lunedì 6 febbraio 2012

Millenium 2.1





Millenium:
Uomini Che Odiano Le Donne
2011, USA, 158 minuti, colore
regia: David Fincher
sceneggiatura: Steven Zaillian
soggetto: Stieg Larsson
cast: Daniel Craig, Rooney Mara, Christopher Plummer, Robin Wright, Stellan Skarsgård
voto: 8.5/ 10
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Candidato a 5 premi Oscar
attrice, montaggio, fotografia, montaggio sonoro, mixaggio sonoro
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La Svezia sanno in pochi dove effettivamente stia, là nel nord dell'Europa, e quasi nessun americano effettivamente sa che si trova a nord in Europa, però la Svezia è sempre stata esportatrice di poche cose di grande valore, dalla musica al cinema. Fino alla letteratura: esattamente cinque anni fa nasceva la Uomini-Che-Odiano-Le-Donne-mania, esplosa alla fine del 2008 quando la Marsilio stava diventato straricca solo grazie alle vendite del primo libro della trilogia e quando si progettava di girarne un film, in patria; a metà 2011 solo in America il primo dei tre romanzi di Stieg Larsson aveva venduto più di venti milioni di copie, il primo dei tre film aveva vinto un BAFTA, iniziava la gialli-svedesi-mania e in metro e in tram le persone non leggevano più il quotidiano. Poi la cosa è andata calando, ma si sa, gli americani non sono mai contenti dei successi degli altri: Tarantino aveva promesso che avrebbe prodotto un remake del film con protagonista Brad Pitt (sodalizio nato sotto gli Inglorious Basterds). Invece la ragazza con il drago tatuato è toccata a David Fincher, appena dopo la fine del suo mondiale ed incredibile successo per The Social Network, cult generazionale vincitore di tre Oscar e dato per miglior film e regia dell'anno.
E in effetti, Fincher è un buon regista. Originale, sperimentale, scolastico quando racconta lo sviluppo di una vicenda ma sorprendente per certe accortezze, certe piccole soggettive, qualche giro che la telecamera compie inaspettatamente, una cura minuziosa delle parti tecniche e artistiche. Il voto così alto che dò al film deriva da due cose: il tecnicismo, appunto - il montaggio veloce e impeccabile, la musica sempre presente là dietro, là in fondo, ad infastidire con bassi troppo presenti, a creare tensione senza prendere il volo, e poi la fotografia buia quando si racconta una storia tra le nevi e tutta colori quando si torna negli anni '60, scene (appena vincitrici dell'ADG) e costumi neri, grigi, bui, che contrastano col candore dei paesaggi svedesi; e il secondo fattore è il non aver letto i precedenti libri né aver visto i precedenti film. Perché, a quanto pare, «la versione svedese è meglio». E ci credo. Perché l'America tende ad "americanizzare" sentimenti e novità per cui la struttura del film in sé pare un pelo banale come banali paiono dei personaggi privi di passato e che fanno delle scelte (lei va con donne in discoteca, poi si butta sugli uomini quando meno è opportuno) inspiegabili, c'è un finale sentimentale aggiunto e un po' di sesso in più.
Parallelamente si dipanano le vicende di Lisbet (la Rooney Mara che apriva The Social Network) e Mikael (Daniel "Bond" Craig), la prima investigatrice privata e hacker informatico dal bizzarro look punkettaro, il secondo giornalista per una rivista economica dal nome Millenium, che si intrattiene di tanto in tanto con la sua caporedattrice praticandole cunnilingus e che è appena stato prosciugato economicamente e moralmente da una causa di diffamazione persa in tribunale. Viene chiamato da un ricco proprietario di aziende familiari e giornali, ufficialmente per scrivere una biografia, realmente per indagare sulla sparizione di una nipote quando c'era ancora Elvis alla radio. Lui inizierà le sue indagini mentre Lisbet verrà violentata analmente (ciao, Irreversible) dal suo grasso e bavoso tutore, verrà quasi derubata in metro, andrà a spasso in motocicletta e in casa di riposo a parlare con un vecchio. Lei, precedentemente, ha indagato su Mikael, e lui la fa chiamare per una mano nelle indagini sempre più intricate. A metà delle due ore e mezzo le loro vite si intrecciano e parte l'americanata. Suspance, sesso, la contemporanea scoperta dell'assassino da parte di entrambi, quasi un morto.
La storia, ormai, è inutile raccontarla, la conoscono tutti (tranne io prima di oggi). Il film, ricorda a tratti The Ghost Writer (stessa casa tra la neve di un finto biografo, stessi contatti con la parentela pazza, stessi toni cupi tra indagini familiari) e a tratti The Social Network (una valanga di computer, pubblicità alla Apple e alla Epson, inquadrature di schermi, di dita che pigiano, di particolari tecnici e tecnologici). Ha cinque nominations all'Oscar: una meritatissima per il montaggio, quelle giuste per il sonoro, la fotografia... all'attrice protagonista, gliel'hanno proprio voluta regalare a discapito di Tilda Swinton. Mentre sarebbe stato più giusto ri-candidare il regista e i compositori della elettronica colonna sonora.

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