lunedì 30 gennaio 2012

SAG Awards - vincitori.





Questa notte ora italiana, a Los Angeles dove il sole brillava e le stelle pure nei loro vestiti senza maniche, sono stati assegnati gli Screen Actors Guild Awards, il più prestigioso premio per l'interpretazione perché dato dal sindacato degli attori americani. La cerimonia però è una delle più corte tra tutte quelle che i cast di film per il cinema e prodotti per la televisione si devono sorbire quasi ogni settimana, ed è la più spensierata. E anche se ho scelto Christopher Plummer come immagine di apertura (vincitore prevedibile per Beginners, con un discorso sempre elegantissimo e dolcissimo verso sua moglie), la cerimonia ha nascosto delle sorprese, poche ma molto grosse: primo tra tutti, l'attore protagonista, il tanto acclamato e scontato George Clooney ha fatto spazio a Jean Dujardin che evidentemente emozionato ha balbettato in un inglese dal franco accento quattro ringraziamenti e molti sospiri; e poi l'attrice protagonista, Viola Davis, che sì, sapevamo che era la favorita, ma ormai siamo entrati nell'ottica pre-Oscar e ci aspettiamo che Meryl Streep inizi ad avere sempre la meglio. Per la Davis il pubblico s'è alzato in piedi abbandonando calici e forchette e lei, al microfono, ha sottolineato il suo impegno umanitario infantile, come molti altri personaggi (tipo Alec Baldwin) hanno voluto sottolineare. Per il resto tutto prevedibile, il miglior cast è quello di The Help (avrebbe potuto farcela Le Amiche Della Sposa), per la serie comedy è Modern Family e per la serie drama è Boardwalk Empire. Glenn Close, duplice nominata, non si porta a casa niente, mentre Lea Michele di Glee credeva di essere ad un party di Playboy. I video dei discorsi di ringraziamento di tutti i vincitori sono visibili sul sito ufficiale dell'evento, insieme alla completa lista di candidati e vincitori; di seguito riporto i premi per il solo cinema.

Miglior Performance, Cast: The Help
The Artist | Le Amiche Della Sposa | The Descendants | Midnight In Paris

Miglior Performance, Attrice Protagonista: Viola Davis in The Help
Glenn Close | Meryl Streep | Tilda Swinton | Michelle Williams

Miglior Performance, Attore Protagonista: Jean Dujardin in The Artist
Demián Bichiri | George Clooney | Leonardo DiCaprio | Brad Pitt

Miglior Performance, Attrice Non Protagonista: Octavia Spencer in The Help
Bérénice Bejo | Jessica Chastain | Melissa McCarthy | Janet McTeer

Miglior Performance, Attore Non Protagonista: Christopher Plummer in Beginners
Kenneth Branagh | Armie Hammer | Jonah Hill | Nick Nolte

domenica 29 gennaio 2012

film blu.





The Iron Lady
2011, UK, 105 minuti, colore
regia: Phyllida Lloyd
sceneggiatura: Abi Morgan
cast: Meryl Streep, Jim Broadbent, Olivia Colman
voto: 5.7/ 10
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Candidato a 2 premi Oscar
attrice protagonista, trucco
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Dalla regista di Mamma Mia! cosa ci potevamo aspettare? Adesso, non me ne vorranno i fans di Mamma Mia!, che essendo il film che ha incassato di più nella storia del cinema in Inghilterra prima di Avatar evidentemente di fans ne deve avere molti, ma il fatto che quello fosse il primo film per il cinema firmato da questa regista si vedeva molto, moltissimo, dato che aveva i tempi di un cartone animato ed era demenzialmente ridicolo in molti punti - al punto che io non sono mai riuscito a vederlo tutto dall'inizio alla fine. Non capisco bene perché, ma Meryl Streep l'ha voluta accompagnare quella volta e questa, e se quella volta ha cantato e fatto spaccate in aria perché sua figlia si sposava, questa volta s'è sorbita ore di trucco per avere denti larghi, doppio mento, anzi triplo, caviglie grasse e un incredibile guardaroba celeste. Perché il suddetto film, The Iron Lady, da venerdì nei cinema italiani e già da inizio gennaio in Inghilterra e America, alla fine è un tributo a lei, a Meryl Streep, al suo trasformismo, alla sua carriera di attrice, all'accento inglese che ha ingoiato, alle movenze, agli sguardi, al mento tremante, ai capelli cotonati, alla camminata barcollante. Un'interpretazione che le frutterà il terzo Oscar alla diciassettesima nomination in modo che finalmente si smetterà di parlarne ogni anno, un Oscar meritato ma che il film non merita di vantare sulla locandina come molti film che raccontano di personaggi realmente esistiti; perché la sceneggiatura di The Iron Lady, sebbene scritta dall'autrice di Shame, non sta in piedi. Partendo dalla demenza senile dell'ex primo ministro inglese Margaret Tatcher, donna conservatrice che detiene il primato di aver diretto più longevo governo britannico, odiata dagli inglesi come pochi personaggi, quasi al pari di Hitler, si ritorna alla demenza senile della Tatcher, mostrando le sue allucinazioni in tutte le sale della casa in cui parla con suo marito defunto che, parrebbe, tanto ha amato, il suo freddo rapporto con la figlia (l'Olivia Colman mostruosa di Tyrannosaur), la sua convinzione di essere ancora ministro; lei dice di sentirsi benissimo, perché la vita è fatta dei propositi che vogliamo, ma la notte non dorme bene e durante il giorno piange ricordando i bei tempi andati, quando giovane e figlia di un droghiere si candida a sindaco e poi a qualcos'altro che nel film non viene detto e poi vince qualcos'altro che nemmeno viene specificato e poi puff si ritrova ad andar via da casa lasciando i due figli che corrono e gridano «mamma aspetta» fregandosene della famiglia perché il popolo l'ha votata - ma neanche dell'aver trascurato i figli, ci viene detto molto. Puff, è primo ministro inglese, dopo aver rinunciato a cappellini e voce squillante, e puff, tutti la odiano perché taglia i posti di lavoro per i minatori, le scuole, manda le flotte contro l'Iran, impone ai poveri tasse alte quante quelle dei ricchi, e la gente le bussa sul finestrino e le urla parolacce per strada. Però, in fondo, noi spettatori nati negli anni '80 che della Tatcher abbiamo solo sentito parlare, guardando questo film mica impariamo molte cose sul suo governo: scopriamo solo che vede il marito anche dopo che è morto, e si veste di blu; è conservatrice, sì, le spettano due o tre momenti alti in cui espone le proprie idee definendo il vero pensiero della vera Margaret, ma alla regista di Mamma Mia! queste cose non interessano, lei vuole mostrare gli episodi inutili della vita privata, l'acquisto del latte, l'uovo al mattino, perché incapace di fronteggiare un biopic come per esempio era stato La Vie En Rose. E Meryl Streep la fiancheggia di nuovo. Grazie a Dio. Perché se non ci fosse lei a regalarci una delle migliori interpretazioni della carriera, questo film oltre ad essere schifosamente diretto, montato e scritto, sarebbe completamente illegale al pubblico.

DGA Awards - vincitori.





Mentre si concludeva il Sundance Film Festival e The Surrogate vinceva il premio al miglior cast, il premio della regia e il premio del pubblico come miglior pellicola drammatica, da un'altra parte in America Michel Hazanavicius ritirava la placca d'oro di forma circolare per la miglior regia dell'anno per il suo muto, bicromatico, tenero The Artist. Solo sei volte nella storia del cinema il Directors Guild Award non è andato alla stessa persona che dopo un mese ha ricevuto l'Oscar, quindi si suppone che Hazanavicius sia il candidato più papabile contro il quale solo Martin Scorsese può sperare di farla franca - mentre The Artist, ormai è certo, non lo batterà nessuno. Come sempre, rimando al sito ufficiale in cui compaiono tutti i nomi (degli altri vincitori e delle crew delle quali i registi hanno fatto uso durante le riprese), ma brevemente riassumo la serata: per il miglior film televisivo o miniserie ha vinto Jon Cassar regista di The Kennedys, Patti Jenkis, una delle pochissime donne in gara quest'anno, ritira il premio per la miglior regia di una serie drammatica per la puntata pilota di The Killing, mentre per la serie comedy vince Robert B. Weide per Curb Your Enthusiasm, mentre il regista del miglior documentario è stato James Marsh per il suo acclamato Project Nim.
Ricapitolando gli altri candidati alla maggiore delle categorie (che combaciano perfettamente con i candidati all'Oscar fatta eccezione di Fincher sostituito, dagli Academy, con Malick) con in neretto il vincitore:

Miglior Regia - Cinema: Michel Hazanavicius per The Artist
Woody Allen per Midnight In Paris
David Fincher per Millenium: The Girl With The Dragon Tattoo
Alexander Payne per The Descendants
Martin Scorsese per Hugo

sabato 28 gennaio 2012

premi César - nominations.





