sabato 21 aprile 2012

FCE13: Russia.





Bedouin
Beduin, 2011, Russia, 90 minuti
Regia: Igor Voloshin
Sceneggiatura originale: Igor Voloshin
Cast: Olga Simonova, Serafima Migay, Mikhail Evlanov, Remigijus Sabulis,
Dorji Galsanov, Sergey Svetlakov, Anna Mikhalkova
Voto: 7.8/ 10
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Prendete La Sconosciuta di Tornatore (prendetelo anche in dvd se non l'avete mai visto, vi siete persi un capolavoro) e prendete Il Paziente Inglese di (pace all'anima sua) Minghella. Mischiate i due film, ne esce Bedouin: una donna ucraina scappa in Russia lasciando in patria la figlia quattordicenne malata di leucemia a cui sono state date le medicine sbagliate per mesi e che adesso a malapena si regge in piedi. Scappa in Russia perché ha trovato un modo per racimolare la grana per pagare ospedale, trapianto e tutto il resto: affittare il proprio corpo, affittare l'utero, fare di sé “un laboratorio”, come dice lei, ma non nel metodo convenzionale, no, senza assoluta partecipazione del suo organo genitale. I genitori, saranno due uomini: un maturo non ancora anziano e un cinese. Per i nove mesi della gravidanza non si potrà muovere dalla città, e le viene data una casa in una sorta di condominio comune. Lei per svagarsi esce, parla con l'unica amica nei vagoni dei treni dove questa lavora, gioca alle macchinette, e si imbatte nel vicino macchinista che la strega con la storia delle navi prima, del porno poi. Inizia una specie di relazione, che per un fattaccio s'interrompe. E quando pensiamo che il film stia per finire, ecco la svolta: Rita (la protagonista) torna a casa, piglia la figlia e la porta in Georgia. Cerca i beduini, trova gli zingari. Poi trova una turista bionda e insieme a lei cerca la salvezza. Da qui il titolo del film.
Alla fine della proiezione (di poco successiva a una dettagliata scena di circoncisione) eravamo tutti sconvolti. Innanzitutto perché, soprattutto per i primi due terzi, il film prende per mano e trascina: io ero rapito, stregato, ci sono così tanti traffici illeciti, scambi di situazione, morti ammazzati, morti accidentali, personaggi che compaiono, che scompaiono, e poi una pancia che cresce, una ragazzina fanatica di Twilight che rimpicciolisce, il tempo passa, i soldi servono e non si riesce a smettere di guardare. Poi lo spostamento nel deserto tra i cammelli rallenta tutto. Bel paesaggio, belle musiche, ma il surrealismo? Certo è anche vero che una madre, con un figlio ridotto così, le prova proprio tutte per uscirne.
Si commentava, poi, tra il pubblico, della bravura della protagonista, Olga Simonova. È stata brava, certo. Ma veder recitare in russo non è che proprio ci rende critici obiettivi. Ad ogni modo lei e il regista Igor Voloshin (giovanissimo e già proprietario di una casa di produzione, anche sceneggiatore e produttore) hanno risposto ad alcune domande:

La storia cattura e fa male fino all'ultima scena, e nel frattempo parla di tante cose. Come le è nata l'idea?
Guardando la Russia, il mio paese, com'è oggi: mi piace cercare e trovare i problemi reali, che ci sono adesso. Quelle del film sono tutte situazioni che esistono, ora, in questo momento.
Due omosessuali che comprano un figlio, una donna che lo vende, un clan di mafiosi cinesi...
Sono tutte storie che ho sentito, che sono realmente accadute. Il mondo sta cambiando, sta cambiando anche la Russia in parte: due uomini insieme è ancora una cosa illegale, ma la forte presenza della popolazione cinese è una cosa molto moderna. Nel film vediamo zone industriali, di periferia; nella realtà questi quartieri, come altri fin nel centro di Mosca, vengono controllati adesso da bande cinesi che costringono quindici, sedici immigrati del Kazakistan, dell'Uzbekistan a vivere tutti insieme in case da due stanze.
L'attrice protagonista, Olga Simonova (che non parla una parola di inglese, ndr), è sua moglie, e al momento delle riprese era incinta.
Ogni giorno è stato uno scandalo (ride, ndr). Il suo lavoro è stato duro solo in pre e post-produzione, era difficile entrare e uscire dal personaggio, non starci dentro: lei mi diceva di essere una medium, una che stava prestando momentaneamente il suo corpo.
In sala hanno notato che ha l'impostazione tipica del teatro.
Era un'attrice di teatro ma poi ha smesso, quando i nostri bambini erano piccoli. Dopo due anni ho preparato questo ruolo e gliel'ho detto, l'avrebbe dovuto interpretare lei.

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