giovedì 23 febbraio 2012

il principe & l'attrice.





Il Principe E La Ballerina
The Prince And The Showgirl, 1957, UK, 113 minuti
Regia: Laurence Olivier
Sceneggiatura non originale: Terence Rattigan
Basata sulla pièce The Sleeping Prince di Terence Rattigan
Cast: Marilyn Monroe, Laurence Olivier, Richard Wattis, Jeremy Spenser, Sybil Thorndike
Voto: 8.3/ 10
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Non lasciatevi ingannare dall'immagine della locandina qui a sinistra: questa melensa scena, nel film, non c'è mai; era una pratica usuale, negli anni '50 americani, promuovere un film con immagini della star più famosa assolutamente non inerenti alla pellicola, fotografie di moda o di altre occasioni che pubblicizzavano il personaggio, non il film. Così è per questo piccolo gioiello inglese del '57 che ebbe la partecipazione di Marilyn Monroe che all'epoca era come il nostro Mr Decaffeinato, se vogliamo, che dall'America volò in Inghilterra per far contento un altro colosso, Laurence Olivier, che a quel tempo aveva già vinto un Oscar per l'interpretazione in Amleto e uno per il contributo come regista, attore e produttore in Enrico V e aveva già girato Rebecca di Hitchcock.
La scena di questa locandina non la vedrete mai perché i due personaggi, nel film, a malapena si sfiorano; lei è, letteralmente, una “showgirl”, un'attricetta di una ridicola compagnia teatrale quasi tutta femminile che si chiama “Le Noci Di Cocco” in cui, essendo americana, può interpretare solo la parte delle amiche americane delle protagoniste; lui è il granduca Carlo, principe-reggente di Carpazia giunto a Londra per una cerimonia di incoronazione e che, per l'unica notte che dovrà passare a palazzo (quella successiva, prima della partenza, è impegnato in un ballo), ha intenzione di non essere solo nel letto. Si reca così a teatro da questa sua amica, tale Maisie Springfield che viene più nominata che inquadrata, e vede lo spettacolo messo in scena, al termine del quale si reca nelle quinte a salutare cast e troupe, disposti religiosamente in riga. Si vede che la sua simpatia va più alle donzelle che ai garzoni, e quando arriva all'ultima a destra, Elsa, nome d'arte Marina, lei, frivola e svampita, è così esagitata che le si slaccia una bretella ed è costretta a tenerla su con la mano per non far vedere al granduca la mercanzia. Lui, colpito dalla cosa, le manda un bigliettino la sera stessa che la informa di essere stata invitata a pranzo al palazzo reale. Sorpresa e dubbiosa su cosa mettersi, cerca di imparare i vari saluti e i vari gradi di altezza reale dall'assistente del reggente che poi la scorta fino alla sala da pranzo, dove pranzerà praticamente da sola, perché quell'altro sarà impegnato in commissioni reali. Inizia così un'epopea claustrofobica che si svolge quasi tutta tra le mura di questo sontuoso castello, quasi tutta con un unico vestito bianco, quasi esclusivamente tra Elsa e il granduca, che ora bisticciano ora fanno pace e per tre volte si dicono addio: lei fa per andarsene, e qualcosa poi la trattiene.
Film visibilmente reduce dal teatro, non disturba per il mono-set ma anzi annoia molto quando si esce in strada, verso la metà, e si assiste a questa parata regale di carrozze e soldati; la fintissima lacrima che cade da un solo occhio della Monroe, nella cattedrale buia dove avviene il fatto che noi non vediamo, è anche la nostra, che contiamo alla rovescia i minuti che ci separano dal ritorno a palazzo. La seconda parte, però, è meno potente della prima. Resta comunque un film assolutamente brillante, intelligentissimo, originale, ben scritto, talmente ben scritto che non è piaciuto molto alla critica come tutti i film ben scritti (leggi: The Burning Plain, The Prestige), ben interpretato tanto da lui quanto da lei - che però ci rifila la solita parte di bella ballerina imbecille «sciapa, insipida e senza sale» con qualche sorpresa sulla sua stupidità. Il voto è altissimo soprattutto per un motivo: le poche ma incredibili battute della regina Sybil Thorndike che sono da manuale di umorismo, che riempiono di citazioni la pellicola e si domandano perché Marilyn vestisse sempre di bianco.

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