Sono i "David di Donatello" francesi, gli Oscar del cinema d'oltralpe, i premi César giunti alla 37esima edizione, che si terranno venerdì 24 febbraio a Parigi. I premi di tutte le categorie sono riservati al cinema francese approdato nelle sale nell'anno solare appena trascorso, ma per quanto riguarda il premio alla carriera, come ogni anno, è stata scelta una stella internazionale che ha brillato più delle altre. A questo giro, si tratta di Kate Winslet, l'attrice che aveva ottenuto il record di nominations all'Oscar prima dei trent'anni e che ha finalmente vinto con The Reader, che con Mildred Pierce è poi passata alla televisione per vincere l'Emmy e il Golden Globe.
Non posterò tutti i candidati di tutte le categorie, e rimando al sito ufficiale per gli interessati. Riporto le sezioni principali sottolineando come tutti i film candidati a miglior film tranne uno escano da Cannes, come tra i film d'animazione non ci sia il candidato all'Oscar A Cat In Paris dai disegni superbi, come The Artist, con dieci nominations (film, regia, attrice, attore, sceneggiatura originale, colonna sonora, fotografia, montaggio, costumi, scenografia), che, ricordiamo, è un film francese candidato a dieci Oscar, non sia il film in testa, perché battuto da Polisse, che sempre a Cannes aveva vinto un po' di premi, candidato a tredici statuette, molte ripetute (due attrici, tre attori non protagonisti, film, regia, sceneggiatura originale, attrice non protagonista, attrice emergente, sonoro, fotografia, montaggio). Fanno incursione tra i nominati anche il finlandese (ma recitato in francese) Le Havre, snobbato dall'Academy senza apparente motivo come anche è stato snobbato La Guerre Est Déclarée, la spagnola Carmen Maura candidata come miglior attrice non protagonista nella commedia anni '60 Le Donne Del Sesto Piano (candidato anche per i costumi e per le scene), Yasmina Reza e Roman Polanski per la sceneggiatura adattata di Carnage. Anche L'apollonide esce da Cannes, storia delle case chiuse e delle donne che ci vivevano dentro, e fa razzia di candidature artistiche (fotografia, costumi, scene, oltre all'attrice non protagonista, due attrici emergenti e la colonna sonora), insieme a Les Bien-Aimées di Christophe Honoré, già regista di musical (Les Chansons D'amour) e di film molto poco presi in considerazione dalla critica. Incetta di nominations pure per L'exercice De L'état (undici) e Intouchables (nove) che, al contrario di Polisse che venerdì arriva nei nostri cinema, non credo vedremo mai in Italia.
E i candidati sono...

Miglior film
L'exercice De L'état
La Guerre Est Déclarée
Le Havre
Intouchables
Pater
Polisse
The Artist

Miglior Regia
Alain Cavalier per Pater
Valérie Donizelli per La Guerre Est Déclarée
Michel Hazanavicius per The Artist
Aki Kaurismäki per Le Havre
Maïwenn per Polisse
Pierre Schoeller per L'exercice De L'état
Eric Toledano & Olivier Nakache per Intouchables

Miglior Attrice
Ariane Ascaride in Le Nevi Del Kilimangiaro
Bérénice Bejo in The Artist
Leïla Bekhty in La Source Des Fammes
Valérie Donizelli in La Guerre Est Déclarée
Marina Foïs in Polisse
Marie Gillain in Toutes Nos Envies
Karin Viard in Polisse

Miglior Attore
Sami Bouajila in Omar Killed Me
Francois Cluzet in Intouchables
Jean Dujardin in The Artist
Olivier Gourmet in L'exercice De L'état
Denis Podalydès in La Conquête
Omar Sy in Intouchables
Philippe Torreton in Présumé Coupable

Miglior Film Straniero
Il Cigno Nero (USA)
Il Discorso Del Re (UK)
Drive (USA)
Il Ragazzo Con La Bicicletta (Belgio)
Incendies (Canada)
Melancholia (Danimarca)
Una Separazione (Iran)

mercoledì 25 gennaio 2012

un film di Glenn Close.





Albert Nobbs
2011, Irlanda, 113 minuti, colore
regia: Rodrigo García
sceneggiatura: Glenn Close, John Banville & Gabriella Prekop
soggetto: George Moore
cast: Glenn Close, Mia Wasikowska, Aaron Johnson, Janet McTeer, Jonathan Rhys Meyers
voto: 7.6/ 10
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Candidato a 3 premi Oscar
attrice protagonista, attrice non protagonista, trucco
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Rodrigo García, regista di questo film, è stato regista di molte piccole perle poco note: molte puntate della serie Carnivàle, molte puntate di Six Feet Under, gli episodi pilota di Big Love e Six Degrees ma, più di ogni altra cosa, è stato lo sceneggiatore e regista di una pellicola particolarissima che si chiama in italiano Nove Vite Da Donna (Nine Lives in originale) composta da nove soli pianosequenza che immortalano in un particolare momento della loro esistenza nove donne che, nel bene o nel male, a volte sono collegate tra loro, dando prova, attrici e regista, di incredibile maestria tecnica (perché, lo sappiamo, i pianosequenza sono la cosa più difficile da fare, in un film). Abbandona lo sperimentalismo però per dirigere tranquillamente e quasi scolasticamente questo film mascherato, Albert Nobbs, su una storiella originale di George Moore, che in realtà non è "un film di" Rodrigo García ma di Glenn Close: lei lo scrive, lo produce, lo interpreta, lo sente così suo che firma anche il testo della canzone originale, "Lay Your Head Down" inserita tra le trentanove canzoni scelte dall'Academy prima delle nominations ufficiali.
E di Glenn Close si può solo parlare: interpreta un maggiordomo, un bassetto e attempato irlandese con problemi alla dentiera, che è in realtà una povera signorina con un passato tormentato e tormentoso che per sfuggire alla famiglia adottiva e per arrivare a fine mese un giorno veste i panni di un galantuomo e cerca lavoro come cameriere in un alberghetto, e hotel dopo hotel arriva al posto fisso della vita, dove la servitù le/gli porta rispetto e la padrona la/lo tiene molto in considerazione, e dove assiste a spettacolini tra le cameriere che si punzecchiano e i nobili che organizzano feste alcoliche e promiscue nella sala grande. Una sera si vede costretta/o a dover dividere il letto con un tale giunto per ridipingere le pareti, e balbettando chiede che l'ospite dorma altrove perché teme che il segreto possa essere svelato. E infatti il segreto si sta per svelare, ma...
Adesso, io non posso raccontare quasi niente sulla trama di questo film, ma diciamocelo: le due attrici che interpretano gli uomini sono palesemente attrici che interpretano uomini; non so se nell'Irlanda di fine Novecento ci fossero degli uomini così androgini e pallidini, ma noi pubblico in sala lo capiamo subito, che qualcosa non va. In realtà, queste due attrici, paiono tanto mascherate anche quando indossano corsetti e gonnelline volutamente pacchiane. Resta il fatto che, in completo o in sottana, dànno prova di altissima recitazione nell'accento, nell'intonazione, nell'impasto vocale, nelle movenze, nella postura. Tutte caratteristiche che in una sono portate all'eccesso e nell'altra sono ammazzate da un'ingenuità e una stupidità che lascia perplessi: Albert Nobbs, oltre a parlare da solo, si pone delle domande idiote.
Bei costumi e bellissime scene, trucco lodevole ma non so quante speranze abbia di vincere contro Meryl Streep, così come non ha molte speranze la Close che arriva oggi alla sua sesta nomination senza aver mai vinto un Oscar, per un film di cui non si è parlato malissimo ma che non è così male come si mormorava: poteva finire meglio, ma è così che va la vita. Esce in Italia il 10 febbraio e bisognerebbe farlo vedere a un po' di omofobi e di persone sessualmente confuse.

martedì 24 gennaio 2012

Oscar - nominations.





Tante conferme e tante sorprese in questa giornata di nominations agli Oscar che, a differenza degli anni passati, ha annunciato l'intera lista di candidati, oltre alle dieci categorie che vengono declamate in diretta mondiale, poco dopo le 8:30 del mattino, ora americana (e non di pomeriggio). Altro cambiamento: i film candidati alla migliore pellicola dell'anno non sono più necessariamente dieci, come era stato deciso un paio di anni fa, ma potranno essere, da oggi, in numero variabile, che va da cinque a dieci. E quest'anno sono nove, annunciati in ordine non alfabetico: The Artist, The Descendants, The Help, Hugo,War Horse, Moneyball che ci aspettavamo, e poi tre intrusi: Midnight In Paris (che segna la rottura di un record per Woody Allen, che si candida al miglior film dopo 25 anni da Hanna E Le Sue Sorelle), The Tree Of Life (dato per escluso dopo tutti questi mesi di uscite decisamente migliori), e la sorpresa delle sorprese Molto Forte, Incredibilmente Vicino che ottiene anche la nomination al migliore attore non protagonista. I grandi esclusi in tutte le categorie sono Young Adult, Shame, gli indipendentissimi 50/50 e Win Win, Melancholia, We Need To Talk About Kevin. Ma, come qualche anno fa era stato segnato da un numero spropositato di messicani in concorso, quest'anno verrà ricordato per il numero di europei sparsi qua e là: oltre agli inglesissimi Albert Nobbs, Tinker Taylor Soldier Spy, My Week With Marilyn, Jane Eyre candidato solo ai costumi e The Iron Lady, troviamo miracolosamente lo spagnolo Chico & Rita tra i cinque assurdi film d'animazione insieme al francese A Cat In Paris - dove non c'è TintinArthur Christmas; e oltre ai celebri The Artist, francese che detiene la seconda quantità maggiore di nominations (dieci: film, regia, sceneggiatura originale, attore, attrice non protagonista, fotografia, scenografia, costumi, montaggio, colonna sonora) e Pina, tedesco documentario di Wim Wenders, tra i film stranieri sono stati premiati il belga Bullhead e il polacco In Darkness (meno notevole).
Ma il film con più candidature in assoluto (undici) è tutto americano ed è del veterano Scorsese; Hugo è nominato per il miglior film, la regia, la sceneggiatura non originale, la fotografia, i costumi, la scenografia che vincerà, il montaggio, la colonna sonora, il montaggio sonoro, il mixaggio sonoro e gli effetti visivi. Seguono War Horse con 6 candidature (film, fotografia, scenografia, colonna sonora, montaggio sonoro, mixaggio sonoro) e The Descendants con 5 (film, regia, sceneggiatura adattata, attore, montaggio). A bocca aperta per Rooney Mara che riesce a intrufolarsi tra le cinque migliori attrici a discapito di Tilda Swinton e per Démian Bichir che con A Better Life era già stato candidato allo SAG e insieme a Gary Oldman (finalmente!) trasformista in Tinker Tailor Soldier Spy scaccia dalla cinquina maschile Michael Fassbender e Leonardo DiCaprio. Il primo attore è stato Fidel Castro nei due film Che, il secondo è stato tante cose, tra cui Sirius Black e Stansfield in Léon.  La delusione più grande è per la canzone originale: dopo tutto quel parlare, ci sono solo due titoli in concorso per il premio, molto mediocri, e grazie a Dio uno dei due è dei Muppets.
Per vedere l'elenco completo dei vincitori rimando al sito ufficiale dell'Academy, mentre di seguito posto il video della prima parte di nominations mandato in diretta da Sky Cinema 1. Da domani, su questo blog verranno analizzati tutti i film candidati e tutte le statistiche dei critici americani ed europei sui futuri vincitori, che sapremo il 26 febbraio.


lunedì 23 gennaio 2012

le trentanove canzoni - dalla 31 alla 39.





