venerdì 6 aprile 2012

il pollo al fumo.





Pollo Alle Prugne
Poulet Aux Prunes, 2011, Francia, 93 minuti
Regia: Vincent Paronnaud & Marjane Satrapi
Sceneggiatura: Vincent Paronnaud & Marjane Satrapi
Basata sulla graphic-novel Pollo Alle Prugne di Marjan Satrapi
Cast: Mathieu Amalric, Maria de Medeiros, Golshifteh Faranhani,
Jamel Debbouze, Chiara Mastroianni, Isabella Rossellini
Voto: 7.9/ 10

Da venerdì 6 aprile
______________________________

Sebbene il nome di Marjan Satrapi (“quella-di-Persepolis”) e la colorata locandina possano far intendere che questo non sia un film con persone vere ma un cartone animato, questo è un film con persone vere e non un cartone animato, passato in concorso al Festival di Venezia senza che nessuno lo notasse (ma c'erano i registi?, e il cast?, hanno fatto conferenza stampa?), ma potrebbe tranquillamente essere un cartone animato. Di questo film, si notano subito due cose: deriva da un fumetto (e ha i tagli d'immagine tipici delle vignette, con bocche inquadrate da sotto, dita che indicano di profilo) e si porta sulle spalle l'eredità francese - molto difficile da scansare - di Amélie, perché alla fine il sapore del film è lo stesso.
Parte poeticissimo: Mathieu Amalric (malato vegetale de Lo Scafandro E La Farfalla, regista di Tournée, vincitore di tre César e di una Palma alla regia a Cannes) è un musicista, suona il violino, ma il violino che per tutta una vita ha suonato adesso è rotto (scopriremo poi in che modo s'è sfasciato) e allora lui cerca di comprarne altri, ma nessuno riesce a rimpiazzare l'affetto del precedente, finisce pure a viaggiare per la Francia per recuperare l'arco appartenuto al ben defunto (siamo alla fine dell'Ottocento) Mozart, ma anche questo fa cilecca. Così, decide di morire. Ma come fare?, spararsi?, buttarsi? Cerca un modo per morire dignitosamente, e allora si mette a letto, e smette di fare qualsiasi cosa. Dopo otto giorni, arriva l'ora fatale. Gli cantano funerale. Poi il film ritorna indietro e ci mostra cosa è successo in questi otto giorni di agonia, e cosa è successo negli anni addietro, in una serie di flashback incastrati bene che però dopo un po' annoiano, insieme a qualche trovata poco utile (il sogno di Sophia Loren che non ha mai camminato in quel modo, che al capezzale se lo prende tra gli immensi seni salutando l'episodio in Boccaccio '70 di Fellini; la visita e la storia della Morte metà animata e metà grottesca), per sfociare in un altro film, di nuovo poeticissimo, ma che pare una fiaba delicata diretta da qualcun altro.
La pellicola ha due grossissimi meriti (e mezzo): la fotografia incredibile - è da brividi la scena del protagonista da piccolo con suo fratello, in collegio, tutta stanze e ombre - e una scenografia impeccabile, che ricostruisce accuratamente case, strade, negozi, e ci riporta nella vecchia Parigi. Spesso il tutto tende al nero, e ci ricordiamo che la Satrapi è quella-di-Persepolis. L'altro mezzo merito è la musica, ma è una cosa palese e scontata per un film con protagonista violinista. Anche qui c'è una scena da brividi: quella muta a pochi minuti dalla fine che ricostruisce una vita intera di due persone per immagini molto corte. Un altro merito potrebbe essere l'interpretazione della moglie non amata Maria de Medeiros, algida, caldissima, molto brava. La pellicola però ha anche una grande pecca: pare che non decolli mai. Vengono inquadrati cieli stellati, fumi che escono da sigarette (il fumo è forse la presenza più ricorrente nel film), e ci si aspetta una magia, un picco d'immagine, un effetto speciale, e invece niente. Peccato, anche per questa parte centrale che un po' annoia, un po' perde, un po' cala, peccato per questo saluto da lontano ad Amélie, perché il film è molto buono e avrebbe potuto lasciare un maggiore impatto.

1 commento: