domenica 15 aprile 2012

storia di una stranezza.





Bel Ami
id., 2012, USA, 102 minuti
Regia: Declan Donnellan & Nick Ormerod
Sceneggiatura non originale: Rachel Bennette
Basata sul romanzo Bel Ami di Guy de Maupassant (Rizzoli)
Cast: Robert Pattinson, Uma Thurman, Kristin Scott Thomas,
Christina Ricci, Colm Meaney, Holliday Grainger
Voto: 6.2/ 10
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Qualche tempo fa, dopo che era uscita la notizia della trasposizione cinematografica del libro di Maupassant (la quinta per il cinema, dopo altre cinque serie e film per la televisione), ero rimasto piacevolmente sorpreso nel vedere la qualità grafica della locandina ufficiale - quella qui a fianco. Nonostante ciò, sapevo benissimo che non sarei andato a vederlo. Snobismo personale per i film in costume (di questo tipo) e soprattutto per l'attore protagonista. A questo si aggiungevano le carriere inesistenti dei due registi, la coppia Donnellan/Ormerod che arriva al cinema dopo un corto (dal titolo The Big Fish), e della sceneggiatrice, che ha scritto mezza cosa altra. Poi, si sa, «è sempre meglio il libro». E invece arriva venerdì nelle nostre sale e prima La Repubblica e poi Il Corriere si mettono a parlar bene della pellicola, addirittura quest'ultimo immagina che il romanzo sia stato letto in chiave profetica e parli della nostra epoca, dei nostri tempi, tutti scandali e immagine e intrighi di corte. Mah. Dice, poi, che il pubblico «è catturato dalle immagini». Secondo me, invece, succede proprio il contrario: il film è stranissimo, pare che segua alla lettera quelle tipiche pagine da romanzo francese d'Ottocento in cui non si capisce bene cosa stia succedendo e allora si riempie di silenzi imbarazzanti, a volte molto lunghi, di balletti di telecamera o di attori che si spostano continuamente in una stanza senza dirsi niente o dicendosi cose a caso. C'è, poi, una scena di sesso costretto che in sala hanno riso tutti. Io l'ho trovata l'unica cosa originale e coraggiosa del film (telecamera quasi fissa, molto non era a fuoco) ma il popolo queste cose mica le nota, e giù a ridere.
Ad ogni modo: Robert Pattinson resta con l'occhietto spento e la mandibola indurita dopo l'abitudine vampiresca ed entra in un locale di bassissima dignità a bere birra e rimorchiare ballerine con una tetta di fuori. Incontra un tale con cui ha fatto la guerra, questo lo invita a bere, poi lo invita a cena il giorno dopo. Arriviamo al terzo minuto di film che già stiamo vedendo il culo necessario dell'attore. Poi lo vediamo a questa cena: arrivano, una dopo l'altra, nella stanza con lui, una bionda una mora e una matura. Capiamo subito che se le ripasserà tutt'e tre. A tavola gli viene proposto di scrivere per un noto quotidiano francese, scrivere le imprese di guerra, e lui accetta, ma in fondo è una capra. Guadagna qualcosa, poi il suo ex collega non si capisce bene perché s'infuria e lo caccia. Lui, al verde, capisce che per andare avanti si deve infilare nei letti delle donne giuste, e inizia questa tiritera di tradimenti, seduzioni, abbandoni, pianificazioni. La storia ci piace, ma è del romanzo. Ci piace, a dir la verità, anche Pattinson, che è azzeccato per il ruolo. Azzeccata anche Christina Ricci, faccina di porcellana che la fa sembrare sempre più giovane, con l'unico personaggio femminile realistico, che ha girato questo film convinta di ridiventare la stella che era un tempo grazie a Pan Am. Kristin Scott Thomas è un colosso del cinema che non mi aspettavo di trovare qua dentro, in questo ruolo rassegnato, e nella sua disperazione fa sorridere. Ma Uma Thurman sta proprio da un'altra parte. È quella vestita meglio ma forse crede di essere ancora dentro a Kill Bill.
La faccia dell'ex vampiro sulla locandina sta riempendo le sale ma gli unici motivi per vedere questo film sono i costumi e la musica dei titoli di coda. Anche se dopo un inizio criptato con immagini sfalsate si rimette sul binario del cinema classico e si fa seguire anche dal popolo - che però, ormai s'è annoiato.

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