Ultima parte canterina della lista con le 39 canzoni che l'Academy ha scelto prima di annunciare le cinque o le tre che andranno alla cerimonia di premiazione (dovrebbero essere poi eseguite live il 27 febbraio) alla vigilia delle nominations agli Oscar. Domani alle 14:30 ora italiana si saprà la prima parte di candidati, per la musica dobbiamo aspettare il pomeriggio inoltrato.
La lista di oggi si apre con un'altra pellicola animata molto sfortunata: Rio. Che per quanto abbia incassato e abbia dato fama agli Angry Birds, non è stata in grado di ottenere consenso dalla critica e dalle giurie dei vari premi. Le tre canzoni scelte da questo film sono incredibilmente brasiliane tra musica e testi, molto meno per le celebri voci che le riempiono: Will.I.Am, Jamie Foxx, Justin Bieber. Coerenti al film e all'ambientazione, certo, ma prese da sole... non so... Take Shelter è il film di cui si è parlato per l'incredibile interpretazione di Michael Shannon: ce la farà, domani, ad essere uno dei cinque attori?, non ce la farà? Al Golden Globe non è arrivato, al contrario dell'attrice che gli fa da spalla, Jessica Chastain, per un altro film, The Help. La canzone originale del film è l'ennesima traccia country di questo elenco. Tutt'altro genere è quello di Jónsi, scelto per comporre le musiche del film We Bought A Zoo che esce in tempo per accaparrare qualche nomination all'Oscar di cui non siamo ancora sicuri, dato il segreto dietro al film in tutti questi mesi. Guardate il videoclip che accompagna la canzone perché è davvero ben fatto. E sebbene si chiami "Pop", la canzone del mascolino film White Irish Drinkers è tutt'altro che pop, riprendendo accordi e testi e cori delle vecchie ballate popolari irlandesi.
Win Win è uno dei film migliori di quest'anno, e come tutti i film migliori riceve sì e no qualche premio alla sceneggiatura. La canzone non ha speranze. Mentre sono piacevoli e papabili le due tracce dall'ultimo film Disney di Winnie The Pooh; la prima, "The Backson Song", racconta dell'aspetto e della cattiveria di questo mostro cattivissimo, il Backson, che fa rima con "back soon", mentre la seconda, "So Long", che accompagna i titoli di coda, è la storia dell'amicizia duratura tra i personaggi del cartone, scritta e cantata da Zooey Deschanel di (500) Giorni Insieme e New Girl. Attrice e canzone sono anche candidate al Grammy. Domani sapremo se un'altra nomination si aggiungerà alla sua carriera.

"Hot Wings" dal film Rio, interpretata da Will.I.Am & Jamie Foxx;
"Let Me Take You To Rio" dal film Rio, interpretata da Ester Dean & Justin Bieber;
"Real In Rio" dal film Rio, interpretata da Will.I.Am & The Rio Singers;
"Shelter" dal film Take Shelter, interpretata da Ben Nichols;
"Gathering Stories" dal film We Bought A Zoo, interpretata da Jónsi;
"Pop" dal film White Irish Drinkers, interpretata dagli Shillaly Brothers;
"Think You Can Wait" dal film Win Win, interpretata dai National;
"The Backson Song" dal film Winnie The Pooh interpretata da Craig Ferguson;
"So Long" dal film Winnie The Pooh, interpretata da Zooey Deschanel.

Sundance '12.





Quello di oggi è il quinto giorno di Sundance Film Festival 2012, che si protrarrà fino al 29 gennaio nello Utah, dove la neve cade ininterrottamente, e non potevo non dedicare almeno uno spiraglio alla più importante manifestazione del cinema indipendente mondiale, sebbene ci siano le anteprime di oltre 110 film di cui io conosco a malapena i titoli.
Ma, all'interno delle varie categorie di presentazione, che vanno dalle premiere alla competizione di film drammatici e documentari americani, c'è una nicchia che si chiama "Spotlight" che prevede la proiezione di undici pellicole che conosciamo bene: gli italiani Corpo Celeste e This Must Be The Place, il primo dell'esordiente Alice Rohrwacher, il secondo del celebre Paolo Sorrentino; il primo era stato uno dei film che l'Italia aveva pensato di mandare agli Oscar, il secondo era stato in concorso a Cannes, senza vincere niente, e adesso ci si domanda l'entità della trama dove sia. Sempre nello "Spotlight" saranno presentati il francese La Guerre Est Déclarée che la Francia aveva mandato all'Academy e il libanese E Ora Dove Andiamo? che il Libano aveva mandato all'Academy, Monsieur Lazhar momentaneamente tra i nove film in lizza per la nomination all'Oscar di domani, il russo Elena che era già passato per il Festival di Venezia e un altro veneziano, le Cime Tempestose di Andrea Arnold che vinse l'Osella alla fotografia.
In concorso nella sezione di film drammatici, solo un paio di titoli: l'argentino The Last Elvis di Armando Bo, sceneggiatore di Biutiful diretto da Iñarritu, Violeta Went To Heaven che era stata la sottomissione del Cile agli Oscar, e tra i film americani The Surrogate con John Hawkes che ormai è l'idolo della manifestazione. Ma la vera regina della manifestazione è lei: Elizabeth Olsen, sorella più piccola delle più celebri gemelle che chi è nato negli anni '80 conosce ben bene, che si ritrova a presentare due film tanto attesi: Liberal Arts del regista di happythankyoumoreplease di cui abbiamo già parlato accennando alle 39 canzoni in lizza per gli Oscar, dove affianca, tra gli altri, Zac Efron, e poi l'attesissimo Red Lights di Rodrigo Cortés, nome che abbiamo tanto sentito pronunciare quando Buried era al cinema e si osannava la capacità di ambientare un film intero in una bara. Per questa dodicesima prova di regia ha l'onore di dirigere, oltre alla Olsen, Robert De Niro e Cillian Murphy. Elizabeth "Lizzie" Olsen era già stata al Sundance l'anno scorso con Martha Marcy May Marlene con cui, pensavamo, avrebbe raggiunto la nomination all'Oscar per l'interpretazione; il premio al festival glielo rubò Felicity Jones per Like Crazy e la nomination alla statuetta più ambita sembra lontana.
Avrà sicuramente altre occasioni, perché alla fine la gente che va al Sundance è sempre la stessa. Il sito ufficiale della manifestazione è questo.

domenica 22 gennaio 2012

le trentanove canzoni - dalla 21 alla 30.





Prosegue l'elenco delle 39 canzoni scelte dall'Academy prima di annunciare le cinque candidate alla statuetta per il migliore brano originale scritto appositamente per un film, e questa terza parte si apre con la dolcissima melodia del dolcissimo documentario portoghese inviato a rappresentare lo Stato (che però non è nei nove film aspiranti all'Oscar come migliore pellicola straniera) e campione di incassi in patria: José & Pilar, storia dell'amore di José Saramago e sua moglie, la giornalista Pilar del Rio. Successiva nell'ordine alfabetico è l'altra canzone candidata al Golden Globe (che ha perso contro la ballata di Madonna, non presente in questa lista grazie a Dio), "The Keeper" con tanto di video ufficiale del cantante country Chris Cornell dal virilissimo film con Gerard "300" Butler, traccia effettivamente degna di nomination. Ed eccole. Le canzoni in cui confido fermamente e che le statistiche portano per favorite, quelle dei Muppets. All'Academy è sempre piaciuto candidare due o tre brani dallo stesso film e poi fare uno spettacolino la sera della premiazione; il film dei Muppets è andato benissimo in patria e uscirà da noi la prima settimana di febbraio, la Disney ha sempre accaparrato le statuette per la canzone originale e le basi ci sono tutte. Ad ogni modo, "Life's A Happy Song" è la migliore delle tre ed è quella che merita, che deve vincere. Posto anche una versione arrangiata dal compositore Bret McKenzie e da Kermit, voce e piano.
Ancora country, con due piccole canzoni di due piccoli film: Olive, degli esordienti Patrick Gilles e Hooman Khalili, storia della solitudine tra i campi di una bambina, e The Music Never Stopped del più navigato Jim Kohlberg, produttore che debutta alla regia. E ancora country, ma con un nome molto più noto, quello di Elvis Costello, per la canzone originale del film One Day tutto zucchero e tempo che passa tra Anne Hathaway e Jim Sturgess - brano mediocre come il film. E ancora country per il sorprendente (nel senso che è una sorpresa che sia qui) Our Idiot Brother, commedia scemotta con Zooey Deschanel candidata al Grammy e al Golden Globe quest'anno. Altra sorpresa è il documentario comico POM Wonderful Presents: The Greatest Movie Ever Sold che mostra, con J.J. Abrams produttore come protagonista, la pubblicità occulta e il product placement della maggior parte dei film da botteghino. La canzone, è degli OK Go che cantano anche insieme ai Muppets.

