritto "presentato fuori concorso al Festival di Cannes" e "Premio del Pubblico a Toronto 2011". Quella dell'Academy deve essere stata una svista, perché tutti i critici e i siti davano per scontato che E Ora Dove Andiamo? finisse tra i cinque film candidati alla statuetta. Perché è un film universale, ironico, inizialmente visionario e poi realistico, religioso, laico, divertente, commovente, è un film che riassume tutto, come la locandina riassume colori e sapori di questa terra lontana, il Libano, dove la regista e co-sceneggiatrice Nadine Labaki vive insieme a molte altre donne e molti altri uomini in un villaggio vecchio stampo dove si vive di ciò che dà la terra e lo sforzo umano; la sera ci si incontra per guardare la televisione in una piazzetta, adulti e bambini seduti alle proprie sedie, la maggioranza sceglie il programma da guardare, il sindaco magari dice due parole, qualcuno, se proprio deve, fa un annuncio, perché quella è anche la riunione del paese, e ogni giorno finisce così. Fino al giorno in cui si finisce a urlare, a tirare capelli, alzarsi dalle seggiole e minacciare, perché il paese tacitamente è diviso all'interno tra musulmani e cristiani che portano la propria fede dentro al petto e sono stanchi di vedere capi coperti e Madonne in giro per le vie. E nasce la diatriba, e a farla nascere ovviamente sono gli uomini. I mariti vietano alle donne di mischiarsi con le femmine delle altre religioni e i figli vengono mandati alle porte delle chiese a sputare o rompere statue. Ma le donne, le femmine, mica danno ascolto davvero ai consorti. Si danno appuntamento in privato e si domandano come fare a porre fine a questa situazione che porta solo disagi e tensioni. Le studiano tutte: la Vergine si collega mentalmente con una di loro, un vassoio di tortini drogati dà l'allegria a chi li mangia, un pullman di spogliarelliste dell'Est guardacaso perde carburante proprio vicino ai loro alberi. E tentativo dopo tentativo si arriva alla scena madre, la scena della liberazione, che la regista-attrice-sceneggiatrice si è tenuta per sé, prima del geniale, incredibile finale.
Dopo Caramel, anche passato al Festival di Cannes e ingiustamente snobbato da molte premiazioni, Nadine Labaki (che abbiamo visto anche in un film italiano orrendo, Il Padre E Lo Straniero) dà un'altra e migliore prova di regia e sceneggiatura perché smette di parlare di amori tormentati, eterosessuali e saffici, per raccontare una storia corale che coinvolge più facilmente e fa ridere più spesso. Esce oggi in poche sale di tutta Italia il film scelto per rappresentare il Libano che l'America ha scartato, e nonostante ciò non perdetevelo: nonostante la cultura sia diversa e i chilometri siano tanti è impossibile non farsi prendere di pancia e di testa da questa storia, e se non l'avete già visto recuperate anche Caramel per imparare a togliervi i peli sopra alle labbra senza la ceretta.

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