venerdì 3 febbraio 2012

la straordinaria invenzione del cinema.





Hugo Cabret
2011, USA, 126 minuti, colore
regia: Martin Scorsese
sceneggiatura: John Logan
soggetto: Brian Selznick
cast: Asa Butterfield, Chloë Moretz, Ben Kinglsey, Sacha Baron Cohen
voto: 8.4/ 10
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Candidato a 11 premi Oscar
film, regia, sceneggiatura non originale, scenografia, fotografia, costumi, montaggio, colonna sonora, montaggio sonoro, mixaggio sonoro, effetti visivi
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Nella sua unica scena, Jude Law ci rivela di essere il padre deceduto in un incendio di un ragazzino piccino, tale Hugo Cabret, che già era orfano di madre, e adesso non ha nessun parente né amico che si occupi di lui, e quindi vive solo ma non sconsolato, dietro ai marchingegni dei meccanismi degli orologi della stazione in una Parigi degli anni '20. Mangia rubando paste alla caffetteria vicino ai binari dove la gentile fioraia saluta la proprietaria che si occupa del suo cane, cercando di non farsi vedere dall'ufficiale ferroviario, un Sacha Baron Cohen coi baffetti e una gamba tenuta insieme da pezzi di ferro per degli incidenti di guerra - che ci sorprende nella sua prima seria interpretazione drammatica. Tutta l'eredità di Hugo è in un automa mezzo scassato di cui non si capisce bene l'utilità, accompagnato da un'abilità pazzesca a riparare marchingegni e meccanismi, oggetti rotti e giocattoli. E proprio mentre cerca di rubare un topolino malfunzionante di plastica dal negozio di balocchi della stazione, il proprietario Ben Kingsley intento ad osservare i tacchi delle donne che passeggiano (capiremo poi da dove viene questo feticismo) lo becca e lo rimprovera e gli sottrae un taccuino pieno di disegni e annotazioni, poi lo assume come aiutante e aggiustatutto per riparare alle cose precedentemente rubate, e Hugo diventa amico di sua figlia (una Chloë Moretz più mussosa che mai) con la quale inizieranno le vere avventure: perché lei, al collo, ha una chiave a forma di cuore che si incastra perfettamente nella fessura della schiena dell'automa? E perché l'automa disegna una luna con un proiettile in un occhio?
Per il suo esordio nel cinema in 3D, Martin Scorsese decide di fare il botto; chiama al cospetto i collaboratori di una vita (ma non gli attori feticcio) e chiede a Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo di costruire le migliori scenografie di entrambe le carriere (una perla per gli occhi, una chicca per il cuore, un piccolo universo visivo e visionario ricostruito con pennelli e fantasia, motivo vero del voto così alto che dò al film), a Sandy Powell di cucire costumi d'epoca per i passeggianti e sfarzosi mise per attori di cinema muto - e questi tre nomi, abbiamo la certezza che vinceranno l'Oscar. Di suo, Scorsese ci mette la maestria di regista che sa dove infilare la telecamera, e per la prima volta batte il suo amico Spielberg nella missione di portare sullo schermo una fiaba per grandi e piccini con colpi di scena e di digitale da lasciarci a bocca aperta. La storia, di per sé, è la storia di Brian Selznick e del suo romanzo La Straordinaria Invenzione Di Hugo Cabret né più né meno, un romanzo in stile Narnia per ragazzi che non poteva trovare migliore trasposizione artistica; ma ha comunque due bambini come protagonisti, il lieto fine ce lo aspettiamo e la suspance pure. Nel complesso, un film da vedere, in 3D possibilmente, per tre motivi:
1. in America è stato un flop se si considera l'enormità del budget di partenza;
2. tecnicamente e artisticamente è il miglior film degli ultimi tempi, senza strafare e senza fare troppo poco;
3. dentro al film c'è Scorsese, che fa un simpatico cameo. Vi sfido a trovarlo.

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