"Ja Nao Estar" dal film José & Pilar, interpretata da Camané;
"The Keeper" dal film Machine Gun Preacher, interpretata da Chris Cornell;
"Life's A Happy Song" dal film The Muppets, interpretata da Jason Segel, Amy Adams & Walter;
"Man Or Muppet" dal film The Muppets, interpretata da Jason Segel & Walter;
"Pictures In My Head" dal film The Muppets, interpretata da Kermit & i Muppets;
"Summer Song" dal film The Music Never Stopped, interpretata dai Tulips;
"Imaginary Friends" dal film Olive, interpretata da Ben Lear;
"Sparkling Day" dal film One Day, interpretata da Elvis Costello;
"Taking You With Me" dal film Our Idiot Brother, interpretata da Daniel Tashian;
"The Greatest Song I Ever Heard" dal film The Greatest Movie Ever Sold, interpretata dagli OK Go.


PGA Awards - vincitori.





Sono stati assegnati ieri i premi dei produttori americani, i Producers Guild Of America Awards, che corrispondono alla prima cerimonia in cui i votanti fanno parte dell'Academy; la vittoria di The Artist, quindi, dovrebbe accenderci le antenne...
Avevo già postato le nominations solo per la categoria "cinema" e i vincitori di questa categoria pubblicherò; se siete interessati alla televisione (vince l'acclamato e inglese Downtown Abbey per la migliore miniserie, l'incredibile Modern Family per la serie comedy, il cinematografico Boardwalk Empire di Scorsese per la serie drama, Sesamo Apriti, lo show dei Muppets, per il programma per bambini) che include reality show e programmi di competizione, rimando al sito ufficiale.
Un'ultima considerazione è per il film d'animazione; dopo aver ricevuto il Golden Globe (dato a Spielberg per non lasciarlo a mani vuote con War Horse), temo che Tintin possa ottenere anche l'Oscar, e sarebbe un peccato per il tanto lodato Rango e il ben più originale Arthur Christmas.
I vincitori cinematografici dei PGA Awards 2012 sono:

Miglior Film: The Artist
Le Amiche Della Sposa | The Descendants | The Girl With The Dragon Tattoo | The Help
Hugo | Le Idi Di Marzo | Midnight In Paris | Moneyball | War Horse

Miglior Film D'animazione: Le Avventure Di Tintin, Il Segreto Dell'unicorno
Cars 2 | Kung Fu Panda 2 | Il Gatto Con Gli Stivali | Rango

Miglior Documentario: Beats, Ryhmes & Life: The Travels Of A Tribe Called Quest
Bill Cunningham New York | Project Nim | Senna | The Union

sabato 21 gennaio 2012

le trentanove canzoni - dalla 11 alla 20.





Prosegue l'elenco delle trentanove canzoni che l'Academy ha selezionato per scegliere le cinque che riceveranno la nomination martedì prossimo e quindi, poi, quella che ritirerà la statuetta a fine febbraio.
La lista di oggi si apre con le due tracce di Elton John dal film da lui prodotto insieme al consorte Gnomeo & Giulietta che, secondo me, non dovrebbe riuscire a candidarsi né qui né al film d'animazione; la prima, "Hello Hello", è cantata nella versione non ufficiale con Lady Gaga - e temo nella candidatura per assicurare alla cerimonia di premiazione la celebre indossatrice e cantante. Altro cartone animato canterino e poco fortunato è Happy Feet 2, sequel del film che vinse l'Oscar contro Cars, che schiera nella colonna sonora di John Powell nomi come P!nk e Robin Williams (il brano di quest'ultimo è decisamente migliore e più originale). I film piccini piccini di questo giro sono il tenero happythankyoumoreplease di Josh Radnor con la figlia-di-Heath-Ledger-in-Brokeback-Mountain Kate Mara e Hell And Back Again di Danfung Dennis. Hanno entrambi canzoni indie e lentissime, la prima più indie e la seconda più country. Ed ecco i filmoni dell'anno: The Help, con la canzone dei titoli di coda già candidata ai Golden Globe dove tutti pensavamo che avrebbe vinto (ciao, Madonna); Hugo di Martin Scorsese, artisticamente una perla per gli occhi, con un brano francese e poco noto di Zaz sulla musica del compositore Howard Shore; l'inutile Ma Come Fa A Far Tutto? in cui Sarah Jessica Parker continua a vestirsi e basta per le strade di New York, la cui canzone è introvabile; il polpettone sulle guerra in Bosnia di Angelina Jolie In The Land Of Blood And Honey di cui questo brano è l'apertura e il cuore, straziante, doloroso, esotico. Potrebbe farcela a discapito di tutti gli altri presenti in questa parte di lista.

"Hello Hello" dal film Gnomeo & Giulietta, interpretata da Elton John;
"Love Builds A Garden" dal film Gnomeo & Giulietta, interpretata da Elton John;
"Bridge Of Light" dal film Happy Feet 2, interpretata da P!nk;
"The Mighty Seven" dal film Happy Feet 2, interpretata da Robin Williams;
"Never Be Daunted" dal film happythankyoumoreplease, interpretata da JayMay;
"Hell And Back" dal film Hell And Back Again, interpretata da J. Ralph & Willie Nelson;
"The Living Proof" dal film The Help, interpretata da Mary J. Blige;
"Coeur Volant" dal film Hugo, interpretata da Zaz;
• "It's How We Play" dal film Ma Come Fa A Far Tutto?, interpretata da Holly Palmer;
"When The Heart Dies" dal film In The Land Of Blood And Honey, musica di Gabriel Yared.

venerdì 20 gennaio 2012

London Critics' Circle - vincitori.





Assegnati ieri i premi della critica inglese di cui avevo già postato le nominations un mese fa, delle quali c'eravamo già sorpresi (compare Margaret, film di due ore e mezzo con Anna Paquin di cui non ha parlato nessuno). E ci sorprendiamo anche adesso che lista dei vincitori è stata data, soprattutto per gli attori: Jean Dujardin batte George Clooney come miglior attore, la Paquin vince insieme alla Streep e il parimerito non include le due mega-favorite (Viola Davis e Michelle Williams), l'attore non protagonista non è Christopher Plummer come ai Golden Globes e tutti gli altri premi ma Kenneth Branagh per My Week With Marilyn che comunque, essendo inglese, almeno un premio doveva incassare, e l'attrice non protagonista è l'iraniana Sareh Bayat per Una Separazione già vincitrice dell'Orso d'Argento a Berlino dove questo film ha vinto tutto e che qui oltre al palese film straniero vince anche il premio alla sceneggiatura. Il miglior documentario, anche questo scontato e anche questo in patria, è Senna, la storia del pilota, mentre il premio per la collaborazione tecnica va alla scenografa di Tinker Taylor Soldier Spy (che ha fatto un ottimo lavoro), film che rimane completamente a bocca asciutta. Il miglior attore emergente inglese è Craig Roberts per il delizioso Submarine mentre il regista indipendente più innovativo è Andrew Haigh per il veritiero Weekend che racconta come aveva fatto nessun altro l'amore promiscuo gay (ed è stato girato in due settimane).
Di seguito posto la lista completa dei restanti vincitori e candidati, e l'elenco dei dieci migliori film secondo la critica inglese; per maggiori dettagli vi rimando a questo sito che non è quello ufficiale ma il primo comunicato stampa.

Top10 2011:
01. The Artist
02. Una Separazione
03. Drive
04. Tinker Taylor Soldier Spy
05. The Tree Of Life
06. We Need To Talk About Kevin
07. Melancholia
08. Shame
09. Margaret
10. The Descendants

Film Dell'anno: The Artist
Drive Una Separazione Tinker Tailor Soldier Spy | The Tree Of Life

Film Inglese Dell'anno: We Need To Talk About Kevin
The Guard Kill List | Shame Tinker Tailor Soldier Spy

Film Straniero Dell'anno: Una Separazione (Iran)
Mysteries Of Lisbon (Portogallo) | Poetry (Corea) | Le Quattro Volte (Italia) | La Pelle Che Abito (Spagna)

Regista Dell'anno: Michel Hazanavicius - The Artist
Asghar Farhadi | Terrence Malick | Lynne Ramsay | Nicolas Winding Refn

Attore Dell'anno: Jean Dujardin - The Artist
George Clooney | Michael Fassbender | Ryan Goslin | Gary Oldman

Attrice Dell'anno: Anna Paquin - Margaret parimerito con Meryl Streep - The Iron Lady
Kirsten Dunst | Tilda Swinton | Michelle Williams

Attore Non Protagonista Dell'anno: Kenneth Branagh - My Week With Marilyn
Simon Russel Beale | Albert Brooks | Christopher Plummer | Michael Smiley

Attrice Non Protagonista Dell'anno: Sareh Bayat - Una Separazione
Jessica Chastain | Vanessa Redgrave | Octavia Spencer | Jacki Weaver

Attore Inglese Dell'anno: Michael Fassbender - A Dangerous MethodShame
Tom Cullen | Brendan Gleeson | Peter Mullan | Gary Oldman

Attrice Inglese Dell'anno: Olivia Colman - The Iron LadyTyrannosaur
Carey Mulligan | Vanessa Redgrave | Tilda Swinton | Rachel Weisz

il film libanese.





