domenica 22 aprile 2012

FCE13: vincitori.





E come tutte le cose belle, anche questa è finita. La cerimonia di premiazione della 13esima edizione del Festival del Cinema Europeo si svolge con un'ora di ritardo e parte sembrando una sagra qualunque del Salento (la foto che vedere è stata scattata con la webcam del mio computer durante l'estenuante attesa), con un presentatore che assolutamente non ricordo che chiama sul palco assessore alla cultura, sindaco, rappresentante del Comune... Il primo premio viene dato, ed è all'interpretazione non da protagonista, e vince Rubén Ochandiano che ovviamente non c'è (ritira il premio il regista che parla in spagnolo e nessuno traduce) per il ruolo in Don't Be Afraid del moroso della protagonista. Un ruolo di... mmh... quattro scene.
Altra gente sul palco, Ulivo Speciale a Sergio Castellitto che è giunto con moglie e quattro figli ed è in prima fila e si vede palesemente che non vede l'ora di andarsene; scende dal palco, dà il trofeo ai pargoli (tra cui la nuova “star” Pietro) e parla con la Mazzantini, sceneggiatrice della pellicola che vedremo subito dopo, La Bellezza Del Somaro.
Luciana Castellina, presidentessa di giuria, nella veste di membro onorario di Cineuropa assegna il premio per la promozione di un film in concorso a Vacuum di Giorgio Cugno che a noi (e ai ragazzi che avevo dietro) ha fatto schifo. Ma ci siamo detti: vincerà questo per tenere contento l'unico italiano in gara. Invece no. Cugno se ne va e poi ritorna. Altre tre volte. Per il premio da € 5.000, per il premio FIPRESCI e per il Premio Speciale della Giuria. Indignato, io smetto di applaudire.
Sale sul palco la famiglia Verdone priva di Carlo, e dopo che io avevo passato il pomeriggio ad augurare la fortuna a Massimiliano De Serio, assegnano il Premio Mario Verdone ad Andrea Segre per Io Sono Li. De Serio comunque è tra il pubblico, lo salutano, si alza, scatta l'ovazione (mia).
Le due previsioni azzeccate sono state quelle della migliore fotografia al polacco Fear Of Falling e l'attrice del russo Bedouin (a cui sono stati fatti i complimenti in inglese, lingua che lei non conosce, e che infatti non ha aperto bocca). Mi sbagliavo sulla sceneggiatura: ero convinto che la presenza, in platea, di Linda Wendel contasse qualcosa e invece torna sul palco Montxo Armendáriz sempre per Don't Be Afraid. Il presentatore gli dice «muchas gracias», lui risponde, nessuno traduce, e se ne va.
Arriviamo all'ultimo premio. Anche qua, mi sbagliavo. Speravo in Kuma o in Bedouin e invece questa giuria di sole donne (Nerina T. Kocjancic, Labina Mitevska, Susanna Nicchiarelli, perché l'altro membro Dimitri Eipides è stato ricoverato in ospedale e ha visto i film in dvd e ha dato il suo giudizio su Skype) che s'è molto presa a cuore Vacuum e la storia dell'abuso ha dato il premio più grande a Joachim Trier, autore di Oslo, August 31st, che vince l'Ulivo d'Oro per la seconda volta dopo l'esordio Reprise del 2006.
Ennesima foto di gruppo - foto che, anche a cercarla col lanternino nel web, non si trova - e tutti se ne vanno, come ai concerti. A ridere per le battute geniali de La Bellezza Del Somaro e la sua storia originale e ansiogena rimaniamo in quindici.
Ricapitolando, tutti i premi assegnati, con le motivazioni, sono:

Ulivo d'Oro al Miglior Film: Oslo, August 31st di Joachim Trier - Norvegia
“Per il modo magistrale in cui il regista ha colto, raccontando con semplicità estrema la sua ultima giornata di vita, la lucidità, l'ineluttabilità della scelta cui la disperazione ha indotto il protagonista”.

Premio per la Migliore Fotografia: Piotr Niemyjski per Fear Of Falling - Polonia
“Per aver portato all'estremo le potenzialità del mezzo e per il modo in cui ha trattato le differenze temporali”.

Premio per la Migliore Sceneggiatura: Montxo Armendáriz & Mara Laura Gargarella per Don't Be Afraid - Spagna
“Per aver trattato un argomento così scabroso senza morbosità sin da far sembrare la violenza sessuale così familiare come in effetti è, molto più generalizzata di quanto normalmente si creda”.

Premio Speciale della Giuria: Vacuum di Giorgio Cugno - Italia
“Per aver fatto capire, con un linguaggio cinematografico rischioso e innovativo, come la normalità quotidiana possa nascondere l'angoscia di una depressione femminile, fino alla sospensione della coscienza”.

Premio Mario Verdone (assegnato da Carlo, Luca e Silvia Verdone): Io Sono Li di Andrea Segre
“Perché valorizza i temi dell'amore e della comprensione tra individui provenienti da culture diverse e lontane e che propone con delicata sensibilità umana il ritratto di due figure unite nel condividere la solitudine delle loro esistenze”.


Premio € 5.000: Giorgio Cugno (regista e produttore) per Vacuum - Italia
Premio SNGCI per l'interpretazione: Olga Simonova per Bedouin - Russia
Premio Giuria FIPRESCI: Vacuum di Giorgio Cugno - Italia
Premio Cineuropa: Vacuum di Giorgio Cugno - Italia
Premio Officine Lab all'interpretazione da non protagonista: Rubén Ochandiano per Don't Be Afraid - Spagna

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