venerdì 23 marzo 2012

che tipo di libertà.





The Lady
id., 2011, UK, 132 minuti
Regia: Luc Besson
Sceneggiatura originale: Rebecca Frayn
Cast: Michelle Yeoh, David Thewlis, Jonathan Raggett
Voto: 7.3/ 10

Da venerdì 24 marzo
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La "lady" del titolo, una molto brava Michelle Yeoh (La Tigre E Il Dragone, Memorie Di Una Geisha), compare nella prima scena praticamente infante, che ascolta incantata suo padre che in birmano le racconta per metafore cos'è la politica e cos'è la vita. Suo padre, autore del negoziato per l'indipendenza dal Regno Unito, pochi minuti dopo sarà fucilato da un gruppo di avversivi. È il 1947. Aung San Suu Kyi si laureerà ad Oxford in Filosofia, Scienze Politiche ed Economia, si trasferirà a New York, lavorerà per le Nazioni Unite e incontrerà l'uomo della sua vita, Michael Aris, studioso di cultura tibetana che le darà due figli maschi, Alexander e Kim. La famiglia si stabilizzerà in Inghilterra ma un giorno, all'improvviso, mentre il telegiornale manda in onda le immagini delle proteste degli studenti birmani zittite dalla repressione armata, arriva una telefonata, e San viene informata che sua madre ha avuto un infarto. Prende il primo volo e la raggiunge in Birmania, dove vige uno dei più estremisti e oppressivi sistemi politici mondiali e dove sono proibite le manifestazioni pubbliche formate da più di cinque persone. E comincia l'odissea: tre anni di lontananza dal marito e i figli, lustri di arresti domiciliari, la morte della madre, il tumore del marito, un Premio Nobel per la Pace che non può ritirare.
Dopo il biopic su Giovanna D'arco, Luc Besson abbandona le tinte fantasy e violente che l'hanno contraddistinto (Nikita, Léon, Angel-a, i più recenti film di Arthur) dai suoi esordi ad oggi e si dedica anima e cuore al racconto minuzioso della prima donna birmana a opporsi al regime fondando la Lega Nazionale per la Democrazia, su cui gran parte dei colleghi finiti in carcere durante gli assalti dell'esercito ha coraggiosamente raccontato molto per la realizzazione di questo film. Scene grigie a Londra e coloratissime in Birmania, fiori tra i capelli, doppia lingua, grandi immagini di paesaggi e qualche ralenty accompagnato dalle musiche esotiche strappacuore. È un film assolutamente scolastico, anche troppo in certi momenti. Certo non si può non paragonarlo con l'altro biopic dell'anno, quello sulla Dama di Ferro inglese con cui condivide gran parte del titolo e una figura maschile devotissima e imbecille. A differenza del film con la Streep però, questo racconta davvero la vita e l'operato di una politica, con la dovuta parte di sentimentalismo matrimoniale, ma anche con il quadro storico dell'epoca. Non c'è paragone tra i due. Ha strappato molti applausi al Festival di Roma di ottobre ed esce, insieme all'altro romano, oggi al cinema.

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