E Ora Dove Andiamo?
2011, Libano, 110 minuti, colore
regia: Nadine Labaki
sceneggiatura: Rodney Al Haddid, Jihad Hojeily, Nadine Labaki & Sam Mounier
cast: Claude Baz Moussawbaa, Leyla Hakim, Nadine Labaki, Yvonne Maalouf
voto: 8.5/ 10
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Quando era stata fissata la data di uscita di questo film, eravamo tutti speranzosi di poter appiccicare un bigliettino sulla locandina fuori dal cinema con su scritto "uno dei nove film stranieri in gara per l'Oscar 2012". Invece la locandina dobbiamo tenercela così com'è, con scritto "presentato fuori concorso al Festival di Cannes" e "Premio del Pubblico a Toronto 2011". Quella dell'Academy deve essere stata una svista, perché tutti i critici e i siti davano per scontato che E Ora Dove Andiamo? finisse tra i cinque film candidati alla statuetta. Perché è un film universale, ironico, inizialmente visionario e poi realistico, religioso, laico, divertente, commovente, è un film che riassume tutto, come la locandina riassume colori e sapori di questa terra lontana, il Libano, dove la regista e co-sceneggiatrice Nadine Labaki vive insieme a molte altre donne e molti altri uomini in un villaggio vecchio stampo dove si vive di ciò che dà la terra e lo sforzo umano; la sera ci si incontra per guardare la televisione in una piazzetta, adulti e bambini seduti alle proprie sedie, la maggioranza sceglie il programma da guardare, il sindaco magari dice due parole, qualcuno, se proprio deve, fa un annuncio, perché quella è anche la riunione del paese, e ogni giorno finisce così. Fino al giorno in cui si finisce a urlare, a tirare capelli, alzarsi dalle seggiole e minacciare, perché il paese tacitamente è diviso all'interno tra musulmani e cristiani che portano la propria fede dentro al petto e sono stanchi di vedere capi coperti e Madonne in giro per le vie. E nasce la diatriba, e a farla nascere ovviamente sono gli uomini. I mariti vietano alle donne di mischiarsi con le femmine delle altre religioni e i figli vengono mandati alle porte delle chiese a sputare o rompere statue. Ma le donne, le femmine, mica danno ascolto davvero ai consorti. Si danno appuntamento in privato e si domandano come fare a porre fine a questa situazione che porta solo disagi e tensioni. Le studiano tutte: la Vergine si collega mentalmente con una di loro, un vassoio di tortini drogati dà l'allegria a chi li mangia, un pullman di spogliarelliste dell'Est guardacaso perde carburante proprio vicino ai loro alberi. E tentativo dopo tentativo si arriva alla scena madre, la scena della liberazione, che la regista-attrice-sceneggiatrice si è tenuta per sé, prima del geniale, incredibile finale.
Dopo Caramel, anche passato al Festival di Cannes e ingiustamente snobbato da molte premiazioni, Nadine Labaki (che abbiamo visto anche in un film italiano orrendo, Il Padre E Lo Straniero) dà un'altra e migliore prova di regia e sceneggiatura perché smette di parlare di amori tormentati, eterosessuali e saffici, per raccontare una storia corale che coinvolge più facilmente e fa ridere più spesso. Esce oggi in poche sale di tutta Italia il film scelto per rappresentare il Libano che l'America ha scartato, e nonostante ciò non perdetevelo: nonostante la cultura sia diversa e i chilometri siano tanti è impossibile non farsi prendere di pancia e di testa da questa storia, e se non l'avete già visto recuperate anche Caramel per imparare a togliervi i peli sopra alle labbra senza la ceretta.

Federico degli spiriti.





La Romagna impazzisce, Google pure, Fellini di qua, Fellini di là, "le donne", "la maestria", "oggi il genio avrebbe compiuto novantadue anni"; ma "il genio" è morto quando di anni ne aveva settantatré, strozzato dalla mozzarella sette mesi dopo aver ritirato l'Oscar alla carriera consegnatogli da Marcello Mastroianni (con cui ha girato quattro film) e Sophia Loren (con cui non ne ha girato nessuno perché di proprietà Ponti), dopo dodici nominations personali all'ambita statuetta e quattro "film stranieri" vinti. Morì il giorno di Halloween, e per assurdo non poteva scegliere modo e ricorrenza migliore per salutarci tutti: mangiando, mentre il mondo si travestiva.
Perché quello del travestimento era il mondo a cui Federico Fellini realmente apparteneva: lui ha sempre finto di essere un regista, ha finto di essere italiano, ha finto nelle interviste, ha finto con la moglie, fingeva sempre e con tutti, raccontava balle, prometteva l'America (letteralmente) e si gonfiava nella sua popolarità.
Il mondo, intanto, non capiva una mazza dei suoi film, e quindi lo consacrava "genio". Quando presentò fuori concorso al Festival di Venezia il Satyricon nel 1969, i biglietti per la prima finirono in meno di un'ora. Gli organizzatori, presi dal panico, annunciarono una seconda proiezione, e finirono i biglietti anche per quella. Nessuno ricorda quali film fossero in concorso quell'anno, e nessuno ricorda scene e immagini di questo Satyricon, ma tutti si ricordano che c'era Fellini. Alle telecamere Rai, durante quella settimana mondana che tanto gli piaceva, disse «sì, sì, il prossimo film lo faccio in America», come diceva sempre, e invece il film successivo si chiamò Roma e fu italianissimo. E di una pesantezza e inutilità fuori misura: una scena di venti minuti su come una troupe potesse entrare a Roma sull'autostrada fuori dal raccordo anulare, poco prima che inizi a piovere, e poi una scena ancora più lunga su una sfilata di abiti clericali, con tuniche per preti che vanno in bici, cappelli a intermittenze luminose per vescovi e papi.
Perché ormai Fellini era Fellini e si poteva permettere di girare qualsiasi cosa finendo con incassare soldi e critiche positive. Ma c'è stato un tempo in cui Fellini non era Fellini, ed è il tempo dei film migliori: dopo un fiasco totale con l'esordio da co-regista di Luci Del Varietà e prima del fiasco veneziano de Il Bidone, Fellini approdò al cinema dirigendo Alberto Sordi in due film, Lo Sceicco Bianco che raccontava le fanciulle irrazionalmente innamorate degli attori dei fotoromanzi e I Vitelloni che cinque anni dopo la sua uscita l'avrebbe fatto candidare all'Oscar per la sceneggiatura, quarta nomination dopo Roma, Città Aperta e Paisà e La Strada. Ecco, La Strada: prima prova vera di alta regia, dimostrazione d'attrice massima di Giulietta Masina e primo film a vincere l'Academy Award come miglior film straniero. La Masina, coetanea del regista, divenne subito sua moglie e sua attrice feticcio, sebbene tutti coloro che conoscevano "il maestro" sapessero che i suoi gusti in fatto di donne erano completamente diversi: «a Federi', questa è uno scriccioletto, graziosa, per carità, ma tanto secca, tanto piccina...» gli dicevano Manara (autore del disegno d'apertura) e Mollica. Ma Giulietta era così amorevole e così devota, insieme cercarono di avere un figlio e lo ebbero e subito morì; il dolore della perdita fece invecchiare lei e impazzire lui, che trovò sfogo tra i grandi seni di Sandra Milo. La storia del suo tradimento è sfacciatamente e minuziosamente raccontato in un altro assurdo e visionario film, Giulietta Degli Spiriti.
Del periodo d'oro e di poca fama è anche il secondo film che vinse l'Oscar come miglior pellicola straniera: Le Notti Di Cabiria, dove a Giulietta è dato il peso di ogni scena e dove riesce a superare se stessa: Palma d'Oro a Cannes, nomination al BAFTA inglese, Nastro d'Argento. Proprio di questo film, e dell'altro capolavoro un po' più attempato, avevo parlato in uno speciale su Federico, speciale in cui avevo già dato segno di una mia bassa simpatia verso di lui e verso il suo comportamento sul set: non dava la sceneggiatura agli attori perché la sceneggiatura non esisteva, li faceva arrivare sul set impreparati e poi, mentre girava, suggeriva loro come muoversi cosa dire dove andare chi toccare e gli attori, poverini, ce la dovevano fare. Dava avvio a mille progetti, passava dalla televisione al fumetto al cinema e poi criticava ipocritamente tutto, pretendeva che i suoi scenografi e costumisti curassero minuziosamente ogni dettaglio (e lo facevano, e quello era il punto più alto di ogni film) e le sue pellicole hanno finito con l'oscurare quelle, per esempio, di Antonioni, che pure era un pittore della telecamera. Finì in carcere, come racconta Oriana Fallaci, in America, per guida in stato di ebrezza o eccesso di velocità, non ricordo, e gridava da dietro alle sbarre: «I am Federico Fellini!, famous italian director!» e nessuno lo ascoltava tranne un poliziottino che gli chiese di intonare la musica de La Strada prima di farlo uscire.
Viene considerato il terzo miglior regista della storia dopo Orson Welles e Alfred Hitchcock (che pure sono stati snobbati dall'Academy). I suoi attori guardano spesso in camera senza parlare. I suoi film più celebri sono La Dolce Vita («mi domando perché gli italiani amino tanto un film che ho fatto in cui parlo male degli italiani») e 8 e 1/2. Adesso, voi, provate a guardare questi due film, stasera, domani, e fatemi sapere poi a che punto di entrambi vi addormentate.

eat my shit.




