lunedì 9 aprile 2012

i fazzolettini.





Piccole Bugie Tra Amici
Les Petit Mouchoirs, Francia, 2010, 154 minuti
Regia: Guillaume Canet
Sceneggiatura originale: Guillaume Canet
Cast: François Cluzet, Marion Cotillard, Gilles Lellouche, Benoit Magimel,
Valérie Bonneton, Jean Dujardin, Anne Marivin, Louise Monot
Voto: 7/ 10

Da venerdì 6 aprile
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Un venerdì di uscite francesi, quello scorso. Dopo Pollo Alle Prugne, arriva nelle nostre sale (in ritardo di due anni) il film campione d'incassi d'oltralpe del 2010 (quello del 2011, Quasi Amici, è ancora nei nostri cinema e ancora sale in classifica), con il titolo Piccole Bugie Tra Amici ma che si chiama originariamente Les Petit Mouchoirs, una cosa tipo “i fazzolettini”, nonostante la locandina che vedete qui a sinistra, la migliore, sia inglese, e reciti Little White Lies, le bugie a fin di bene.
Scritto e diretto da Guillaume Canet, 39 anni, che sognava di diventare un cavallerizzo professionista e poi è passato allo sport tradizionale e poi ha girato Amami Se Hai Coraggio con Marion Cotillard e poi la Cotillard l'ha amata davvero, è un film che, a detta del regista, vuole ritrovare il cinema d'autore e renderlo più popolare, senza i dialoghi criptici e i silenzi tipici della tradizione Truffaut-Chabrol-Godard di cui la Francia paga pegno, ma che sebbene dal popolo sia stato amato, ha fatto storcere il naso a molta critica. Qui da noi, molti giornali l'hanno esaltato, paragonandolo al Grande Freddo. In realtà, pare che non decolli mai, e le psicologie dei personaggi (maschili, perché fatta eccezione per la Cotillard le altre donne manco si sente che voce abbiano) si rivelano dopo la metà abbondante (che arriva dopo due delle quasi tre ore di film). All'inizio, però, siamo pieni di speranze: Jean Dujardin, che ha una voce e dei colori dopo The Artist, esce dal bagno di un locale, limona una tipa che gli presentano in fretta, ride, va in strada, sale sul motorino, parte, in un pianosequenza lunghissimo e davvero ben fatto, che lo segue sull'asfalto, al semaforo, mentre aspetta, e quando riparte, subito prima di essere investito in pieno da un camion. Finisce, ovviamente, in ospedale, con la faccia simile a Quasimodo di Notre Dame, circondato da una schiera molto vasta di amici che, divisi in due gruppi, entrano a salutarlo. Tra questi, c'è il paraplegico (qua sanissimo) di Quasi Amici di cui prima, che da ricco imprenditore, essendo pieno aprile, ha regalato a tutti l'annuale vacanza al mare. Il gruppo non sa cosa fare, se partire lo stesso per la spiaggia o rimanere a Parigi di fianco all'amico, e alla fine decide di andare. Comincerà così una convivenza allargata fatta delle tipiche cose dei trentenni: pranzi e cene a base di cozze e pesce, nuotate vicino alla barca, spese al supermercato, messaggi ricevuti dalle ex, fissazioni per queste ultime, sesso occasionale. Dell'amico in quasi-coma, ogni tanto, fanno nome.
Con una regia essenziale, scolastica, quasi assente, che non prende mai grandi iniziative né fa vedere più del dovuto, Canet - autore anche del pompato Non Dirlo A Nessuno - dirige il suo gruppo di amiconi (la Cotillard se l'è sposata, con Dujardin c'è andato a scuola e adesso ha girato Les Infidèles, con Cluzet ha girato il film precedente) con cui ha anche concordato parte dei dialoghi prima dei ciak. Regista e attore molto amato in Francia (è in The Beach, nella Nuova Guerra Dei Bottoni, nel recente Last Night), vuole dimostrare come vivono oggi i trentenni e come sia vero che chi ha tanti amici, in fondo, non ne ha nessuno. Lo fa in un film davvero troppo lungo, in certi momenti quasi estenuante, che prende in certi passaggi, che parla di troppe cose (tipo l'omosessualità), che termina in una predica prevedibile e mi domando come possa essere stato così apprezzato dai francesi. Da noi, non sta incassando molto. Però sono notevoli le interpretazioni di Gilles Lellouche (candidato al César) e ovviamente dei due premi Oscar francesi, vincitori a distanza di pochissimi anni l'una dall'altro, per quanto al più fresco sia riservata soltanto qualche sporadica scena.

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