mercoledì 25 gennaio 2012

un film di Glenn Close.





Albert Nobbs
2011, Irlanda, 113 minuti, colore
regia: Rodrigo García
sceneggiatura: Glenn Close, John Banville & Gabriella Prekop
soggetto: George Moore
cast: Glenn Close, Mia Wasikowska, Aaron Johnson, Janet McTeer, Jonathan Rhys Meyers
voto: 7.6/ 10
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Candidato a 3 premi Oscar
attrice protagonista, attrice non protagonista, trucco
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Rodrigo García, regista di questo film, è stato regista di molte piccole perle poco note: molte puntate della serie Carnivàle, molte puntate di Six Feet Under, gli episodi pilota di Big Love e Six Degrees ma, più di ogni altra cosa, è stato lo sceneggiatore e regista di una pellicola particolarissima che si chiama in italiano Nove Vite Da Donna (Nine Lives in originale) composta da nove soli pianosequenza che immortalano in un particolare momento della loro esistenza nove donne che, nel bene o nel male, a volte sono collegate tra loro, dando prova, attrici e regista, di incredibile maestria tecnica (perché, lo sappiamo, i pianosequenza sono la cosa più difficile da fare, in un film). Abbandona lo sperimentalismo però per dirigere tranquillamente e quasi scolasticamente questo film mascherato, Albert Nobbs, su una storiella originale di George Moore, che in realtà non è "un film di" Rodrigo García ma di Glenn Close: lei lo scrive, lo produce, lo interpreta, lo sente così suo che firma anche il testo della canzone originale, "Lay Your Head Down" inserita tra le trentanove canzoni scelte dall'Academy prima delle nominations ufficiali.
E di Glenn Close si può solo parlare: interpreta un maggiordomo, un bassetto e attempato irlandese con problemi alla dentiera, che è in realtà una povera signorina con un passato tormentato e tormentoso che per sfuggire alla famiglia adottiva e per arrivare a fine mese un giorno veste i panni di un galantuomo e cerca lavoro come cameriere in un alberghetto, e hotel dopo hotel arriva al posto fisso della vita, dove la servitù le/gli porta rispetto e la padrona la/lo tiene molto in considerazione, e dove assiste a spettacolini tra le cameriere che si punzecchiano e i nobili che organizzano feste alcoliche e promiscue nella sala grande. Una sera si vede costretta/o a dover dividere il letto con un tale giunto per ridipingere le pareti, e balbettando chiede che l'ospite dorma altrove perché teme che il segreto possa essere svelato. E infatti il segreto si sta per svelare, ma...
Adesso, io non posso raccontare quasi niente sulla trama di questo film, ma diciamocelo: le due attrici che interpretano gli uomini sono palesemente attrici che interpretano uomini; non so se nell'Irlanda di fine Novecento ci fossero degli uomini così androgini e pallidini, ma noi pubblico in sala lo capiamo subito, che qualcosa non va. In realtà, queste due attrici, paiono tanto mascherate anche quando indossano corsetti e gonnelline volutamente pacchiane. Resta il fatto che, in completo o in sottana, dànno prova di altissima recitazione nell'accento, nell'intonazione, nell'impasto vocale, nelle movenze, nella postura. Tutte caratteristiche che in una sono portate all'eccesso e nell'altra sono ammazzate da un'ingenuità e una stupidità che lascia perplessi: Albert Nobbs, oltre a parlare da solo, si pone delle domande idiote.
Bei costumi e bellissime scene, trucco lodevole ma non so quante speranze abbia di vincere contro Meryl Streep, così come non ha molte speranze la Close che arriva oggi alla sua sesta nomination senza aver mai vinto un Oscar, per un film di cui non si è parlato malissimo ma che non è così male come si mormorava: poteva finire meglio, ma è così che va la vita. Esce in Italia il 10 febbraio e bisognerebbe farlo vedere a un po' di omofobi e di persone sessualmente confuse.

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