sabato 7 aprile 2012

lo scimpanzuomo e il dodo.





Pirati! Briganti Da Strapazzo
The Pirates! Band Of Misfits, 2012, UK, 88 minuti
Regia: Peter Lord & Jeff Newitt
Sceneggiatura: Gideon Defoe
Basata sul romanzo The Pirates! In An Adventure With Scientists di Gideon Defoe
Voci originali: Hugh Grant, Brendan Gleeson, Imelda Staunton, Salma Hayek
Voci italiane: Christian De Sica, Roberto Pedicini, Luciana Littizzetto, Alessandro Quarta
Voto: 7.4/ 10

Da venerdì 6 aprile
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Ne parlava La Repubblica ieri, ne parlava il suo Venerdì, oggi il Corriere gli dedica spazio sia nell'inserto regionale che alla pagina sulle Tecnologie; Guglielmo Siniscalchi scrive addirittura che il cinema (hollywoodiano) sta affrontando una visibile crisi creativa, manda nelle sale prequel e sequel e remake incapace di inventare ma solo di reinventarsi, ha fatto uscire mercoledì scorso Biancaneve (ne parleremo a breve) e la seconda parte degli Scontri e delle Furie Dei Titani, ma la migliore uscita di questo venerdì, paradossalmente, è questa, un cartone animato “vecchio stile” molto corto e per niente classico.
I Pirati! del titolo sono un gruppetto di sfigati straccioni capitanati da un navigato ometto dalla pelle liscissima e dalla barba riccioluta che da venti, ventuno, forse ventidue anni cerca di ottenere l'ambita statuetta al Pirata dell'anno, un premio assegnato con tanto di candidature e di cerimonia serale, che non ottiene mai, perché in lizza contro tre uragani del mare che già si capisce tutto dall'ingresso che fanno nel bar di ritrovo dei mozzi e dei furfanti: uno scende dalla lingua di una balena spiaggiata con la bocca aperta mentre i denti s'illuminano, l'altra bombarda una parete e sfilando muovendo i fianchi infilza con la spada chi ha attorno. Il nostro Capitano Pirata (è così che si chiama il protagonista; geniale) a malapena riesce a permettersi una coscia di prosciutto da dividere con la ciurma, lui di tesori ne ha visti ben pochi e di razzie non ne ha praticamente mai fatte. S'iscrive al torneo e decide che questa volta la statuetta deve essere sua, e allora salpa e rapina: prima una nave di studenti in gita, poi una nave di naturisti, poi la nave di Darwin, che passa le sue giornate a scrivere sul diario e desiderare una morosa. Dall'altra parte del mare, intanto, la regina Vittoria (con l'azzeccatissima voce di Lucianona nazionale) vieta l'ingresso ai pirati e ai vascelli nella sua Nazione e segretamente sogna manicaretti raffinatissimi e si fa odiare quanto l'ormai onnipresente Tatcher.
I pirati, come dice il titolo del romanzo (umoristicamente nonsense in pieno stile british, un po' alla Alice) da cui il film è tratto, incontrano la scienza: la Gran Bretagna tanto colonizzatrice in passato si ritrova adesso ad essere un'isola solitaria. Bazzicano Jane Austen e un uomanoide, o una scimmietta con fattezze umane che parla per cartelli, un dodo non estinto e una piratessa che si finge uomo (ciao, Shakespeare In Love), tutte caricature di inglesi moderni con battute sottilmente satiriche.
A realizzare questa tanto esaltata perla (che, in realtà, non essendo noi inglesi, delude un pelo le aspettative, al contrario dell'inosservato e incredibile Arthur Christmas, pure inglese, pure con Imelda Staunton tra le voci), gli ometti della Aardman, quella casa di produzione che su nove nominations ha vinto quattro Oscar soprattutto per cortometraggi e per Wallace & Gromit dopo il meraviglioso Galline In Fuga e che adesso realizza la serie Shaun - Vita Da Pecora, ci hanno messo cinquemila ore di lavoro: volendo assolutamente costruire tutti i set manualmente, con l'antica tecnica della plastilina su fil di ferro e dello stop-motion, hanno impiegato un anno e mezzo in bozzetti e modellazione e un anno e mezzo in riprese. Solo il galeone è fatto di 44.569 parti, 320 persone inginocchiate hanno meticolosamente appuntato una per una più di 3.000 lenticchie sullo scafo per simulare i giunti, tutti i personaggi avevano un totale di 6.818 bocche da interscambiare per le espressioni; il risultato, dice il produttore David Sproxton, è un film reale, che mostra alla gente personaggi che si possono toccare, non effimere immagini digitali. Solo l'acqua del mare - e poche altre cose - è, per necessità, creata in 3D.
Una curiosità: i registi erano a Milano lo scorso settembre per un dibattito sul passato e sul futuro dell'animazione; non ricordo se hanno accennato a questo progetto, ero così impegnato ad emozionarmi perché ero in sala con due premi Oscar che non ho ascoltato cosa dicevano.

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