The Help
2011, USA, 146 minuti, colore
regia: Tate Taylor
sceneggiatura: Tate Taylor
soggetto: Kathryn Stockett
cast: Emma Stone, Octavia Spencer, Viola Davis, Bryce Dallas Howard, Allison Janney, Sissy Spacek
voto: 7.1/ 10
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Prima volta nella storia del cinema e dei miei vent'anni che dò un voto inferiore a quello che IMDb dà allo stesso film; ma non bisogna temere: il voto è inferiore di poco. Il film è un buon film, lungo (non quanto Via Col Vento) e curato soprattutto nei costumi e nei parrucchi, ma che passerà alla storia per le interpretazioni dell'intero cast, e magari anche per aver incassato nel primo fine settimana un milione e mezzo di dollari in più di quanto è costato - ed esser rimasto poi primo in classifica per le seguenti settimane, fino a raggiungere 169 milioni di dollari il 20 novembre. Certo non è una sorpresa: il film si basa sull'omonimo romanzo di Kathryn Stockett che pure fu un caso editoriale che fu stampato nel 2009 in Italia e ri-esce adesso sempre per Mondadori col titolo L'aiuto (522 pagine, € 20,00). La storia è quella: 1962, estate, Eugenia Phelan che tutti chiamano Skeeter torna a casa dall'università e cerca lavoro nei giornali locali e lo trova, come autrice della rubrica quotidiana sui segreti della nonna per prevenire lacrime tagliando le cipolle e smacchiare l'olio dal vestitino; ma Skeeter è tutto tranne che una casalinga, non ha nemmeno un marito e tantomeno un moroso al contrario di tutte le sue amiche coetanee e già madri che giocano a bridge ogni settimana, così chiede aiuto alla domestica nera di una delle case che frequenta più spesso, casa all'interno della quale alla domestica nera non è consentito fare la pipì, perché "portatrice di particolari malattie". Gli anni '60 procedono, e insieme i diritti civili, le leggi razziali, la convivenza americana bianchi-neri, le parole di Kennedy, i pargoli che queste collaboratrici crescono meglio delle madri e ai quali poi sono costrette a dire addio all'improvviso. Skeeter, che sogna di pubblicare un romanzo oltre che una striscia su carta riciclata, propone prima a una, poi a una dozzina di cameriere di rispondere ad alcune domande per mettere insieme una sorta di moderno libro-inchiesta che denunci la condizione di schiavitù che le poverine devono patire. Il libro esce, col titolo "The Help" appunto, e il film non finisce.
Una fiaba non proprio moderna fatta di tessuti floreali e boccoli, di buoni e cattivi, di vendette e sorrisi e delusioni, qualche buona battuta, molte scene di pancia in cui si sfiorano le lacrime, una voce fuori campo che con qualche sforzo in più si sarebbe potuta evitare, tanta rabbia, e tante donne altezzose e tutte uguali che prendono in braccio i propri figli una volta al giorno. Una vera e propria fiaba. In cui le attrici, nessuna più protagonista delle altre, fanno letteralmente a gara a chi splenda meglio: Emma Stone sempre brava si ritrova un ruolo che non le consente poi grandi peripezie, Bryce Dallas Howard finalmente si diverte un po' con se stessa, Jessica Chastain ah!, dopo le depressioni accanto a Brad Pitt la vediamo bellissima e biondissima e stupidissima che parla col naso e ci fa scompisciare e ricredere sui dubbi che nutrivamo, Viola Davis dopo la nomination con Meryl Streep (con cui adesso compete nella categoria delle attrici protagoniste) si può permettere anche di interpretare una pietra e la vera sorpresa è Octavia Spencer: enorme, femminile, ironica, piangente, rude, arrabbiata, un personaggio perfetto e una recitazione da Oscar (e da Golden Globe che ha appena vinto).

giovedì 19 gennaio 2012

le trentanove canzoni - dalla 1 alla 10.





Tutti ne parlano e nessuno lo sa: fresca fresca di Golden Globe (il secondo di questa sua variopinta carriera, e sesta nomination) per la canzone originale "Masterpiece" del film di cui è anche regista W.E., passato a Venezia tra i fischi e le risate dei giornalisti, Madonna è stata completamente ignorata dall'Academy che, insieme ai nove film stranieri che passano il turno di cui abbiamo parlato, ha pubblicato anche la lista delle trentanove canzoni che possono nutrire delle speranze nella nomination in questa categoria la settimana prossima. Questa lista, ve la propongo divisa in tre parti con i link, canzone per canzone, all'audio originale della traccia.
In questo primo gruppo, ci sono nomi vecchi (Alan Menken, autore di capolavori Disney e vincitore di otto Oscar, la persona vivente con più Oscar in casa al momento, autore della canzone di Capitan America) e nuovi (Glenn Close, attrice androgina in Albert Nobbs e paroliera all'occorrenza per lo stesso film). Proprio Glenn Close può star tranquilla: la sua "Lay Your Head Down" già candidata al Golden Globe e vincitrice del Satellite è la canzone con più farina nel sacco e che potrebbe più facilmente scampare la nomination. Mentre era del tutto sconosciuta "The World I Knew" dal documentario Disney African Cats, quasi quanto era sconosciuto il film anglo-bollywoodiano DAM999 (con tre assurde probabili canzoni in lizza), storia di amori e di difficoltà di una marina militare mista che canticchia sulla falsa riga di The Millionaire ma senza raggiungere quella dignità nei testi e nella musica. Perché all'Academy piace ripescare titoli passati inosservati in questa categoria, soprattutto se stranieri (basta pensare a "Falling Slowly" dal film Once, o alle nominations di film francesi come Paris 36 o Les Choristes); fanno capolino infatti in questo senso la canzone della vincitrice del Grammy Melissa Manchester dal film Rainbird che non ha visto nessuno con una meravigliosa Juno Temple, l'introvabile "Keep On Walking" da un introvabile film intitolato The First Grader, la canzone candidata al Grammy dallo sfortunato remake di Footloose che insieme alla Close potrebbe farcela.
Io, però, confido in almeno due delle tre canzoni dai Muppets, che meritano assolutamente la vittoria, e li vedremo tra qualche giorno al cinema e su questo blog.
Le prime dieci canzoni in lizza per la nomination all'Oscar sono:

• "The World I Knew" dal film African Cats, interpretata da Jordin Sparks;
"Lay Your Head Down" dal film Albert Nobbs, interpretata da Sinead O'Connor;
"Star Spangled Man" dal film Capitan America: Il Primo Vendicatore, interpretata dagli Star Spangled Singers;
"Collision Of Worlds" dal film Cars 2, interpretata da Brad Paisley e Robbie Williams;
"Dakkanaga Dugu Dugu" dal film DAM999, interpretata da Shakthisree, Suchith, Ousephachan, Gopi Sunder & Franco;
"DAM999 Theme Song" dal film DAM999, interpretata da Suchith, Suvi & Ousephachan;
"Mujhe Chod Ke" dal film DAM999, interpretata da Hariharan & Shreya Ghoshal;
"Rainbird" dal film Dirty Girl, interpretata da Melissa Manchester;
• "Keep On Walking" dal film The First Grader;
"Where The River Goes" dal film Footloose, interpretata da Zac Brown.

mercoledì 18 gennaio 2012

il film straniero / 2.





E SONO USCITI.
I nove film che adesso possono aspirare alla nomination all'Oscar per la migliore pellicola in lingua non inglese sono stati appena annunciati e sono:

Bullhead (Belgio), di Michael R. Roskam
Monsieur Lazhar (Canada), di Philippe Falardeau
Superclásico (Danimarca), di Ola Christian Madsen
Pina (Germania), di Wim Wenders
Una Separazione (Iran), di Asghar Farhadi
Footnote (Israele), di Joseph Cedar
Omar Killed Me (Marocco), di Roschdy Zem
In Darkness (Polonia), di Agnieszka Holland
Warriors Of The Rainbow (Taiwan), di Wei Te-sheng

Allora.
Diciamo che sono felicemente soddisfatto del mio desiderio di avere Bullhead in questa lista e adesso mi auguro che arrivi anche nella cinquina finale (saranno annunciati martedì 24 i candidati a tutte le categorie degli 84esimi Oscar), anche perché a vedere con chi compete non trovo grande difficoltà: mi auguro che Pina esca da questo giro e si candidi solo come documentario, come spero sparisca assolutamente il patetico film taiwanese tutto oro e fiori di pesco Warriors Of The Rainbow, sorpresa assoluta e poco gradita di questo annuncio; sorpresa gradita è invece Superclásico, commedia danese molto più divertente di Happy Happy ma meno matta. Non avevamo dubbi per Una Separazione e Monsieur Lazhar e Footnote e, ahimè, anche per il polacco In Darkness, ennesima storia di chi tenta di salvare dall'olocausto dodici vittime. Altro titolo inaspettato è Omar Killed Me dal Marocco con furore recitato in francese, che non credo passerà la prossima selezione dato il bassissimo spessore e la inesistente distribuzione e partecipazione a festival e premi.
Sono tristemente addolorato di tre assenze, non tanto perché ci tenevo a vedere candidati, finalmente, i registi di questi film, ma perché ancora una volta l'Academy perde la mia fiducia in questa categoria (abbiamo toccato il fondo con Il Segreto Dei Suoi Occhi): sono Le Havre di Kaürismaki, E Ora Dove Andiamo? della Labaki, The Turin Horse di Tarr. E speravo che la sorpresa l'avrei avuta vedendo il film dell'Albania (Amnesty), o della Bosnia (Belvedere), e, diciamocelo, dell'Italia che in questo modo aggiunge un anno ai tredici già trascorsi dall'Oscar a La Vita È Bella.

il film straniero / 1.





