venerdì 10 febbraio 2012

la guerra zuccherina.





War Horse
2011, USA, 146 minuti, colore
regia: Steven Spielberg
sceneggiatura: Lee Hall & Richard Curtis
soggetto: Michael Morpurgo
cast: Jeremy Irvine, Peter Mullan, Emily Watson, David Kross, Eddie Marsan
voto: 7.4/ 10
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Candidato a 6 premi Oscar
film, scenografia, fotografia, colonna sonora,
montaggio sonoro, mixaggio sonoro
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Vorrei iniziare a parlare di questo film sottolineando che con la doppia nomination ottenuta per questa pellicola e per l'altra di Spielberg dell'anno, Tintin, John Williams giunge alla sua quarantasettesima nomination all'Oscar, ripeto, quarantasettesima, in quarantaquattro anni di carriera. John Williams, per chi non lo sapesse, è un compositore di colonne sonore originali, e di Oscar ne ha vinti cinque - su quarantacinque nominations. Quest'anno dubito fortemente che arriverà il sesto (The Artist promette bene), ma di certo questo War Horse senza la sua musica (ora epocale ora comica) non sarebbe il film che è. Che non è assolutamente un capolavoro, ma è una fiaba kolossal molto curata, artisticamente riuscita. E se scenografie, colori, costumi, riprese, suoni e bombardieri sanno essere convincenti nella riproduzione di un'Inghilterra in guerra, è proprio la storia che non sta in piedi. Ma non è certo colpa di Spielberg, sapiente regista ormai navigatissimo, creatore di ambienti e favole che hanno sempre incantato grandi e piccini - il problema è nella trama di base, che parte da un libro per l'infanzia, in italiano Cavallo Da Guerra, in cui questo purosangue nato a caso nelle valli della Bretagna parla in prima persona e racconta, proprietario dopo proprietario, di come viene venduto all'asta, portato nell'esercito, salvato da due soldati nemici, riportato dal primo padrone. Ed il film segue questa trama senza dare voce all'animale, ma rendendolo comunque protagonista: le prime scene sono tutte valli e cavalli, il proprietario ubriacone di una fattoria va all'asta e paga trenta ghinee per questo cavallino che «ne vale appena dieci», suo figlio promette di addestrarlo ben bene e di arare poi la terra, e mentre il villaggio - che evidentemente non ha di meglio da fare - accorre per ridere del tentativo fallito, sfruttando la pioggia e il terreno morbido il giovanotto spinge cavallo e vomere e riesce nell'impresa: la fattoria per ora non va in disgrazia, ma alla prima tempesta il padrone si vede costretto a dare il cavallo ai militari che se lo portano in battaglia contro i tedeschi. Albie, così si chiama l'addestratore amico del cuore di Joey il cavallo, decide di arruolarsi pure lui, ma è troppo giovane. Il soldato che compra il puledro gli promette che ne avrà cura e glielo riporterà vivo e presto. Non mantiene la parola, perché schiatta poco dopo, ma il cavallo sopravvive correndo e finendo nell'accampamento nemico, dove il Michael giovane che intratteneva Kate Winslet in The Reader dentro e fuori al letto (all'anagrafe David Kross) e suo fratello se ne appropriano prima di essere fucilati e lasciarlo nel mulino di una ragazzina francese, che se lo vedrà portare via di nuovo dall'esercito calato a far razzia... Insomma, come la storia dell'uva del frate questo cavallo fa il giro di mezza Inghilterra e mezzo conflitto mondiale rimanendo sempre intatto e trovando sempre gente dall'animo nobile ed equino che se ne prende cura come se fosse un figlio, che gli parla come se potesse rispondere («dài bello, cammina bello», «pensi di potercela fare Joey?», «ti chiamerò Francois come il ragazzo che mi ha spezzato il cuore»). Ed è subito fiaba. Un po' perché, in piena guerra, i cavalli a malapena ricevevano l'acqua per abbeverarsi; un po' perché, intorno, succedono cose che in piena guerra nemmeno si raccontavano ai bambini per farli addormentare: le truppe che irrompono in casa di un vecchio e di sua nipote gli rubano frutta verdura e marmellate e non toccano un capello dei padroni di casa - quando il più realistico Cold Mountain ci raccontava bene delle violenze, gli stupri, le umiliazioni che i poverini dovevano subire. Albie, che poi si arruola puramente per ritrovare il suo cavallo, cade nel fango e salta dalle trincee e non ha mai l'affanno, non è mai sporco in faccia (lo è solo sulla locandina), non parla mai come un uomo ma sempre come un idiota. I suoi compagni, invece di preoccuparsi delle bombe, si preoccupano del quadrupede. Però, è una fiaba per famiglie, un racconto dolce di una cosa che è stata tremenda, come il film contro cui gareggia agli Oscar, The Help, che parla delle leggi razziali facendo ridere, perché agli americani piace così: effetti sonori, spari, mille figuranti ben vestiti, un'amicizia che non muore e qualche dettaglio storico omesso.

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