mercoledì 11 aprile 2012

le mie prigioni.





Questo che vedete a sinistra è un manifesto promozionale palesemente fake perché:
- l'anno di uscita del film è il 2013 e non quello in corso;
- il titolo è stato cambiato da 12 Years A Slave in Twelve Years A Slave (ché i numeri fanno sempre un po' troppo teen).
Il film e la news, però, rimangono gli stessi: l'ex video-artista (che poi ancora nessuno ha visto questi artistici video di inizio carriera, tra cui il corto Exodus del '97) Steve McQueen, dopo il pugno nello stomaco di Hunger e quello nelle palle di Shame è già al lavoro sul suo terzo lungometraggio che segna anche la terza collaborazione e il sodalizio artistico con l'attore dell'anno scorso Michael Fassbender (Jane Eyre, X-Men, A Dangerous Method, Shame, Knockout, tutti usciti nel 2011), coppia che si aggiunge alla navigata Depp-Burton e alla nuova Gosling-Winding Refn. Ai due mezzi irlandesi (Fassbender è mezzo tedesco e McQueen è mezzo caraibico) si somma un terzo incomodo Brad Pitt, che produce il film con la sua Plan B. e interpreta un ruolo da non protagonista. Anche Fassbender è un non-protagonista (come, più o meno, in Hunger). Il ruolo principale, quello di Solomon Northup, ebreo deportato in Louisiana dove per dodici anni è stato schiavo e che ha poi raccontato le sue memorie nell'omonimo libro (inedito in Italia, ma che potete comprare in formato kindle in inglese su Amazon), spetta a Chiwetel Ejiofor, il detective Mitchell di Inside Men, che ha fatto parte anche dei cast di Salt, Children Of Men, 2012 ed è stato candidato a tre Golden Globes (per la commedia Kinky Boots e per due miniserie).
Il passaggio da Hunger (osannato dalla critica, vincitore di premi collaterali a Cannes e Venezia e mille altri festival) a Shame (osannato dal pubblico) mi ha lasciato un po' l'amaro in bocca: si erano completamente perse le peripezie di macchina, le scelte artistiche, molti pianisequenza, il mutismo, ma si era abbandonata anche la crudezza che quasi impediva al primo film di essere visto (certe parti sono peggio di Irreversible, come credo di aver raccontato), ma comunque, preso da solo, era un buon film, con più pecche del precedente ma buono, come credo di aver raccontato. La cosa che mi preoccupa, però, è vedere McQueen che si impelaga in un biopic, in un film non suo, di cui non firma il soggetto, che deve attenersi una storia, quella della schiavitù, che forse lo riporterà alla crudezza dell'esordio, ma forse lo renderà meno libero di muoversi.

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