In attesa che venga data questa benedetta shortlist, la riduzione a 9 da 61 (due film sono stati squalificati) pellicole di partenza inviate da tutti gli stati (anche quelli anglofoni come l'Irlanda o la Gran Bretagna) che quindi proseguono la loro marcia verso la nomination all'Oscar e, ovviamente, poi, alla statuetta, posto una specie di classifica, di previsione, di ciò che si mormora in giro e ciò che i festival al momento stanno premiando maggiormente.
Certo, Una Separazione è il film dell'anno, un Golden Globe appena vinto e altri quaranta premi internazionali e quasi altrettante nominations in attesa di ricevere risposta, non ci sono state cerimonie o festival che non l'hanno consacrato il miglior film straniero, a Berlino ha vinto più premi di quanti poteva vincerne, e spesso a questa categoria si è sommata la sceneggiatura originale; sono quasi certo che anche gli Oscar, che in fatto di sceneggiature ogni tanto ci capiscono, daranno ad Asghard Farhadi la nomination per lo script. Quindi, per  Una Separazione, è certa sia la candidatura che, al momento, la statuetta. Ma insieme a lui? Quali potrebbero essere gli altri otto film della shortlist, e poi i quattro della cinquina? Stando ai premi assegnati finora, si fa solo una gran confusione: i Globes avevano tra i nominati La Pelle Che Abito di Almodóvar che la Spagna non ha scelto come inviato ufficiale degli Oscar a discapito di Pa' Negre di cui non parla nessuno; poi Il Ragazzo Con La Bicicletta dei Dardenne, altro film non scelto in patria, questa volta il Belgio, che ha inviato l'incantevole Bullhead, e In The Land Of Blood And Honey della Jolie che gli USA non hanno considerato come film da proporre. Resta solo il cinese Flowers Of War con Christian Bale. I BAFTA, pure loro, hanno candidato Almodóvar, Potiche che appartiene all'anno scorso, e poi Pina, il documentario tedesco e poliglotta sulla vita di Pina Bausch. Mormorii vorrebbero che quest'ultimo ottenesse la doppia nomination, al film straniero e al documentario, ma mi sembra un'ideale molto anni '90 (capitò a La Vita E Bella: film straniero e film).
Quella che segue, quindi, è la lista di dieci (e non nove) film tra quelli inviati da ogni stato, che potrebbero finire nella shortlist (che sarà ufficializzata oggi?) in cui inserisco, con grosse speranze, il film libanese di Nadine Labaki, che uscirà venerdì in Italia e di cui parleremo domani (i film nelle foto sono in neretto).

• Una Separazione (Iran)
• Le Havre (Finlandia)
• Monsieur Lazhar (Canada)
• In Darkness (Polonia)
• E Ora Dove Andiamo? (Libano)
• Miss Bala (Messico)
• Footnote (Israele)
• Once Upon A Time In Anatolia (Turchia)
• La Guerre Est Déclarée (Francia)
• Flowers Of War (Cina)

BAFTA - nominations.





Quello di ieri avrebbe dovuto essere un giorno grasso di novità, per le nominations ai BAFTA di quest'anno (per esteso: British Academy Film And Television Awards) che premiano il cinema inglese e parte di quello americano (sempre con delle riserve, a volte lodevoli: Sandra Bullock neanche si candidò facendo vincere la migliore attrice, due anni fa, alla meritevole Carey Mulligan) e hanno un occhio di riguardo anche per il cinema europeo e indipendente o emergente, e per la shortlist che di solito viene annunciata ogni anno negli ultimi tempi a gennaio dei nove film stranieri che passano la seconda scrematura e accedono alla possibile candidatura all'Oscar (che sarà data, insieme alle altre, la settimana prossima). Invece, è stato solo il giorno dei BAFTA e di qualche statistica, di cui poi parleremo, sui cambiamenti all'interno delle tabelle di probabilità dei critici. Perché tutte queste candidature per Tinker Taylor Soldier Spy mica ce le aspettavamo: sono ben 11, giusto una in meno del più originale e aspettato The Artist che comunque detiene il record. Altro film inglese ricco di probabilità è My Week With Marilyn che vede ben tre attori candidati, oltre al miglior film inglese (insieme al film dell'anno, Shame, e il documentario Senna). Hugo di Scorsese ottiene tutte le nomine tecniche e artistiche e si fa valere, dopo mesi di dimenticanza, Drive, con Carey Mulligan come attrice di punta (che è stata più brava in Shame) e senza Ryan Goslin, a sorpresa, come a sorpresa compare Seymour Hoffman per Le Idi Di Marzo. Tra i film stranieri, che poi è l'argomento di cui dovremmo più parlare, ritroviamo Pedro, Wenders, Farhadi fresco di Golden Globe e due film dell'anno scorso: il candidato all'Oscar Incendies e Potiche di Ozon.
Due hurrà per Arthur Christmas, a mio avviso il miglior cartone degli ultimi tempi, che essendo inglese potrebbe battere Rango.
Non pubblicherò, come al solito, tutti i candidati di tutte le categorie, che sono veramente troppe, ma rimando al sito ufficiale che è così ben fatto per eliminare ogni dubbio.

Miglior Film:
The Artist | The Descendants | Drive | The Help | Tinker Taylor Soldier Spy


Miglior Film Inglese:
My Week With Marilyn | Senna | Shame | Tinker Taylor Soldier Spy | We Need To Talk About Kevin


Miglior Regia:
Michel Hazanavicius per The Artis
Nicolas Winding Refn per Drive
Martin Scorsese per Hugo
Tomas Alfredson per Tinker Tailor Soldier Spy
Lynne Ramsay per We Need To Talk About Kevin


Miglior Film Straniero:
Incendies (Canada) | Pina (Germania) | Potiche (Francia) | Una Separazione (Iran) | La Pelle Che Abito (Spagna)


Miglior Film D'animazione:
Le Avventure Di Tintin: Il Segreto Dell'unicornoArthur ChristmasRango


Miglior Attore Protagonista:
Brad Pitt per Moneyball
Gary Oldman per Tinker Taylor Soldier Spy
George Clooney per The Descendants
Jean Dujardin per The Artist
Michael Fassbender per Shame

Miglior Attrice Protagonista:
Bérénice Bejo per The Artist
Meryl Streep per The Iron Lady
Michelle Williams per My Week With Marilyn
Tilda Swinton per We Need To Talk About Kevin
Viola Davis per The Help

Miglior Attrice Non Protagonista:
Christopher Plummer per Beginners
Jim Broadbent per The Iron Lady
Jonah Hill per Moneyball
Kenneth Branagh per My Week With Marilyn
Philip Seymour Hoffman per Le Idi Di Marzo

Miglior Attrice Non Protagonista:
Carey Mulligan per Drive
Jessica Chastain per The Help
Judy Dench per My Week With Marilyn
Melissa McCarthy per Le Amiche Della Sposa
Octavia Spencer per The Help

lunedì 16 gennaio 2012

Golden Globes - vincitori.





Se non ci aspettassimo delle sorprese, sarebbe inutile guardarli in diretta. E infatti una sorpresa o due i Golden Globes ce l'hanno fatta. La prima, la più grande e criticabile: la canzone originale. Madonna ritira un premio inaspettato per la sua "Masterpiece", orrenda ballata insipida per il suo orrendo e insipido W.E. battendo la più probabile (ma non così meritevole) "The Living Proof" by Mary J. Blige per il film bianco-nero The Help (a mio avviso, la canzone migliore dell'anno, è "Life's A Happy Song" dei Muppets). Il lato divertente della cosa è che neanche un'ora prima, intervistato sul tappeto rosso da una troupe rivale di E!, sir Elthon John, candidato pure lui per l'altra orrenda "Hello Hello" da Gnomeo & Juliet, aveva rivelato alle telecamere: «non credo che vinceremo, vincerà Mary J. Blige, e Madonna non ha speranze». L'intervistatore fa notare che sono parole pesanti e l'intervistato fa notare che si prende le sue responsabilità. Poi Madonna vince nella sorpresa generale, di lei innanzitutto, e appena fuori, in sala stampa, dice ai microfoni «Elthon John è un bravissimo cantautore, vincerà qualcos'altro prima o poi».
Oltre a questi gossip, i premi sono stati tutti abbastanza prevedibili: The Artist incassa il miglior film musical (con un discorso da tirare le lacrime), l'attore protagonista in un musical, l'incredibile colonna sonora, e perde il globo per la migliore regia che va al secondo più probabile vincitore, Martin Scorsese, giunto alla sua decima nomination che solo altre due volte era salito sul palco a ringraziare, per Gangs Of New York e The Departed. Al microfono ha rivelato di aver voluto girare un fantasy per famiglie (Hugo) perché sua figlia gli ha chiesto di fare un film che le sarebbe potuto piacere, per una volta. L'altro dubbio della serata era sull'attrice drammatica: Viola Davis o Meryl Streep?, e ha vinto quest'ultima, di nuovo, ventiseiesima nomination e ottava vittoria, ormai così abituata a camminare verso i tre gradini e parlare al pubblico che ieri ha pure dimenticato gli occhiali, non vedeva praticamente niente, cercava di prendere tempo mentre questi benedetti occhiali facevano il giro dei tavoli per arrivare a lei ma niente, non sono arrivati, allora lei ha cominciato a complimentarsi con Michelle Williams, altra vittoria per la performance dell'anno in My Week With Marilyn («ringrazio la Foreign Press Association per mettermi nelle mani un premio che Marilyn ha vinto più di cinquant'anni fa»), e con Mia Wasikowska presa in considerazione da nessuno per Jane Eyre, e Tilda Swinton, e Viola Davis, «sei la mia ragazza» le ha detto, e poi ha ringraziato Dio e l'agente come il presentatore della serata Ricky Gervais aveva suggerito. Presentatore che è stato dissacrante e perfido come nessuno mai era stato, divertentissimo, geniale, a suo agio, il discorso d'apertura è stato il punto più alto della serata insieme al bilingue ringraziamento tenuto dai produttori di Modern Family (finalmente miglior serie comedy dopo sette nominations) Jeffrey Morton e Sofía Vergara in occasione dell'annuncio dato dai latini Antonio Banderas e Salma Hayek (di cui al momento esiste solo questo video).
Tutto come previsto sul fronte drammatico: miglior film è The Descendants di Alexander Payne che perde alla sceneggiatura contro Woody Allen che, come di consueto, non era presente alla cerimonia (Aaron Sorkin autore dello script di Moneyball si è detto «onorato di perdere contro Allen»), e sempre da The Descendants il miglior attore è George Clooney, premiato quasi per ultimo, che ringrazia Brad Pitt per l'impegno umanitario e Michael Fassbender per avergli tolto il peso del nudo integrale frontale, «ma col tuo pene, ci giochi a golf?» gli ha chiesto. The Descendants perde anche l'attrice non protagonista, che grazie a Dio è Octavia Spencer per The Help, commossa e fiera del film fatto, elegante come l'altro attore non protagonista, Christopher Plummer per Beginners, primo premiato e apice di aplomb. Angelina Jolie e Pedro Almodóvar per la prima volta nella stessa categoria perdono il premio al miglior film straniero contro Una Separazione dell'iraniano Asghar Farhadi, che in mezzo ai francesi e agli spagnoli si sente a suo agio in un inglese non perfetto.
Per la lista completa dei vincitori rimando al sito ufficiale dell'HFPA dove a momenti verranno caricati tutti i video di tutti i discorsi di ringraziamento, mentre come immagine di apertura di questo post trovate il riassunto dei premi dati durante la serata.

sabato 14 gennaio 2012

il sesso e il sonoro.





