mercoledì 18 aprile 2012

FCE13: Polonia.





Fear Of Falling
Lek Wysokosci, 2011, Polonia, 90 minuti
Regia: Bartosz Konopka
Sceneggiatura originale: Piotr Borkowski & Bartosz Konopka
Cast: Marcin Dorociñski, Krzysztof Stroiñski, Magdalena Poplawska
Voto: 6.8/ 10
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Purtroppo una specie di bronchite mi ha segregato a letto per il primo giorno di Festival del Cinema Europeo di cui ho parlato in questo post nel dettaglio, un primo giorno segnato dall'evento speciale Indignados di Tony Gatlif presentato fuori concorso e dalle prime quattro pellicole della competizione; di queste, ne ho recuperate oggi due, arrivando alla Multisala con somma sorpresa di trovare una quantità immane di bambini di non più di otto anni, giunti (ho scoperto dopo) per la versione restaurata del Pinocchio di Giuliano Cenci; di poco più grandi erano invece i miei “compagni di sala”, deduco fosse una classe del liceo, accompagnata dall'insegnante di Storia dell'Arte. Proprio lei, alla fine del primo film, ha manifestato il coinvolgimento e la soddisfazione della visione. Io la ascoltavo un po' perplesso. Il film, m'è sembrato invece freddissimo come la sua fotografia, una fotografia algida, cianotica, che colpisce gli ambienti come le persone, sembra sempre inverno, sembra inverno dappertutto. La storia, invece, è molto calda: il trentenne Tomek lavora come inviato televisivo per una grossa rete nazionale e poco prima di ricevere la promozione a conduttore del TG in prima serata gli arriva la notizia che suo padre è stato ricoverato nell'ospedale psichiatrico della città in cui s'è trasferito. Il vecchio ha da molto divorziato dalla moglie, e lei non ne ha voluto più sapere niente. Tomek si sente in dovere di andargli a far visita, e scherza con l'infermiera sul fatto che molto probabilmente si è lasciato ricoverare perché attratto dai pasti gratuiti. Allo stesso modo la pensano i medici, che lo fanno uscire quando lui ne sente la necessità. In realtà, l'uomo ha davvero seri problemi: lancia robe dal balcone, dal balcone fa la pipì sui passanti, in casa fora le pareti per arrivare agli appartamenti dei vicini... Tomek inizia una battaglia perché l'ospedale se lo riprenda ma nessuno può fare niente fino a quando non vengano intaccate cose o persone. E qui, forse, il regista (che non era presente) voleva inserire una frecciatina sociale alla Le Invasioni Barbariche per commentare la mala sanità del Paese. Intanto Tomek a casa ha una moglie che lo aspetta e un lavoro che non riesce più a fare.
La pellicola, dicevo, mi è sembrata molto fredda: dopo un inizio criptatissimo con voce fuori campo che nel resto delle scene non c'è (inizio che verrà sciolto esattamente nell'ultimo minuto), non c'è nessuna scena madre, nessuna eccessiva tenerezza. La ricostruzione del rapporto padre-figlio dopo anni di silenzio, la malattia mentale, tutti temi già toccati al cinema e tutti molto drammatici, per assurdo non emozionano, se non in qualche scenata di follia, di oggetti lanciati. Si sorride addirittura, quando c'è della complicità tra i due, ma al tutto manca qualcosa. Anche alle interpretazioni manca qualcosa: tipici personaggi che, se giocati bene, riempiono di premi, sono entrambi stati dati a due monofacce. Manca una buona musica. Manca un decollo.
Ma al voto del pubblico ho dato tre stelle su cinque a Bartosz Konopka perché questa insegnante d'Arte mi stava troppo influenzando e perché lui è un candidato all'Oscar (per Rabbit A La Berlin, miglior documentario). Adesso, gliene darei due.

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