lunedì 16 aprile 2012

brindiesh #2.





Tyrannosaur
id., 2011, UK, 92 minuti
Regia: Paddy Considine
Sceneggiatura originale: Paddy Considine
Cast: Peter Mullan, Olivia Colman, Eddie Marsan, Den Dennehy
Voto: 8.8/ 10
_______________

Ed è stato questo, a vincere il BAFTA al miglior debutto. Ha ritirato il premio il regista e sceneggiatore Paddy Considine che ha strizzato l'occhio a Richard Ayoade salendo sul palco, candidato quest'ultimo nella stessa categoria per Submarine di cui abbiamo parlato ieri e in cui Considine recita, e ha strizzato pure l'occhio al suo attore protagonista, Peter Mullan, che era candidato quasi allo stesso premio nel 2003 per la regia di Magdalene (Leone d'Oro a Venezia), e ha strizzato pure l'occhio, Paddy Considine, a Olivia Colman, la sua attrice protagonista, che quella sera era seduta là in mezzo pure per un altro film, il terribile terrificante The Iron Lady, in cui era la figlia di Maryl Streep.
Insomma, quella indipendente inglese è una cricca che gira e rigira si ritrova sempre. Ma un film così non se l'aspettava nessuno.
Dopo una serie interminabile di «fuck» e «fucking», Joseph (Mullan) tira due calci al suo cane - e lo ammazza - e tira due sberle a un gruppo di pischelli che giocano a biliardo in un bar, che urlando poi non troppo lo stavano disturbando. Li stende, scappa, si rifugia dietro all'attaccapanni dei vestiti in vendita in una specie di negozio cattolico di scambio e volontariato, una cosa tipo Bottega del Mondo, Caritas, gestito da una simpatica donnina (Colman) non così attraente che sorride nel vedere un tale che le si infila nel locale; lei si avvicina, lui le dice tanto per cambiare «fuck»; lei gli chiede come si chiami, lui risponde «Robert De Niro»; lei si inginocchia e prega, lui dopo un po' esce. Capiamo che questo Joseph ha dei problemi. Capiamo poi anche che questa donnina si chiama Hannah, e che ha dei problemi pure lei, dato che quando s'addormenta sul divano, la sera a casa, il marito le piscia addosso. Lui tornerà a trovarla il giorno dopo. Lei, il giorno dopo, verrà presa a cazzotti dal marito che suppone di avere le corna. Con non poche difficoltà, inizierà un sottile rapporto che non è certo sentimentale, non è ancora nemmeno amicizia, è solo compatibilità affettiva perché queste due persone, in fondo, non conosco nessun altro, non hanno nessun altro, sono un volgare manesco schizzato e una fanatica cattolica senza nessuno al mondo.
Siamo ancora nelle periferie inglesi, dove si parla a bocca stretta e si dice «oaye», siamo ancora nei quartieri del degrado, dove la gente ha a malapena la cucina e nell'orticello una cuccia per il cane.
Il film per la prima metà è impeccabile. La telecamera sa sempre cosa inquadrare e le scene si collegano ognuna alla successiva grazie a una fotografia coerente, che dal grigio tende all'ocra anche nei volti, negli esterni. Ogni tanto ci viene donata anche una peripezia tecnica (fuoco e controfuoco, mezzobusto coperto), ma la cosa più importante è la presentazione analitica, umana, psicologica dei personaggi in questi giorni che vivono. Poi, insieme a un funerale dove ci si diverte, la storia perde un po' la corda che aveva seguito finora, pare effettivamente, com'è stato notato, che tutto sia un preambolo per uno sviluppo che non arriva. Alla fine la pellicola si rialza e ci sorprende e si conclude nel migliore dei modi. In tutto questo, oltre ad un Peter Mullan bravissimo e odioso, Olivia Colman passerà alla storia. La migliore performance femminile dell'anno, azzarderei. Completamente ignorata dai premi, amata dalla critica. Suo marito (nel film) Eddie Marsan, tra Sherlok Holmes e War Horse s'è ritagliato in questo film la più interessante performance.

Nessun commento:

Posta un commento