martedì 3 aprile 2012

non sta per succedere niente.





I Colori Della Passione
The Mill & The Cross, 2011, Svezia/ Polonia, 92 minuti
Regia: Lech Majewski
Sceneggiatura originale: Michael Francis Gibson & Lech Majewski
basata sul quadro L'andata Al Calvario di Pieter Brueghel
Cast: Rutger Hauer, Charlotte Rampling, Michael York
Voto: 7.8/ 10

Da venerdì 30 marzo
______________________________

Dal titolo e dalla locandina italiani (che sono questi) pare che il film racconti la vita di un pittore (“i colori”, come quelli “dell'anima” per il film su Modigliani) e la storia di un amore (“la passione”), ipotesi aiutata dalla presenza, nel poster, di un uomo e una donna. In realtà, il film non racconta niente di tutto questo. In realtà, il film non racconta assolutamente niente. L'uomo ritratto è il pittore Pieter Brueghel, sì, ma la donna che si trova poco sotto è la Vergine Maria. Il titolo e la locandina originali, invece (il film ha produzione polacca ma è recitato in inglese e spagnolo) esprimono perfettamente “i colori” della pellicola: The Mill & The Cross, il mulino e la croce, sono gli elementi attorno ai quali ruota questo curioso esperimento cinematografico. Ma andiamo con ordine. Nelle prime scene, vediamo paesaggi nebbiosi, naturali, delicatissimi, quasi dipinti; rocce e alberi di una perfezione fotografica, ometti che camminano per queste valli, per questi campi, qualche cavallo. Poi, il paese intero, il villaggio, si sveglia: vediamo famiglie, uomini, bambini, giovani madri, che si alzano dal letto, si cambiano, iniziano a lavorare, scherzano con le sorelle minori. Una coppia infila la propria vitellina in una cesta per trascinarla ai piedi di un'altura dove faranno colazione con una pagnotta appena comprata. Poi arriva una mandria di soldati spagnoli che dall'alto dei loro cavalli e delle loro vesti rosse trascinano via l'uomo, lo frustano, lo legano ad una ruota, lo elevano su un palo.
Ecco di cosa parla il film: delle esecuzioni pubbliche che questo povero paesino fiammingo subisce costantemente e impotente tra sepolture di persone vive, crocifissioni, carni divorate da corvi. E c'è un pittore, in questo paesino, a cui viene chiesto di mostrare in un quadro le torture davanti alle quali la popolazione non può dire e fare niente. E lui, che si chiama appunto Pieter Brueghel, si guarda attorno e spiega, a noi e al suo committente, che la tela sarà grandissima e avrà all'interno cento persone. Che utilizzerà un'immagine stereotipata di sofferenza universale, la morte di Cristo, e la porrà in secondo piano rispetto alla sofferenza che lui in prima persona sta vivendo, con un Redentore (“Salvatore” viene chiamato nel film) che a malapena si vede in mezzo a tutta questa folla con la Madonna in primo piano.
Il film è praticamente muto. La prima parola arriva dopo ventiquattro minuti, e ricompare poi dopo quasi un'altra mezz'ora. Basandosi su un'idea geniale, il polacco Lech Majewski (videoartista che ha diretto altri film sperimentali prima di questo, che ha scritto Basquiat ed è scenografo, compositore, montatore) non ci racconta la vita del pittore o la nascita vera e propria del quadro, ma ci fa entrare nel dipinto così com'è, mostrandoci episodi di vita, costumi, usanze, alberi, monti, silenzi, tristezze, mentre Charlotte Rampling alla finestra si domanda perché suo figlio debba morire. Poi, ad un tratto, tutto si ferma, e vengono i brividi.
Intanto a Como apre furbescamente una mostra che i quadri di Brueghel li espone in contemporanea al film; si chiama La Dinastia Brueghel e dal 24 marzo è alla Villa Olmo, fino al 29 luglio (qui per maggiori informazioni).
Con pianosequenza lunghissimi che ricordano The Turin Horse ed esterni che ricordano il Faust, questo I Colori Della Passione, passato prima del cinema su MyMovies Live! come era successo per A Simple Life, è una scommessa che arriva nelle sale italiane incrociando le dita ma non penso che ce la farà poi molto. L'idea secondo me è molto buona, e si consuma tutta nella scena finale. Annoia in certi momenti, ma è da vedere.

Nessun commento:

Posta un commento