giovedì 10 maggio 2012

i believe i can fly.





Chronicle
id., 2012, USA, 84 minuti
Regia: Josh Trank
Sceneggiatura originale: Max Landis
Soggetto: Max Landis & Josh Trank
Cast: Dane DeHaan, Alex Russell, Michael B. Jordan,
Michael Kelly, Ashley HinShaw, Anna Wood
Voto: 7/ 10
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Il preambolo è quello de La Strega Di Blair e poi REC: un ragazzo disadattato compra una telecamera e decide che riprenderà tutto quello che gli succederà, tutti i posti in cui andrà. Ai due citati esempi, dal momento che poi incontreremo video-blogger e altre telecamere, possiamo anche aggiungere l'ansia generale per la video-arte tra tutorial e roba varia che i post-adolescenti credono sia interessantissima agli occhi degli altri. E giustifichiamo il meccanismo del film.
Il preambolo ci dice anche più o meno tutto: il disadattato si chiama Andrew, è figlio di un ex pompiere che ora campa della pensione di invalidità e la spende per ubriacarsi, manesco e ignorante, e di una povera donna bellissima legata al letto e ai tubi della flebo. Ci dice poco dopo che Andrew va a scuola, una scuola pubblica, la scuola di Splendore Nell'erba e The Breakfast Club e Glee che in America da settant'anni non cambia, con le cheerleader e gli atleti e le panche sul campo e gli armadietti e i bulli nel corridoio e le elezioni per il rappresentante. Ci va, a scuola, con tale Matt, etero che ha appena cantato Jessie J., che ci svela (lui stesso) essere suo cugino (pecca gigante della sceneggiatura, che i personaggi si presentino da soli). Matt è in e Andrew è out. Con la telecamera sempre addosso, poi, è ancora più weird. Se la porta perfino alle feste. Ma proprio ad una festa la telecamera ci sarà utile per vedere, noi pubblico che vediamo solo il materiale girato dall'aggeggio, un buco aperto nel terreno e poi i due ragazzi insieme al candidato rappresentante (Michael B. Jordan, unico nome leggermente noto del film, l'attore di Friday Night Lights e della soap La Valle Dei Pini) che scendono nell'antro, camminano e si ritrovano davanti a qualcosa di luminosamente blu che fa interferenza. La telecamera si spegne. Si riaccende qualche tempo dopo, in giardino, quando i tre cercano di far fluttuare oggetti, e ci riescono; e qua siamo in Misfits, ma senza il degrado inglese né quella caratterizzazione magistrale dei personaggi. È molto buono ciò che succede dopo, e cioè che i tre usino queste loro capacità per spassarsela e per fare colpo con la scuola o con le tipe, ma il tutto si svolge in dialoghi sempre banalotti mentre dietro si aspira al kolossal. Fino a quando, a due terzi, tutto si stravolge. All'inizio anche piacevolmente. Ma dopo venti minuti di apocalisse ingiustificata ci siamo un po' stancati, e il finale per carità quant'è patetico.
Prima opera per Josh Trank (regista della serie The Kill Point) e Max Landis (sceneggiatorino, attorino) che parte bene tra alti e bassi, trova anche spunti carini, ma poi si lascia influenzare da uno a caso tra i film Marvel - forse Spiderman, dati gli esterni e la morale sul potere che rende ciechi e cattivi. Una buona cura del sonoro e uno sforzo apprezzato di utilizzare soltanto materiale girato da telecamere interne alla storia (quelle di un supermercato o dell'ospedale, i tablet o le televisioni), che ora si inceppano ora si interrompono ora si sfocano, che però viene troppo tirato, è troppo uno sforzo. E un piccolo saluto, forse, a Super o a Watchmen, film con supereroi mascherati da qualcos'altro, qualcosa di bizzarro, che qui è dentro ad una tuta da pompiere.

1 commento:

  1. D'accordo su tutto. Ed in effetti è l'unico film su "quello che succede realmente quando dei teenager ottengono superpoteri". A parte quando si arriva al gran finale!

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