Shame
2011, UK, 101 minuti, colore
regia: Steve McQueen
sceneggiatura: Abi Morgan & Steve McQueen
cast: Michael Fassbender, Carey Mulligan
voto: 8/ 10
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A Venezia non si parlava d'altro. Persino nei tre stand di venditori autorizzati di dvd vecchi e nuovi, veneziani e non, una gentile addetta mi chiese: hai visto Shame? Sui vaporetti di ritorno dal Lido Casinò ogni cinefilo con pass al collo commentava: Fassbender in Shame. La sera della chiusura, sul tappeto rosso, la povera addetta all'accoglienza degli ospiti giungenti in Lancia dall'albergo di fronte doveva avvisare pubblico e fotografi su chi stesse arrivando e chi fosse chi, per calibrare gli applausi. Io aspettavo McQueen che, mi ero detto, vincerà il Leone d'Oro? Si parla tanto del Faust ma anche di Shame. Tutti aspettavano Fassbender. Che non è mai arrivato. Poi la cerimonia di premiazione è cominciata e Fassbender ha vinto la Coppa Volpi al miglior attore. Si è alzato ed è andato a ritirare il premio. Da dove sarà entrato nella Sala Grande?, ci chiedevamo fuori. Ma non abbiamo fatto in tempo a risponderci che Fassbender è uscito e ha fatto autografi a tutti e foto con tutti.
Tutti, che sapevano perfettamente che forma avesse il suo pene.
Perché il film comincia così, Michael Fassbender (che festeggia un anno d'oro: Jane Eyre, X-Men, A Dangerous Method, Haywire) steso a letto, si alza, allarga le tende, va a fare la doccia e la telecamera è messa in cucina proprio a quell'altezza - un davanti e un dietro notevoli, devo dire. Poi è in metro, fissa una ragazza che fa la sgualdrina tra labbra morse e gambe accavallate e poi si alza e scende. Lui, che viene da una mattina di sesso, la segue, la perde, va a lavoro. Fa un lavoro d'ufficio, uno di quelli in cui si sta vestiti bene e si ha un computer sulla scrivania. Il suo, di computer, gliel'hanno tolto. Pieno di virus. Non tardiamo a capire che c'ha scaricato dentro una valanga di porno di tutti i tipi. In pausa si fa una sega in bagno dopo aver pulito bene il cesso. La sera torna a casa e chiama qualcuna che gli si spogli davanti sotto pagamento. Le sue giornate scorrono così, ritmate dal telefono che squilla perché sua sorella lo chiama. Continuamente. E lui non risponde. «Brandon ho un tumore, un terribile tumore, mi resta una settimana, è alla vulva». E non risponde. Così lei gli piomba in casa senza avvisare. Lui la sorprende in doccia. Qualche scena dopo lei lo sorprende che si masturba. Hanno questo rapporto di pudicizia zero e zero vergogna, appunto. Al punto che lei, dopo aver cantato "New York, New York" che ci ha straziato dalla bellezza, limona col capo di Brandon in taxi e poi ci fa sesso nella stanza, sempre di Brandon. Lui non riesce a continuare così, con la sua vita, con sua sorella in casa, che non lo lascia libero delle sue abitudini. Lei non riesce a continuare così, con un fratello sempre arrabbiato, che se lei non gli piombasse in casa non si farebbe sentire.
Già il fatto che questo film abbia una così lunga trama, anzi abbia proprio una trama, lo rende molto diverso da Hunger, film precedente del video-artista McQueen inspiegabilmente passato a Cannes e Venezia tre anni fa. Quel film era fatto di pianosequenza lunghissimi, mutismo, peripezie della macchina da presa. Qua il regista si accontenta di qualche carrellata più tirata delle altre (che di solito è sempre fuori, tra le vie di una scintillante New York, cliccate qui per avere un esempio). Quel film aveva Fassbender che faceva lo sciopero della fame e gli nascevano macchie sulle scapole. Questo vede un Fassbender più in forma che mai. In quel film i poliziotti picchiavano i carcerati coi manganelli. In questo essenzialmente si tromba. Ad un certo punto, pure troppo.
Qualche scena meno utile delle altre, un paio di cose sorprendenti alla fine degne di nota, un montaggio sonoro degno di inchino (ma veramente), e intanto la coppia McQueen - Fassbender torna a lavoro su un film dal momentaneo titolo Twelve Years A Slave con anche Brad Pitt.
Oh, su Carey Mulligan, non credo ci sia bisogno di dire niente. Si deve solo ringraziare Dio che ce l'ha donata.

KA-BOOM!





Kaboom
2010, USA, 86 minuti, colore
regia: Gregg Araki
sceneggiatura: Gregg Araki
cast: Thomas Dekker, Hailey Bennett, Juno Temple
voto: 5.9/ 10
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Premettiamo due cose:
1. questo film è una cagata pazzesca;
2. questo film non lo vedrete mai al cinema, nonostante arrivi adesso in Italia; da dicembre è infatti distribuito on-demand e potrete vederlo comodamente a casa vostra, sul vostro computer, andando sul sito della Own Air, la prima piattaforma current-in-download, dove Kaboom (titolo originale rigorosamente senza trattino) si può noleggiare per € 5,50 (stesso prezzo e mezzo di Enter The Void). Certo, non so se dopo questa recensione lo farete, ma se lo volete fare non vi prenderà in giro nessuno, d'altro canto è un film che non si prende molto sul serio, che ha vinto la Palma Queer a Cannes l'anno scorso, che mischia lo sci-fi e il teen movie: sesso occasionale, brufoli (ma non troppi), studenti americani al college, fantasie erotiche sul compagno di stanza che come il personaggio dei fumetti si chiama Thor e ha i capelli biondi pisciati, fantasie erotiche sul suo migliore amico, vomito alcolico ad una festa. All'inizio pare di vedere la brutta copia di Le Regole Dell'attrazione, "brutta" perché ci sono dei cambi di scena da video amatoriale per i cinquant'anni di matrimonio dei genitori o robe del genere (dissolvenze a rombini, quadretti che cadono, scomposizione dell'immagine... avete presente, no?), ma una volta abituatici a questa cosa (alla bruttezza degli effetti e al tema trito e ritrito), ecco che succede il miracolo: la morosa della migliore amica di Thomas Dekker (attore regista e cantante di notevole beltà con un orrendo sito ufficiale e con cappello di lana in testa ne La Custode Di Mia Sorella perché malato terminale) si rivela una specie di strega che pratica riti voodoo e fa tuonare il cielo e lo schermo - e loro ci credono; Thomas Dekker, che si chiama Smith, a una festa mangia una tartina contenente chissà cosa e in bagno sfarfalla mentre si pulisce le scarpe dal rigurgito di una e un'altra gli fa la pipì davanti e poi gli chiede di scopare. Lui è gay, ma dice sì, ed è il sesso della vita. Diventano scopamici, e così lui adesso ha due amiche, un coinquilino imbecille che cerca di succhiarsi il cazzo da solo facendo appositi esercizi tutti i giorni (insieme alla barba e alle prove in mutande davanti allo specchio), e poi ha anche un sogno ricorrente e inspiegabile: lui, nudo, in un corridoio bianco, da una parte la madre l'amica e il coinquilino, dall'altra due presenze femminili che non conosce, alla fine del percorso una porta che conduce a un cassonetto. Cosa significherà?, si scopre poco dopo: incontra per caso le due ragazze sognate, una viene trovata morta in un cestino della spazzatura, alcuni uomini con delle maschere a forma di animali lo inseguono continuamente, si ritrova in tasca una penna USB che contiene un video inquietane. L'horror diventa fantasia pura quando in mezzo a tutto questo compare il padre morto ma non troppo del protagonista e una setta chiusa di adepti matti. Il "Ka-Boom" del titolo è il caos della scena finale.
In tutto questo calderone di porcherie si salvano un po' di interpretazioni non male e qualche battuta che fa davvero ridere. Su tutti, Juno Temple brilla di luce propria e di esperienza nella sua naturalezza sia vestita che nuda che avevamo già trovato in Killer Joe (magnifico film che non s'è cagato nessuno) dove era la migliore del gruppo. Anche Hailey Bennett non è male. Dekker un po' troppo stereotipato.
La domanda è: ma lo sapevano, gli attori, che le scene che giravano sarebbero state modificate in quel modo osceno? Comunque, almeno, si saran divertiti a spogliarsi uno per volta.