giovedì 5 aprile 2012

la chiave dei campi.





Il Variety quotidianamente distribuito al Lido, a Venezia, e la guida al Festival numero 68, riservavano tutti un trafiletto a quest'anteprima, questo film che racconta «una fiaba», cito, «tra due bambini che scoprono la magia in un laghetto durante una caldissima estate in campagna». Sono andato a vedere questo film pieno di aspettative, perché tra documentari su Venezia stessa e quel polpettone del Faust ci voleva, una fiabetta leggera e francese e ben raccontata. Nel Palazzo del Cinema era comparsa una quantità immane di bambini usciti forse presto da scuola che mormoravano e si dimenavano sui sedili, e c'erano anche i due registi e parte dei tecnici; i registi, Claude Nuridsany e Marie Pérennou, sono quelli del fortunatissimo Microcosmos - Il Popolo Dell'erba (1996) e il successivo Genesis (2004), documentari realizzati con micro telecamere che riprendevano da vicinissimo aspetti e abitudini di insetti e rettilini. Avrei dovuto immaginarlo, che anche questo La Clé Des Champs fosse un documentario, e non una fiaba su due bambini che scoprono la magia al lago, ma la descrizione dei rumori e delle schifezze che attorno ad un lago si formano a tutte le ore del giorno. Dopo il mio iniziale entusiasmo durante i titoli di testa perché la musica è di Bruno Coulais (candidato all'Oscar per la bellissima canzone originale de Les Choristes), sono sprofondato in un sonno che mi ha fatto risvegliare giusto in tempo per ammirare l'ultima rana dalla bocca larga e applaudire insieme al resto della platea agli autori presenti.
Questo film, in Francia, è uscito tre mesi dopo, senza riscuotere particolare successo. In Italia, ancora non s'è visto né sentito, e la cosa strana è che a differenza di tutti gli altri film proiettati, questo, in anteprima e francese, era stato doppiato in italiano, per quanto la voce fuori campo di un uomo che dice otto cose possa ritenersi un doppiaggio. Intanto sono comparse le locandine francese e inglese che posto in apertura; per maggiori informazioni non abbiamo che da aspettare.

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