domenica 22 aprile 2012

FCE13: Spagna.





Don't Be Afraid
No Tengas Miedo, 2011, Spagna, 90 minuti
Regia: Montxo Armendáriz
Sceneggiatura originale: Montxo Armendáriz & María Laura Gargarella
Cast: Michelle Jenner, Lluís Homar, Belén Rueda,
Nuria Gago, Rubén Ochandiano
Voto: 7.7/ 10
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Sicuramente, a livello tecnico, il più tradizionale tra i film in concorso a questo 13esimo Festival del Cinema Europeo di Lecce, e molto spagnolo, Non Aver Paura o Don't Be Afraid o No Tengas Miedo, che dir si voglia, è anche il più delicato. In mezzo a film che affrontano i temi (importanti) della malattia mentale, della violenza sulle donne, della depressione post-parto, dei traffici illeciti, più o meno approfonditamente, questo è il film che più degli altri e già da subito spiazza.
Silvia è una bambina contenta di avere un padre molto presente che la porta al cinema insieme ad una sua compagna di classe e che la riempie di regali ed attenzioni, che la chiama principessa. Questo padre, però, le riempirà la vita anche di problemi, e lei già da piccola inizia a saperlo: «non aver paura, principessa» le dice mentre è stesa a pancia in giù sul divano, e le fa il solletico e poi chissà cosa. Noi non vediamo niente, non vediamo l'atto; vediamo le conseguenze. Silvia la notte piange e il giorno dietro al divano gioca coi pupazzi facendo dire loro «succhia, tranquillo, succhia ché non c'è niente di male». La madre la vede e la sente, e si preoccupa, e poi non si preoccupa più, è troppo impegnata a decidere se continuare o no il proprio matrimonio. Che non continua.
Silvia diventa un'adolescente, una ragazza matura, e nonostante le preghiere di seguire la genitrice nel suo trasferimento, vive col padre. Di giorno lo aiuta nello studio dentistico, di notte si dispera. Quando esce, le capita di dover correre nel bar più vicino per usare il bagno. Cade nel vizio del gioco, delle macchinette, ma senza esagerazione, senza disgrazia. Anzi. Proprio qui conosce il ragazzo con cui si sforzerà di avere rapporti sessuali “normali”. Ha un'amica. Una passione per la musica che non riesce a coltivare appieno. Non riesce a parlare di niente con nessuno, non riesce a dire com'è grande la croce che si porta sulla spalla, e che continua a portarsi. Vuole bene a suo padre e non riesce a interrompere questo rapporto malato. Fino al giorno in cui la disperazione la porterà a buttarsi da un taxi in corsa, senza però morire: in ospedale incontrerà la donna che, forse, le salverà la vita.
Direttamente da Gli Abbracci Spezzati di Almodóvar, Lluís Homar e Rubén Ochandiano (che avevano interpretato rispettivamente il regista cieco e il regista gay) interpretano rispettivamente il padre e il ragazzo di questa protagonista, questa Michelle Jenner che ha appena venticinque anni ma quasi un lustro di esperienza davanti alla macchina da presa. Proprio lei è stata l'unica in grado di portare il film ai Goya, dove è stata nominata come miglior attrice emergente, senza farcela. Strano, perché la pellicola è davvero delicata e composta, affronta un mostro di argomento senza indignare né infastidire, ma solo raccontando gli effetti, i disturbi che può creare un abuso, e i motivi per cui l'abuso può durare nel tempo: nonostante Silvia sappia che è una cosa sbagliata, non riesce a non pensare che suo padre, comunque, è l'unico che ci sarà sempre, che sarà pronto ad accoglierla e a darle affetto.
Il regista Montxo Armendáriz, sceneggiatore e autore di corti e documentari, vincitore di due Goya e candidato, tra le altre cose, a una Palma d'Oro, subito dopo la proiezione del film ha detto di aver ricevuto, spesso, un rimprovero sull'aver creato una pellicola molto seria, su un tema difficile da digerire. Gli hanno chiesto: «perché?»; ha risposto: «perché spero che un giorno non ci sia più bisogno di fare film così».

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