venerdì 16 marzo 2012

di giorno sei di tutti.





Magnifica Presenza
id., 2012, Italia, 105 minuti
Regia: Ferzan Özpetek
Sceneggiatura originale: Federica Pontremoli & Ferzan Özpetek
Cast: Elio Germano, Paola Minaccioni, Margherita Buy,
Vittoria Puccini, Beppe Fiorello, Cem Yilmaz, Claudia Potenza,
Andrea Bosca, Anna Proclemer, Alessandro Roja
Voto: 7.2/ 10

Da venerdì 16 marzo
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Una cosa che si pensa ma non si dice perché sarebbe blasfemia è che Ferzan Özpetek è il Pedro Almodóvar nostrano, sempre in bilico tra il dramma e la commedia, sempre puntellato da sessualità incerte o miste, a suo agio con attori (e soprattutto attrici) poco noti dalla bizzarra faccia ciociara, sempre attento al rapporto tra immagine e musica. Pedro però supera Ferzan perché quest'ultimo crolla nel melò e il primo no, quest'ultimo cade nel grottesco e il primo no. E Magnifica Presenza è l'apice di questo bilico, a cominciare dai titoli di testa che paiono l'inizio di Caramel piuttosto, tra musica turca e trucco teatrale. Primi piani vicinissimi, montaggio accelerato, e poi, mazzata inaccettabile, tutta una serie di ralenty sparsi qua e là nella pellicola che proprio non si possono vedere, e ci si chiede perché, che necessità c'era.
Per la prima volta insieme al regista ottomano Elio Germano (bravissimo) interpreta Pietro, tutta una protuberanza in faccia, accento siciliano perché viene da Catania col "sogno italiano" di sfondare nel mondo del cinema (a cominciare dal mondo degli spot) a Roma, che riesce ad essere meno erotico di Stefano Accorsi al quale in più di una scena somiglia molto. Pietro a Roma ha una cugina, anzi la figlia della cugina di sua madre a cui lui non è praticamente niente, personaggio magnifico, e insieme se la spassano e dormono ma siccome lei russa «come un cammello» lui cerca casa, e la trova, e ci va a vivere, e la rassetta, la decora, la arreda, la abita. La casa, però, pare abitata da qualcun altro: una camerierina compare nel buio, un bambino grasso compare sotto al tavolo... Pietro si lamenta con la proprietaria arricchitasi con l'eredità della madre ma poi no, decide di rimanere in quella casa perché in fondo quelle presenze hanno il loro fascino (soprattutto grazie a uno scrittore, che usa le migliori battute del film). Scoprirà che questi fantasmi sono i sei personaggi in cerca di un autore (più lo scrittore appunto, e un bambino) tanto celebri durante la Seconda Guerra per i loro spettacoli che mischiano recitazione e balli e canti ma non sono musicals. E che hanno bisogno di un favore, altrimenti non se ne possono andare da quella villa. E Pietro, che lavora di notte in un forno ma non è pasticcere perché non fa le torte ma solo i cornetti e s'addormenta dappertutto, inizia con l'essere scettico e finisce con l'essere stregato.
In questo film succede una cosa che nei film di Özpetek succede sempre e una che non succede mai: la prima, è la scena in cui un personaggio, di solito un celebre attore italiano, di solito donna, ha un monologo tutto per sé e per un attimo il cinema si ferma, si spezza il fiato, si rimane incantati da tanta spontanea bravura. La cosa che non succede mai, invece, è che c'è una ricca tavola imbandita dalla quale nessuno mangia. Una cosa che succede sempre e qui no è che non compare Serra Yilmaz (a cui c'eravamo abituati un po' come Hitchcock e come appunto Almodóvar, che infila nei film suo fratello dietro ai banconi) ma un uomo con lo stesso cognome. Un'altra cosa che succede sempre è che alcuni cerchi non si chiudono, forse troppi: la storia della cugina, la storia dei fantasmi e soprattutto la storia di Pietro e Paolo (che guardacaso si chiamano così e sono a Roma).
MyMovies ha scritto che è "il miglior film di Özpetek" per introspezione e significati, che parla della paura della morte e dell'amore. A me non pare che succeda niente di tutto ciò, non ci si riesce neanche a spaventare nelle scene di tensione. Non è assolutamente un brutto film, certo, ma continuiamo a preferire Un Giorno Perfetto.

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