mercoledì 18 gennaio 2012

il film straniero / 2.





E SONO USCITI.
I nove film che adesso possono aspirare alla nomination all'Oscar per la migliore pellicola in lingua non inglese sono stati appena annunciati e sono:

Bullhead (Belgio), di Michael R. Roskam
Monsieur Lazhar (Canada), di Philippe Falardeau
Superclásico (Danimarca), di Ola Christian Madsen
Pina (Germania), di Wim Wenders
Una Separazione (Iran), di Asghar Farhadi
Footnote (Israele), di Joseph Cedar
Omar Killed Me (Marocco), di Roschdy Zem
In Darkness (Polonia), di Agnieszka Holland
Warriors Of The Rainbow (Taiwan), di Wei Te-sheng

Allora.
Diciamo che sono felicemente soddisfatto del mio desiderio di avere Bullhead in questa lista e adesso mi auguro che arrivi anche nella cinquina finale (saranno annunciati martedì 24 i candidati a tutte le categorie degli 84esimi Oscar), anche perché a vedere con chi compete non trovo grande difficoltà: mi auguro che Pina esca da questo giro e si candidi solo come documentario, come spero sparisca assolutamente il patetico film taiwanese tutto oro e fiori di pesco Warriors Of The Rainbow, sorpresa assoluta e poco gradita di questo annuncio; sorpresa gradita è invece Superclásico, commedia danese molto più divertente di Happy Happy ma meno matta. Non avevamo dubbi per Una Separazione e Monsieur Lazhar e Footnote e, ahimè, anche per il polacco In Darkness, ennesima storia di chi tenta di salvare dall'olocausto dodici vittime. Altro titolo inaspettato è Omar Killed Me dal Marocco con furore recitato in francese, che non credo passerà la prossima selezione dato il bassissimo spessore e la inesistente distribuzione e partecipazione a festival e premi.
Sono tristemente addolorato di tre assenze, non tanto perché ci tenevo a vedere candidati, finalmente, i registi di questi film, ma perché ancora una volta l'Academy perde la mia fiducia in questa categoria (abbiamo toccato il fondo con Il Segreto Dei Suoi Occhi): sono Le Havre di Kaürismaki, E Ora Dove Andiamo? della Labaki, The Turin Horse di Tarr. E speravo che la sorpresa l'avrei avuta vedendo il film dell'Albania (Amnesty), o della Bosnia (Belvedere), e, diciamocelo, dell'Italia che in questo modo aggiunge un anno ai tredici già trascorsi dall'Oscar a La Vita È Bella.

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