mercoledì 7 marzo 2012

si piange a crepapelle.



Quasi Amici
2011, Francia, 112 minuti, colore
regia: Olivier Nakache & Eric Toledano
sceneggiatura: Olivier Nakache & Eric Toledano
cast: François Cluzet, Omar Sy, Anne Le Ny, Audrey Fleurot
voto: 6.4/ 10
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Rimaniamo in ambito francese su un film che fino all'ultimo momento non sapevo se recensire o meno (è uscito questo venerdì, una settimana dopo un altro su cui ho taciuto, Knockout) ma oggi, sentendone ancora parlare, mi sono detto: ok, sfatiamo il mito. "Il film francese più visto di tutti i tempi" promette, sulla locandina, "risate a crepapelle". Bene, non ve le aspettate. Si ride meno di una puntata di Modern Family, e si ride soprattutto se si conosce qualche dettaglio d'oltralpe. Si sorride spesso, ma si piange anche molto: il nostro Ludovico Einaudi firma la colonna sonora più versatile della storia del cinema: si passa dalla disco-music degli anni '80 a Bach e Mozart fino a trilli di pianoforte (accompagnati da grandi paesaggi marittimi) da spezzare il cuore. Il film è anche meno imbecille di quello che si pensa: ben lontani dalla demenza popolare di Giù Al Nord, ormai ex campione di incassi francese, i personaggi di Quasi Amici - che in originale ha un ben più presuntuoso titolo, Intouchables, di poco diverso dagli Intoccabili di Brian De Palma - fanno parte tutti dell'altissima borghesia, quasi aristocrazia, di Parigi. Tutti tranne il protagonista, Idris, tipico nero bonaccione e spontaneo che si presenta ai colloqui di lavoro in scarpe da ginnastica e pantaloni della tuta, perché tanto sa che il lavoro non lo otterrà e spera nel sussidio da disoccupazione. Nella prima scena, Idris e colui di cui in futuro si prenderà cura sono in macchina, in coda nel traffico in mezzo alle illuminate vie della capitale francese, che neanche si parlano e neanche si guardano. Un colpo di acceleratore e il film, partito con la marcia del drammone, diventa Drive: un inseguimento, una scommessa, un blocco della polizia, una bugia. Non si capisce bene questo inizio: si sente il sapore di una nostalgia, di un sacco di ricordi in mezzo a questi due passeggeri, uno dei quali non si muove, si sente che c'è della tristezza, e non una "risata a crepapelle". Però poi la scena si interrompe e si torna indietro nel tempo e si scopre in che modo questi personaggi si sono incontrati, e come sono diventati amici - e non quasi amici.
Spunto di base vero ma anche veramente trito e ritrito del ricco che incontra il povero e lo scopre indispensabile, e il povero che incontra il ricco e lo trova poco pragmatico: il nero morto di fame chiede alle donne se vogliono fare il bagno con lui; il bianco possessore di una villa molto simile a Versailles intrattiene una corrispondenza epistolare amorosa con una sconosciuta regalandole versi in rima su angeli e sfingi. A teatro, finiranno col ridere.
Per la serie delle assurdità francesi, Omar Sy che interpreta Idris ha ottenuto il Premio César per la migliore interpretazione maschile lo scorso 24 febbraio, rubandola al suo collega di set e a Jean Dujardin vincitore del BAFTA, del Golden Globe, dell'Oscar per The Artist. È stato l'unico premio dato alla pellicola che non poteva uscirsene a mani vuote dopo il successo di pubblico e critica, e che aveva nove nominations (tre per gli attori, il film, la regia, la sceneggiatura, la fotografia, il montaggio, il sonoro). Peccato per il nostro Einaudi, che non è stato neanche candidato.

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