venerdì 13 gennaio 2012

la talpa.





Tinker Tailor Soldier Spy
2011, UK, 127 minuti, colore
regia: Tomas Alfredson
soggetto: John le Carré
sceneggiatura: Bridget O'Connor & Peter Straughan
cast: Gary Oldman, Tom Hardy, Colin Firth, John Hurt
voto: 7.8/ 10
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Dopo la prima mezz'ora di film non avevo capito assolutamente niente, non ricordavo neanche un nome, non mi era molto chiaro se le cose che erano successe fossero effettivamente successe, perché il film ha questa particolarità: è costruito su scene brevissime che si susseguono molto velocemente e si mischiano tra passato e presente senza avvisare lo spettatore in sala. Poi, però, qualcosa si chiarisce: Gary Oldman, per quanto compaia sulla locandina italiana sotto alla scritta La Talpa, non è la talpa; è un attempato e distinto uomo inglese che faceva parte di un'organizzazione segretissima chiamata Circus dalla quale è stato cacciato a calci in culo chissà bene perché, e aveva già sentito l'odore del tradimento quando in quegli uffici lavorava, lo sente ancora più forte quando ne è fuori, e così ingaggia un tale, giovine e in una criptica scena forse gay, che dagli archivi con non poca difficoltà gli procura cartelle e fascicoli, e poi comincia a parlare con gli ex colleghi in interrogatori interminabili che tramite altri flashback non ben segnalati aggiungono tasselli a un complicatissimo puzzle. Ognuno conosce qualcosa e ognuno conosce qualcuno che conosce il nome di questa maledetta talpa, che fornisce le informazioni a un tale che le dà agli americani. Quattro sospettati chiamati con quattro nomi in codice: lo Stagnino (tinker), il Sarto (tailor), il Soldato (soldier) e il povero protagonista.
Il titolo diventa la cosa più intelligente che sia mai stata partorita negli ultimi tempi e durante l'ultimo festival di Venezia dove il film è passato senza che nessuno se ne accorgesse molto, nonostante Colin Firth fosse fresco di Oscar e Tomas Alfredson fosse reduce dal successo di Lasciami Entrare considerato uno dei dieci migliori film di due anni fa. E anche adesso che il film è abbondantemente uscito, a settembre in Gran Bretagna e oggi da noi, se ne parla senza esagerare: è uno dei film con più probabilità di candidarsi ai prossimi BAFTA ma nemmeno una nomination ai Golden Globe e chissà se approderà agli Oscar. Di certo, l'interpretazione di Gary Oldman è stata quasi magistrale, nei panni di George Smiley che era già stato portato sul grande e piccolo schermo in sei diversi adattamenti del libro di Le Carré; Oldman decide di farsi più vecchio e più grosso, e passa due settimane a ingozzarsi prima delle riprese e si tinge i capelli di bianco. Accanto a lui, i toni lodevoli del film sono tutti per l'ambientazione: scenografia, costumi, e anche la fotografia toccano un apice tutto inglese nella ricostruzione dei pieni anni '70 tra Parigi, Londra, Budapest. E Tom Hardy, a cui spetta il più lungo racconto della storia, con calzettoni di spugna e capelli biondi e lunghi, è una delle cose che si scordano difficilmente.

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