mercoledì 9 maggio 2012

la bella e la bestia.





Ciliegine
La Cerise Sur Le Gâteau, 2012, Francia, 83 minuti
Regia: Laura Morante
Sceneggiatura originale: Laura Morante & Daniele Costantini
Cast: Laura Morante, Pascal Elbé, Isabelle Carré, Samir Guesmi,
Patrice Thibaud, Ennio Fantastichini
Voto: 7.6/ 10
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Intervistata dal TG1 qualche mese fa nella piena fase del doppiaggio del film (visibilmente recitato in francese), Laura Morante s'è detta soddisfatta di questa sua prima opera da regista e c'ha tenuto a precisare che la produzione del film è per l'80% francese e poco più del 10% italiana, e che le musiche sono state scritte e dirette da(l premio Oscar) Nicola Piovani, che si è molto divertito nel vedere la pellicola.
Di francese, in realtà, il film, ha molto di più. Ha tutto. La coralità, i temi, Parigi, i legami tra amici, il caos per strada e nei dialoghi, i dialoghi, il continuo chiacchiericcio, le schizofrenie nei gesti e poi le calme improvvise. Perché dalla Francia, la Morante, è stata bellamente adottata, e non dimentichiamo che è nei Cuori di Alain Resnais - e come si vede, Alain Resnais!, a partire dalla sua attrice feticcio Isabelle Carré. Amanda (la Morante) è una di quelle quarantenni o giù di lì col disperato impellente bisogno di un uomo (attenzione: non d'amore) che allora si costringono a relazioni di cui poi non fanno che lamentarsi con le amiche, ma che non annientano (attenzione: non fa spirito). Il prendi e lascia con Bertrand si conclude la sera della vigilia di Natale, quando lui le toglie la ciliegia sulla torta e le ordina champagne che lei non beve e le regala accessori per le sigarette che sta smettendo di fumare. Queste ripetizioni si spalmano per tutto il film, insieme ad altre, e rendono la pellicola molto ironica (su tutte, le risposte da oracolo del marito della sua migliore amica, psichiatra, che usa sempre metafore per inquadrare i fatti. E questo sì che è spirito) che fortunatamente la rialza quando sta per crollare. E perché crolla?, perché si fa commedia all'italiana, commedia degli equivoci, Amanda si ritrova alla cena di Capodanno con l'amica e i suoi colleghi e tra una chiacchiera che le è stata detta e un chiacchierare tra il suo vicino di sedia e il cameriere, pensa che questo sia gay. Questo, che si chiama Antoine, in realtà è un etero sposato e mollato dalla morosa, raro esemplare di etero elegante e interessato, e per mezzo film noi lo sappiamo che è etero ma la Morante no, e si trova sempre il modo involontario di non farglielo sapere. Poi, quando Antoine sa che lei crede che lui sia gay, praticamente il film potrebbe finire. Ma non finisce. E prosegue. Verso un finale che ci aspettavamo.
Picchi di battute geniali e qualcosa un po' surreale per una prima opera che sfreccia interessantissima nella prima metà (scena d'apertura esclusa) e resta sempre coerente ed elegante. Merito soprattutto degli ambienti bazzicati dagli architetti protagonisti del film. L'omosessualità - che gli architetti conoscono bene - non viene assolutamente descritta perché cosa normale (perché siamo in Francia), ma viene descritta una certa casta psicologica che analizza e psicanalizza anche gratuitamente. Ecco, la presenza della psicologia materia e la nevrosi solita della Morante e il rumore generale del film che ruota attorno a una e attorno a tanti ci fa capire come la protagonista/ sceneggiatrice/ attrice sia rimasta colpita e influenzata da uno dei film meno italiani e più ignorati dal pubblico italiano di cui era protagonista: La Bellezza Del Somaro.

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