venerdì 20 aprile 2012

Woody suonava il clarinetto.





To Rome With Love
id., 2012, USA/ Italia, 111 minuti
Regia: Woody Allen
Sceneggiatura originale: Woody Allen
Cast: Woody Allen, July Davis, Flavio Parenti, Roberto Benigni,
Jesse Eisenberg, Ellen Page, Alec Baldwin, Greta Gerwig,
Alessandro Tiberi, Alessandra Mastronardi, Penélope Cruz,
Riccardo Scamarcio, Antonio Albanese
Voto: 5.5/ 10
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Sappiamo com'è andata: stanco di fare bei film in America, Woody Allen ha deciso di venire in Europa e ha iniziato, qui, a sfornare cagate madornali. Non ce n'eravamo accorti all'inizio, perché Match Point è stato un filmone. Ma ce ne siamo accorti subito dopo. E piano piano andava sempre peggio, e sempre con maggiore frequenza.
Torna adesso in sala dopo appena cinque mesi dall'ultimo film con una commedia girata in Italia, motivo per cui se n'è parlato da noi per mesi, mesi prima dell'uscita, e si è scatenato il fenomeno che il film descrive: in televisione ai programmi del pomeriggio venivano intervistati gli agenti del traffico e le comparse “dirette dallo storico regista”; sulle copertine di Gente e Chi tornavano a fioccare volti come quello di Ornella Muti, che sì e no dice tre cose, apparentemente tornati alla ribalta perché adesso famosi anche in America. Nessuno notava che il film è ad episodi (in realtà non separati, ma misti). Nessuno notava che Oreste Lionello è morto, e chi lo doppia adesso Woody? (è stato Leo Gullotta, che ha fatto un lavoro certosino). Adesso mi chiedo in quanti notino che tra tutte le capitali europee in cui ha girato, a noi ha regalato la pellicola peggiore.
Stregato dalla cultura di Roma, pare che saluti con la mano Fellini. In una delle storie, Alessandro Tiberi e Alessandra Mastronardi sono sposi che si perdono nella capitare in cui sono appena arrivati: a lui entra in camera una escort (meravigliosa la Cruz), lei entra in camera di un attore di film-tv (meraviglioso Albanese). Penélope di rosso vestita ricorda un po' la Gradisca di Amarcord, un po' Sandra Milo in qualsiasi sua parte; l'ingenua Alessandra che venera l'attorucolo ricorda la Masina e Sordi de Lo Sceicco Bianco.
Ma escluso questo e l'episodio di Benigni, che in assoluto è il più insensato e il meno credibile (lui molto bravo, e molto buona l'unica battuta che fa ridere, quella del caffè che si rovescia e crea vittime), le altre due storielle sono un riciclo di cose vecchie: c'è chi parla alla telecamera come in Basta Che Funzioni, ci sono le tendenze lesbo e le visite turistiche con la Canon di Vicky Cristina Barcelona, i cocktail nei giardini di Scoop e le coppie appena sposate o in procinto di sposarsi con problemi e con genitori di Midnight In Paris. Tutto è già trito e ritrito. Tutti recitano come Allen, che forse è l'unico che si salva, e si concede la porzione del film col colpo di genio: suo suocero fa il becchino e canta divinamente sotto la doccia; lo convincono a fare un provino ma niente, gli viene bene solo se si lava. E così mettono in scena una versione “bizzarra” de I Pagliacci (regalo che il regista, amante dell'opera, si fa).
Incapace ormai, oltre che di scrivere (si contano sulle dita le battute simpatiche), anche di dirigere gli attori (Tiberi è una macchietta, la Gerwig un'oca; gli italiani fanno quasi meglio degli americani, esclusi i teneri candidati all'Oscar Eisenberg e Page, a partire da Scamarcio), Allen ha deciso che per il prossimo film tornerà a San Francisco. Grazie a Dio. La pausa europea spero sia finita e spero che lui si metta per un po' a suonare il clarinetto, che è quello che gli piace, e faccia passare almeno dieci mesi tra un film e l'altro. Questo, poi, dovrebbe vedersi esclusivamente in inglese: in italiano si perdono i personaggi che si rifiutano di farsi capire dagli americani, e molti dialoghi sono stati adattati a caso - oltre che doppiati da cane. Per noi, però, è simpatico vedere personaggi come la Finocchiaro o la Sastri o Genna accatastati in parti microscopiche.
In tutto questo, l'unica ad uscirne bene è Roma, con una fotografia che le rende più che giustizia.

1 commento:

  1. Guardato ieri, l'ho trovato osceno e sono subito venuto a vedere cosa ne pensavi. Sono d'accordo assolutamente su tutto. Aggiungerei che a tratti è persino offensivo. La sintesi di un'Italia guardata da un occhio troppo americano. Da Allen non me lo aspettavo.

    - @intheworldseven

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