mercoledì 16 maggio 2012

il ladro di sci.





Sister
L'enfant D'en Haut, 2012, Svizzera/ Francia, 100 minuti
Regia: Ursula Meier
Sceneggiatura Originale: Antoine Jaccoud, Ursula Meier, Gilles Taurand
Cast: Kacey Mottet Klein, Léa Seydoux, Martin Compston, Gillian Anderson
Voto: 7.9/ 10
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«Hai fatto la spesa?» chiede il piccolo Simon trascinando su una slitta fatta in casa la sorella bionda Louise. «Sta' tranquilla, sister» le risponde lui.
E basta, il titolo si consuma qua, ché di Sister c'è molto poco (c'è anche una non ben chiara doppia identità della cosa), perché il ragazzino protagonista (eccelso, che la Meier ha già diretto in Home) Kacey Mottet Klein ha una sorella con cui divide una casa popolare in cui a malapena fa la lavatrice e mette a bollire l'acqua. Sono poverissimi, orfani, e ai piedi di un monte perennemente innevato dove in quasi tutte le stagioni dell'anno le baite in affitto sono piene di turisti ricchissimi e le piste da sci cariche di esperti vacanzieri. Lei per campare va a fare le pulizie in queste stanze da letto riscaldate (e a volte si intrattiene, in altre zone, con uomini), lui sottrae l'attrezzatura ai visitatori e la rivende come capita: in strada, negli spogliatoi di squadre; poi incontra il cuoco del ristorante che esporta sci in Inghilterra e nasce un piccolo business. Continuamente sente lungo la schiena il brivido del poter essere scoperto, ma continua perché non ha altro modo per campare, come se fosse un adulto. Come un adulto, poi, tratta le tavole da snowboard che ripassa con la cera e liscia per guadagnarci ancora di più.
Parrebbe, a prima vista, a prime scene, un film dei fratelli Dardenne. Si riconosce però la mano di Ursula Meier giunta ora alla sua seconda pellicola che tratta la periferia francese stregata da certi meccanismi, tipo quelli della funivia, che ci mostra in tutta la loro particolarità. Ci fa vedere i depositi dei ristoranti, i ganci della funicolare, i deserti di neve alta mezzo metro, la discarica dei locali. Ci mostra la storia con regia silenziosa, che mette la telecamera dove serve e la muove quasi sempre poco (un paio di volte viaggia su binario laterale) e vive di tanti scatti, tanti tagli, un montaggio veloce. I dialoghi sono asciutti ed essenziali, crudi, quasi cattivi, e proprio attraverso questi dialoghi capiamo la durezza della pelle di questi personaggi costretti a farcela da soli, ad arrangiarsi da soli, a trattare male i vicini. Osannato da alcuna critica (il Corriere gli dava mille stelle), ha un sacco di pregi, insomma, eccetto uno: la lunghezza. Una fiaba con così poco mordente, così poca trama, non può durare più di un'ora - e anche questo dettaglio lo allontana dai Dardenne.
Per questo film, però, mentre i nostri Taviani ricevevano l'Orso d'Oro, Ursula Meier prendeva l'Argento alla regia al Festival di Berlino 62.
Sulla locandina qui sopra compare la scena di un abbraccio (lui è il ragazzino, quella sopra è Léa Seydoux, già in Bastardi Senza Gloria e Robin Hood e soprattutto in Midnight In Paris, dove vendeva libri a una bancarella). Nel film, oltre ad essere ribaltata, dura un secondo, ed è incredibilmente marginale. Ma lo sapete chi è quella biondazza?, ve la ricordate? Si chiama Gillian Anderson e lo sapete per cosa è nota? Per X-Files.

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